Il primo a parlarmi della signora Sara Spataro è stato il giornalista Enzo Minio che mi ha fatto conoscere le curiosità e le storie legate alla città delle arance. La signora Sara Spataro da circa un ventennio ospita giovani studenti provenienti da tutto il mondo. La chiamano affettuosamente “Mamma Sicilia”. In un manifesto di AFS Intercultura, l’organizzazione mondiale di volontariato che promuove un progetto educativo di studio e cultura da un continente all’altro, la signora Sara è raffigurata in un planisfero con le foto dei suoi “figli”, con la sua immagine posta sull’Italia e con la scritta “Una mamma internazionale”.

Ha 64 anni, è nata a Ribera, imprenditrice, ha sulle spalle una lunga esperienza di ospitalità e di accoglienza. Non è improprio chiamarla mamma del mondo, poichè tra le tante decine di ragazzi che ha ospitato, e che continua ancora a ricevere nella sua bella casa riberese e in quella delle vacanze nella località di Borgo Bonsignore, sono in molti a ritornare, dopo l’esperienza didattica, perfino accompagnati dai genitori. Vengono da ogni parte del mondo dalla Serbia all’Argentina, da Hong Kong all’Honduras, dal Giappone al Messico. Ma andiamo a conoscere la signora Sara Spataro più da vicino…
-Quando nasce il suo impegno per l’Intercultura?
Il mio impegno per Intercultura, per l’area zonale di Sciacca diretta da Adelaide Dominique, è iniziato nel 2007 quando mio figlio Giuseppe, 34 anni, ha voluto fare l’esperienza di Intercultura, negli Usa, in Montana, e quando la mia giovane figlia Alessandra, 23 anni, ha sperimentato un anno di studio a Houston, nel Texas.
-E’ vero che i suoi figli dopo la sua ospitalità sono aumentati?
Sì. Sono diventati una ventina di studenti del mondo che negli anni sono arrivati a Ribera per studiare i vari indirizzi didattici presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Francesco Crispi”, diretto con grande competenza dalla prof.ssa Maria Rosaria Provenzano, e che continuano a chiamarmi mamma, quando ci sentiamo periodicamente al telefono e sui social.

-Che tipo di accoglienza ha riservato ai suoi ospiti?
Loro non sono miei ospiti, sono i miei figli. Vivono la quotidianità insieme alla mia famiglia e se ne sentono parte. Intercultura prevede il cambio famiglia, sempre seguito dai volontari, qualora ci fossero problemi di incompatibilità o problemi familiari. Nel 2019/20 stavo ospitando Andrès dall’Honduras. A gennaio abbiamo scoperto che mio marito aveva un tumore al cervello, ho chiamato Andrès, guardandolo negli occhi e gli ho detto che avremmo attraversato un bruttissimo periodo e che Intercultura si sarebbe potuta attivare per trovare una nuova famiglia, pur restando in contatto con noi. La risposta di Andrès è stata “ Mamma, è questa la mia famiglia”,, ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. Mio marito è venuto a mancare ad ottobre.
-Da dove arrivano i suoi studenti?
Arrivano dalla Serbia all’Argentina, da Hong Kong all’Honduras, dal Giappone e anche dal Messico e da altre parti del mondo.
-La sua storia parte da molto lontano…
La famiglia Spataro – Di Stefano (il papà Angelo stretto collaboratore della moglie è venuto meno prematuramente nel 2020), ha ospitato in questi anni non solo gli studenti che hanno frequentato per un intero anno scolastico le lezioni, ma è stata artefice della settimana di scambio quando una ventina di altri giovani in Italia, con i progetti di Intercultura, hanno voluto visitare la Sicilia, la provincia di Agrigento e Ribera, con varie escursioni. Sono arrivati da altre regioni italiane dove hanno studiato e soggiornato.

-Cosa rappresentano per lei i giovani?
“Ho un grande amore per i giovani, sono subito diventata volontaria di Intercultura – mi racconta la signora Sara mentre mostra le foto incorniciate alla parete della sua casa e nei tanti files del computer – sono stati momenti e periodi di integrazione, cultura, scambi, lingua, tradizioni, cucina, turismo, variegati valori sociali, condivisi con le famiglie di origine con le quali abbiamo tenuto i contatti. Nonostante avessi studiato a scuola l’inglese, ho dovuto aggiornarmi per colloquiare con i ragazzi. Parlo più l’inglese che l’italiano. Ho arricchito il mio bagaglio con l’affetto dei miei nuovi “figli”. Sono stati delicati quando, dopo la scomparsa di Angelo, una ragazza messicana ha raccolto in un video le testimonianze di affetto verso mio marito che chiamavano papà. Negli anni, tanti giovani sono tornati, anche con le famiglie, d’estate o per le tradizionali feste di Pasqua, San Giuseppe e Natale”.

-Mi può fare un elenco dei suoi studenti?
Questo il lungo elenco dei studenti arrivati di anno in anno: Yu Muto, Giappone 2007-2008, tornata ben 5 volte, da poco con il marito; Cecilie Dammgard-Nielsen, Danimarca, 2010-2011, l’anno a Ribera; Ko Yu Pan (Hugo), Hong Kong 2015-2016, ritornato nel 2018; Sofia Fernandez, Messico, 2016-2017, tornata nel 2019 e nel 2023; Wu Zhiao (Klaus) …, 2017-2018; Enyer Gray Severino, Repubblica Domenicana, 2018-2019; Andres Milla Cardoza Honduras, 2019-2020; Felipes Alvarez Aro, Argentina, 2022, a gorni a Ribera, Vojin Ostoic, Serbia, 2022-2023, tornato a Pasqua; Tommasz Jaworski, Polonia, 2023-2024, è già a Ribera; Doruk Basmaci, Turchia, 2024-2025; Onpraset Kritasil (Kowpan), Thailandia, 2024-2025; Ali Kemal Park, TUrchia, 2025. Nel cuore di questa grande e coraggiosa mamma siciliana, conosciuta in tutto il mondo, che ha aperto casa e cuore, non poteva mancare un grande gesto di inclusione: l’adozione di Daye Coulibaly, minore non accompagnato, arrivato in Italia a 11 anni, oggi ventenne, il quale dall’età di 15 anni vive con la famiglia Di Stefano-Spataro.
-Questa accoglienza continua ancora?
Certamente. Non mi voglio fermare, attraverso l’ospitalità di questi ragazzi sono cresciuta come mamma, la mia famiglia è cresciuta in ricchezza culturale, siamo diventati più elastici, più felici, ridiamo di più. Dovrebbero esserci più famiglie ad aprire il loro mondo al mondo per rendere la routine quotidiana più viva. Uno dei mali dei nostri giovani è la noia e la routine crea noia.

-Che cosa rappresentano per lei i giovani?
I giovani sono linfa vitale della società. Il nodo fondamentale dello stare con i giovani è una buona comunicazione. Spesso è il mondo degli adulti che non sa trovare il giusto collegamento con i ragazzi. Quest’anno ho ospitato Bavya, un ragazzo indiano di 16 anni, prima di partire mi ha scritto una lettera che mi ha commosso…
-Cosa diceva quella lettera?
” Non sempre parliamo, ci basta uno sguardo e sappiamo. Parli con me come una sorella grande o un’amica, senza sentir l’età” . Bellissimo, commovente. Perché non sappiamo fare la stessa cosa con i nostri figli naturali? Se ci provassimo ci sarebbe sicuramente un mondo migliore!
– Lei è andata a trovare qualche volta qualcuno dei suoi studenti?
Al momento solo il mio figlio polacco Tomasz. La sua famiglia ha organizzato per me, fra le altre cose, un meraviglioso tour sul mio amato Papa Giovanni Paolo II. Per diversi impegni lavorativi e familiari finora non ho potuto andare a trovare gli altri, ma conto di riuscire a fare un viaggio asiatico per visitare Yu in Giappone, Klaus in Cina, Hugo ad Hong Kong, Bavya in India, Kaowpan in Thailandia; un altro in America latina per visitare Sofia in Messico, Enyer in Repubblica Dominicana, Andrès in Honduras, Felipe e Gonzalo in Argentina, Isabella in Brasile; poi Tiffany in Sud Africa e per il vecchio continente ho in programma di fare viaggi indipendenti, in Serbia c’è Vojin, in Turchia Doruk e Alì e a Giugno ritornerò in Polonia per il 18° compleanno di Tomasz. Ho perso il contatto solo con Cecilie, dalla Danimarca, non la vedo più neanche sui social. Non so cosa sia successo. La penso sempre…

-Come trascorre il suo tempo libero quando non lavora?
Faccio tanto volontariato, sono una capo scout, collaboro con la Caritas cittadina, sono anche volontaria di Intercultura e ho ruoli attivi in parrocchia, al momento collaboro nella preparazione delle coppie nei corsi di preparazione al matrimonio. Sono sempre a contatto con i giovani e cerco di mantenermi al passo con le loro esigenze. Mi piace leggere e fare giardinaggio.

– Come trascorrono invece il tempo libero i ragazzi a Ribera?
Ci sono diverse associazioni sportive, il gruppo scout, l’oratorio, le palestre, c’è una buona offerta. Di solito indirizzo i ragazzi che ospito a scegliere di fare qualche attività secondo la loro indole per evitare di cadere nel baratro della noia e dei video games.
-Cosa pensa di come sta andando il nostro mondo?
Mi voglio soffermare sui giovani, sono il nostro futuro, ma sono anche il nostro presente. Spesso l’errore degli adulti è quello di considerarli piccoli per un verso, non ponendo fiducia nelle loro capacità, svolgendo al posto loro anche le cose più semplici, come preparare la valigia se devono andare in gita o pagare un bollettino per loro per non farli andare all’ufficio postale, facendoli crescere impreparati ad affrontare i problemi. Di contro li considerano grandi quando gli permettono di rientrare a tarda notte anche se minorenni, sol perché gli altri lo fanno. Dovremmo rivedere il modo che hanno gli adulti a relazionarsi con i figli.

-Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Ospitare e viaggiare.





