La cittadina storicamente è giovane, ha pochi beni monumentali, ma le opere lasciate dagli avi non sono visitabili. E’ paradosso che non favorisce il turismo, nonostante gli interventi finanziari di enti pubblici. E’ il caso della necropoli di contrada Anguilla e del castello Poggio Diana, posti sul territorio a qualche chilometro da centro urbano. Ambedue non sono raggiungibili e usufruibili perché la prima è chiusa e il secondo al momento è senza via di accesso percorribile. Per fortuna, qualche turista o visitatore può godersi il mare di Seccagrande, Borgo Bonsignore e Piana Grande.

La necropoli, 45 tombe preistoriche di 3.300 anni fa, scavate nella marna, da oltre 10 anni è chiusa. Nè la Soprintendenza ai BB. CC. e né il Parco Archeologico e Paesaggistico Valle dei Templi sono riusciti a renderla funzionale con la pulizia dalle erbacce, con la dotazione di un bagno per i visitatori e del servizio dei custodi. All’inizio dell’anno si era aperto uno spiraglio per la riapertura, ma siamo a metà estate e il cancello è ancora chiuso da una grossa catena. Si spera di trovare ancora integre le tombe, senza alcuna manutenzione.
Non va meglio il castello Poggio Diana, la cui torre integra fa parte dello stemma cittadino. Sono stati spesi tanti soldi per metterlo in sicurezza. L’ultimo finanziamento del Gal Sicani ha consentito una migliore fruibilità viaria e riparazioni alla struttura, oltre che la dotazione di un impianto di illuminazione. La sola strada comunale praticabile qualche anno fa è frenata, il Comune ha chiuso l’arteria a fronte di un progetto della Protezione Civile di oltre 4 milioni di euro non ancora finanziato ed oggi sono in atto i lavori per la sostituzione di una conduttura della rete idrica irrigua da parte del Consorzio di bonifica AG 3.





