Ritratti: personaggi del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Barbara Floridia

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La prima persona che mi ha parlato di Barbara Floridia è stata Anna Alba. Mi ha detto: “Conosco Barbara da tantissimi anni, allora ero la Sindaca di Favara e lei deputata, con me si è sempre dimostrata gentilissima e sensibile al tema della plastic free. Fra noi è nata una connessione empatica. Ci siamo trovate subito ad affrontare temi importanti e soprattutto uno in particolare, legato al rispetto del nostro ambiente. Ci siamo trovati ad avere la prima scuola plastic free, che lei ha voluto premiare personalmente. Me la sono ritrovata molte volte in tantissime chiamate di aiuto del comune di “Favara chiama Roma”. Per me è stata una sorella sempre disponibile con i suoi modi di fare molto eleganti. Quello che mi ha colpito di più è stato il suo sorriso, quello di una persona semplice che arriva e ti conquista sempre”…

Confesso, che dopo aver ascoltato queste parole di Anna Alba in me è nato il desiderio di conoscerla e intervistarla. L’occasione si è presentata a Palermo presso la libreria Tantestorie diretta da Giuseppe Castronovo, per la prima presentazione nazionale del libro “C’era una volta la Rai”, alla presenza di un numeroso pubblico attento e motivato. Ma andiamo a conoscere Barbara Floridia più da vicino…

-Perché ha scritto questo libro, a chi si rivolge?

Ho scritto questo libro per raccontare la storia di un organo di garanzia a tutela del servizio pubblico e della democrazia, oggi troppo spesso ostaggio della maggioranza di turno. Non è solo un libro sulla Rai o sulla televisione: è la storia di come l’informazione, la cultura e l’intrattenimento siano strumenti fondamentali per la democrazia. Mi rivolgo a chiunque abbia a cuore il servizio pubblico, a chi crede che un Paese informato sia un Paese più libero e consapevole.

-A chi sarà devoluto il ricavato del libro?

Il ricavato andrà alle popolazioni di Niscemi colpite dalla frana. Credo sia importante che la cultura generi anche solidarietà concreta, e non resti solo sulla carta.

-Chi ha interesse a far vivere il popolo nell’ignoranza?

Chi non ama la democrazia, chi teme cittadini informati e capaci di decidere da soli. L’ignoranza è sempre stata uno strumento di potere, e oggi più che mai.

-Chi ha in mano i social vince la partita dell’informazione?

Non è solo questione di informazione. Chi controlla i social oggi influenza la vita delle persone, le opinioni, le emozioni, le relazioni. Il mondo viaggia online, e chi domina questi strumenti ha un potere enorme. Per questo è cruciale saper distinguere tra informazione vera e manipolazione.

-Cosa resta del servizio pubblico nell’epoca delle verità alternative?

Resta un patrimonio straordinario di esperienza, contenuti e storia. Ed è proprio da lì che dobbiamo partire per salvare la Rai. La sfida è trasformare questo bagaglio in strumenti efficaci per informare, educare e intrattenere anche nell’era digitale.

-La tv è entrata nelle case degli italiani nel 1954, era la novità fatta di notizie, sceneggiati e film americani della famiglia perfetta che poi ci ha “rovinato”?

No, non ci ha rovinato. Ci ha cambiato, come qualsiasi grande innovazione. In certi casi in meglio, in altri in peggio. Ma è tipico della storia: il ruolo della tv è sempre stato quello di rispecchiare i mutamenti sociali e culturali, e non possiamo ridurlo a colpa o a nostalgia.

-La radio e la tv sono controllate dal governo, servono a condizionare il pubblico e addomesticarlo?

Esiste una legge, la cosiddetta legge Renzi, che lo sancisce chiaramente. Oggi però ci sono regolamenti europei che ci obbligano a cambiare questa situazione. Io lavoro ogni giorno perché la Rai torni ad essere indipendente, credibile e al servizio dei cittadini, non dei partiti.

-Una volta la Rai istruiva, educava e divertiva, aveva nel cuore i bambini e la loro crescita. Poi cos’è successo, perché la Rai ha dimenticato i bambini?

Non sono i bambini ad aver perso interesse, ma il modo in cui fruiscono dei contenuti è cambiato radicalmente. La Rai deve adeguarsi ai nuovi linguaggi e alle piattaforme digitali, altrimenti perderà la prossima generazione di spettatori. La responsabilità è della Rai di aggiornarsi, non dei bambini…

-La Rai continua a perdere lo smalto che ha avuto in passato?

Purtroppo è sotto gli occhi di tutti. Quando si spendono risorse per programmi di poco valore, come certe produzioni di costume, e allo stesso tempo non si rinnova il contratto a professionisti di grande esperienza come Alberto Angela, cosa possiamo aspettarci? Il servizio pubblico rischia di ridursi a spettacolo vuoto e senza memoria.

-Per l’articolo 21 della Costituzione tutti i cittadini dovrebbero poter esprimere il proprio pensiero. Invece in tv ci vanno i soliti noti, che gridano e rubano il tempo e l’intelligenza di tutti noi…

È un pensiero condiviso da molti. La televisione dovrebbe essere luogo di confronto civile, di approfondimento, di crescita collettiva. Invece diventa spesso un teatro dell’urlo e del sensazionalismo.

-Perché non si riesce a riunire la Commissione di vigilanza della Rai, dal novembre 2024?

Perché la maggioranza blocca i lavori semplicemente non presentandosi. Solo ora, dopo un anno e mezzo, le opposizioni sono riuscite a ottenere a fatica che l’AD della Rai venga in audizione. È un comportamento che mina la trasparenza e il controllo democratico sul servizio pubblico.

-Quando si metterà mano seriamente a una legge che regolamenti il servizio pubblico e le tv private, spesso botteghe di pubblicità con contenuti scarsi e orientati a destra?

Di certo non in questa legislatura e non con un governo guidato da Giorgia Meloni. La riforma del servizio pubblico richiede una visione chiara e una volontà politica che oggi non ci sono.

-Manca un regolamento europeo e una nuova piattaforma che raggiunga tutti?

Da tempo invoco un social dei servizi pubblici europei. Sarebbe una svolta per garantire informazione di qualità, cultura e intrattenimento accessibili a tutti, in modo indipendente dai poteri politici o economici.

-La Rai è un patrimonio pubblico e dovrebbe essere liberata dai politici di partito e aperta agli intellettuali.

Aprirla ai cittadini è ancora più corretto: il servizio pubblico deve essere al servizio di tutti, non di pochi interessi di partito. Solo così potrà recuperare credibilità e centralità nella vita culturale del Paese.

Biografia

Barbara Floridia è presidente della Commissione Vigilanza Rai. Senatrice del Movimento 5 Stelle a partire dal 2018, è stata la sottosegretaria alla Pubblica Istruzione nel governo Draghi e capogruppo al Senato del M5S. Ha promosso molteplici attività culturali, tra cui gli Stati Generali della Rai nel 2024. Ha pubblicato il saggio Una nuova mappa per l’Italia (2022).