La grande struttura edilizia dell’ex orfanotrofio, posta in via Giacomo Cusmano, tra lo stadio comunale e il vecchio ospedale “Parlapiano”, è un bene da salvaguardare per la comunità riberese ed evitare una possibile speculazione edilizia, data la sua chiusura da un decennio, anche se sono aperti ai fedeli l’annessa chiesa di San Giuseppe e alcuni locali in dotazione ad associazioni di volontariato. E’ questo l’appello che è stato rivolto, con un apposito convegno, dai componenti della comunità di San Giuseppe affinché l’immobile mantenga le finalità caritatevoli e sociali originarie per le quali era stato costruito ed inaugurato nel 1957 con le donazioni di 57 milioni di lire, rimesse da migliaia di emigrati riberesi dagli Usa per farne allora un orfanotrofio.

E’ stato riaffermato, come già da 10 anni, il principio che l’opera, data la scomparsa dell’orfanotrofio, debba rimanere a disposizione dei riberesi, dell’utilità collettiva come dall’atto di donazione perpetua per finalità sociali e non deve diventare, con un possibile cambio di destinazione l’uso, una speculazione edilizia privata che contrasta violentemente con gli scopi originari. Tra gli interventi registrati, quelli dell’avv. Francesco Milcalizzi, delle prof.sse Lucia Borsellino, Nanette Sortino, del sindaco Matteo Ruvolo, dei candidati sindaci Carmelo Pace, Maria Rosaria Borsellino ed Eunice Palminteri, dell’ing. Ignazio Mascarella, il più eclatante è stato quello del prete don Antonio Nuara che, soffermandosi su alcune norme del diritto canonico, amministrativo e civile, ha denunciato che il bene “non può diventare una forma di “putìa” e di commercio” che non rispecchia le precise volontà dei donatori originari”.

Il comitato rimane attivo per fronteggiare la situazione politica, amministrativa e religiosa affinché la struttura non cada a pezzi e venga messa a disposizione di istituzioni pubbliche e, se è il caso, anche private, nell’ottica delle finalità evangeliche e caritatevoli.






