Ritratti: mettiamo i bambini al centro del mondo Maurizio Piscopo incontra Luigi Di Salvo

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Nella mia vita ho realizzato oltre duemila interviste. Alcune sono passate quasi inosservate, questa no! Luigi Di Salvo ci invita a riflettere. Noi viviamo una vita comoda e non immaginiamo minimamente le sofferenze e la disperazione dei bambini che vivono nel Bangladesh.

“Luigi Di Salvo si è recato per la prima volta in Bangladesh come farmacista ospedaliero, per una missione sanitaria umanitaria, organizzata da Progetto Sorriso nel Mondo Onlus insieme ad un gruppo di chirurghi e infermieri, presso il Saint Mary Hospital di Mymensingh. Luigi di Salvo è uno scrittore, un poeta, un editore di raffinata sensibilità. Mi ha raccontato che nel 2013 ha incontrato quei bambini e ha calpestato insieme a loro i rifiuti della sconfinata discarica di Dhaka. Li ha seguiti mentre correvano nel punto dove l’escavatore rivoltava i cumuli di immondizia ed ha visto affondare le loro mani nude senza alcun timore tra plastica, vetro e metalli, alla ricerca spasmodica di qualcosa che potesse essere apprezzata dal rigattiere per essere riciclata. Li ha visti portare i sacchi pieni di scarti sulle spalle nel punto di raccolta e li ha visti sorridere.Ha sorriso insieme a loro…I bambini di strada del Bangladesh, chiamati Tokai, vivono ai margini della società e trovano conforto raggruppandosi e vivendo ai lati dei binari della ferrovia o riparandosi in locali abbandonati o in rifugi di fortuna, quali possono essere i vagoni di treni abbandonati, perché soli, senza alcun sostentamento e nessuna protezione. Per loro le alternative sono poche e passano tutte attraverso una vita da schiavi, poiché solo i rigattieri offrono loro un modo per sfamarsi, seppure questo è un sicuro eufemismo, perché di solito ricevono un poco di riso e molto niente altro. Nella conversazione che abbiamo avuto in una giornata di pioggia incessante Luigi mi ha detto: “Non ho mai dimenticato quei bambini e al primo grido di allarme di Padre Pier Lupi che adesso coordina le attività dei Saveriani in Bangladesh, mi sono attivato senza esitazioni per garantire un futuro a questi bambini sfortunati, ma pensando anche di liberarne qualcuno. Liberarli da questa strana forma di schiavitù alla quale sono condannati per debiti, se vogliamo minimi. Dopo il primo aiuto economico, ho considerato che il supporto non poteva essere considerato significativo con interventi spot, così ho deciso di creare, con la collaborazione di amici sensibili e generosi una organizzazione di volontariato, sperando di potere aiutare con maggiore continuità questi bambini. È nato così Progetto Tokai ODV (Organizzazione Di Volontariato) per supportare i saveriani che si occupano dei bambini di strada del Bangladesh”.

-Chi sono i bambini Tokay visti da vicino, quali colpe stanno scontando in un mondo che si volta dall’altra parte?

Sono i bambini che non esistono, quelli che non hanno una famiglia o non sanno di averla e che non sono riconosciuti neanche dallo Stato. Sono quelli che vivono ai margini e di espedienti, che lavorano per rigattieri che riciclano ogni prodotto, perché in Bangladesh tutto ha una seconda vita. Quelli che trascorrono le notti tutti insieme dentro una carrozza ferroviaria abbandonata o in uno spazio libero all’aperto nelle stagioni calde. Solitamente dormono uno attaccato all’altro per scaldarsi quando è freddo e mangiano qualunque cosa masticabile senza chiedersi cos’è. E quando la fame è tanta, troppa fumano eroina e sniffano colla per non sentirne i morsi.Sono bambini che non hanno nessuna protezione e che vivono alla giornata, che hanno poche alternative che passano attraverso una vita da schiavi.Ai quali proviamo a far ritrovare un po’ dell’infanzia perduta.

– Prossimamente ripartirai all’età di 75 anni per il Bangladesh per fare del bene ai bambini per portare alcune medicine. Mi puoi raccontare di più di questa esperienza?

L’idea di tornarci non è di questi giorni. Pensavo di farlo perché il Bangladesh mi è rimasto nel cuore e per realizzare un progetto sanitario personale al quale tenevo molto. Una delle patologie ricorrenti è rappresentata dal labro leporino, dalla palatoschisi e dalla spina bifida nei bambini. In particolare, il labbro leporino è ritenuto una maledizione e quasi sempre il padre del bambino caccia via da casa il bambino e la madre che viene ritenuta responsabile della menomazione, per poi a volte riaccettarli dopo l’intervento di chirurgia plastica che riduce la malformazione a semplice linea cicatriziale. Durante le prime due missioni alle quali ho partecipato, sono stati operati di Labbro leporino e palatoschisi una ventina di bambini e questo mi è sembrato un buon risultato che però non affrontava alla base il problema. Una causa certa che influisce sula patologia è la carenza di acido folico delle donne in gravidanza, che ci sta, considerata la scarsa alimentazione che caratterizza quella popolazione. Così, ho pensato che riuscire a fornire gratuitamente le capsule di acido folico, potesse ridurre il numero di bambini nati con menomazioni facciali. Ho sempre pensato, per usare una metafora conosciuta da tutti, che portare la canna da pesca sarebbe stato meglio che portare del pesce, così andrò in Bangladesh portandomi l’occorrente per preparare le capsule di acido folico da fornire gratuitamente alle donne in gravidanza attraverso l’ospedale di Khulna dove Padre Carlos missionario saveriano, ci darà una mano per raggiungere lo scopo. La difficoltà maggiore sarà quella di individuarle prima possibile rispetto alla scoperta dello stato interessante.

 

-Quante volte sei andato in Bangladesh dal 2011?

Questa sarà la terza volta. Nelle prime due in qualità di Farmacista Ospedaliero, ho vissuto due esperienze che mi hanno cambiato la vita, dandomi l’occasione di guardare l’umanità da un’altra prospettiva. Adesso ci torno per il progetto Acido Folico e per andare a visitare il Centro diurno di Khulna, la Tokai House di Dhaka e al Factory di Mymensingh e valutarne personalmente insieme a Padre Lupi i bisogni, sperando di riuscire in futuro a supportarli ancora e meglio. Ma la cosa per Progetto Tokai ODV non è semplice, facciamo fatica a trovare sostenitori che donano, anche perché le pubblicità martellanti sulle televisioni e sul web, delle grandi organizzazioni internazionali e nazionali sono molto convincenti. Noi possiamo puntare solo su piccoli eventi e sul passa parola che racconta quello che facciamo con la garanzia che neanche un euro viene distolto per spese o per stipendi di amministratori o promoter o pubblicità. Progetto Tokai ODV non ha spese e tutte le donazioni arrivano in Bangladesh. Un esempio concreto è rappresentato dal fatto che il mio viaggio in Bangladesh dal 28 febbraio al 15 marzo sarà totalmente a mio carico.

-Il tuo è un modo concreto di mettere in pratica il Vangelo?

Non esageriamo, credo sia un modo per restituire un poco di quel molto che abbiamo ricevuto. Secondo me sono gesti che ci fanno sentire più leggeri e vicini ai poveri, a quelli meno fortunati di noi che purtroppo sono tanti e ci fanno concepire il modo di vivere in un’ottica più umana. Che è poca cosa rispetto al Vangelo.

-Un tuo commento su un pensiero dello scrittore polacco Isaac Bashevis Singer “Se Dio è misericordioso perché muoiono i bambini”?

La risposta può solo essere complessa e non riassumibile in una battuta, mi limito solo a considerare che la sofferenza dei bambini non deve essere banalizzata o giustificata in alcun modo, e per quanto è possibile alleviata, mantenendo viva la coscienza per comportamenti migliori.

-Torri del Vento prestigiosa Casa Editrice di Palermo che dirigi insieme a Daniele Anselmo ha pubblicato un prezioso libro di Pierpaolo Mittica che racconta le storie dei bambini di strada di Dhaka.

Sono immagini potenti che Mittica ha saputo cogliere e fissare, con la maestria del fotoreporter e di uomo sensibile, ci restituiscono il senso dell’opera svolta in tanti anni vissuti in Bangladesh da Padre Riccardo Tobanelli (ha creato la prima Tokai House nel 1982), che ci ha lasciati il 7 maggio del 2021, donandoci la storia di un’opera umanitaria importantissima che è anche lezione di sensibilità e generosità.

-Cosa ti ha spinto a pubblicare questo libro?

La storia di questo libro comincia con la morte di padre Riccardo perché dopo una call di commemorazione fatta con persone che lo conoscevano, italiani e stranieri, la responsabilità è passata a Padre Pier Luigi Lupi, che si è trovato d’un tratto a dovere sostenere la gestione della Tokai House di Dhaka, il centro diurno di Khulna e la Factory di Mymensingh, senza avere contezza della rete di sostenitori dell’opera di Padre Riccardo che erano rappresentati dagli imprenditori italiani che gestiscono industrie a Dhaka, i rappresentanti della FAO e dell’Ambasciata italiana che lo sostenevano economicamente, oltre alle varie Onlus italiane che contribuivano. Così, mi ha scritto una mail chiedendomi un aiuto concreto, cosa che ha fatto anche con gli altri che conosceva. Io nel cassetto avevo il testo e le immagini che mi aveva mandato Mittica, che non avevo ancora deciso di pubblicare trattandosi di un libro difficile per la durezza delle immagini. Ma le cose accadono quando devono accadere e quasi sempre per qualche buona ragione. Così l’ho tirato fuori e ho condiviso con Pierpaolo Mittica l’idea di pubblicarlo, per aiutare Padre Lupi. Mittica, non solo ha rinunciato ai diritti d’autore, ma ha provveduto a vendere un buon numero di libri così come abbiamo fatto noi a Palermo. Il primo ricavato di 4.000,00 euro è stato inviato a Padre Lupi che ha potuto fare 52 iscrizioni a scuola, comprare 52 divise scolastiche (retaggio coloniale inglese) 52 libri, 52 zainetti, 20 letti a castello, 20 materassi, venti lenzuola, 20 cuscini e 20 zanzariere. Lo stesso anno però, un’alluvione ha distrutto gran parte di queste.

-Hai conosciuto Pierpaolo Mittca sensibilissimo fotografo, cosa mi puoi dire di questo grande personaggio…

E’ venuto a Palermo in occasione dell’inaugurazione della mostra con le sue fotografie che si è svolta nella Chiesa SS Crispino e Crispiniano presso il complesso di Casa Professa nel dicembre 2023. Pierpaolo è una persona speciale oltre a essere un grande fotografo di fama internazionale. Pensate che segue da oltre dieci anni la popolazione di Cernobyl che ha deciso di non abbandonare i luoghi e nel 2025, con la quale ha ormai un rapporto di amicizia ha pubblicato un bellissimo libro fotografico dal titolo proprio Chernobyl.

-Quanti sono ancora i bambini che vivono da schiavi lontano dai diritti e dalle cose essenziali che nessuno stato al mondo dovrebbe negare?

-Posso solo dare qualche dato riguardo al Bangladesh, dove nella sola città di Dhaka che ha circa 18.000.000 di abitanti, si stima che 1 milione sia rappresentata da bambini di strada. Numeri che stordiscono, inimmaginabili e inaccettabili.

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