Nel 2009 in coincidenza con l’uscita della seconda edizione del fortunato libro “Musica dai saloni suoni e memorie dei barbieri di Sicilia” curato da Gaetano Pennino e da me, con un prologo di Andrea Camilleri, una nota di Sergio Bonanzinga, con le musiche eseguite da Giuseppe Calabrese e Domenico Pontillo, il medico scrittore Alessandro Russo mi ha presentato Torquato Tricomi con il quale ho avuto un confronto sui musicisti catanesi. Con Torquato ci siamo incontrati spesse volte. Il nostro dialogo non si è mai interrotto. Questa intervista mi dà la possibilità di recuperare il tempo perduto e far conoscere quello che ha fatto e sta facendo sul recupero delle tradizioni e soprattutto l’attenzione nelle ricerche che ha dedicato in questi anni ai barbieri maestri di musica. Ma andiamolo a conoscere da vicino ponendo la prima domanda.

-Quando nasce la tua passione per la musica?
Per me è stato naturale come respirare. Rimanevo incantato davanti a uno strumento musicale. La presenza costante della musica in casa mi ha molto aiutato. Ero attratto dalla mia bisnonna Peppina che cantava la ninna nanna ai miei fratellini più piccoli. La mia mamma cantava e il mio papà quando cantava si accompagnava con il palmo e il pugno delle mani sul tavolo di legno della cucina o sul vetro di una finestra come se fossero strumenti musicali.
-Sei un musicista con la stoffa di uno scrittore, cosa prevale fra le due passioni?
Non c’è una regola fissa su cosa prevalga, spesso si fondono! Secondo me, si arricchiscono a vicenda. Probabilmente, dipende dal progetto creativo o dalla necessità di esprimermi. Credo comunque che prevalga l’emozione che si vuol trasmettere in quel momento di creatività agli altri.
-Quando sono arrivati i barbieri nella tua vita?
Presto e tardi nello stesso tempo. Presto perché da piccolino quando mi sedevano nel cavalluccio per tagliarmi i capelli avevo terrore di quella macchinetta manuale, perché spesso rimanevano peli e quindi quando il barbiere la tirava era doloroso. Tardi perché la musica dei saloni l’ho appresa 20 anni fa.

-Che cosa si nasconde dietro alla musica di barba?
Si nasconde un mondo, un microcosmo, una vita sociale, una tradizione culturale, un passato delle nostre tradizioni più coinvolgenti e belle. Si nasconde il coinvolgimento della mente e del corpo.
-Si suona ancora nelle barberie del catanese?
Personalmente non ho mai visto nessuno suonare, tranne al mercato storico di Piazza Carlo Alberto. Lì c’è un barbiere che suona la fisarmonica e la pianola. E’ felice se qualcuno entra ad ascoltarlo.

-Che cosa avevano i musicisti di Catania rispetto agli altri?
Nulla di più di quelli di Palermo o di altre città siciliane.
-Catania è la città dove sono nati mandolinisti che hanno fatto la storia di questo strumento…
Si dici bene! Questa è la terra Gioviale, Vicari, Aiello, Reina ed altri grandi musicisti catanesi che si sono impegnati allo spasimo per raggiungere risultati apprezzabili.
-Che cos’è un mandolino, come lo definiresti?
Credo che sia il simbolo della tradizione italiana. È uno strumento che coinvolge, è molto espressivo, talvolta è cangiante, può essere allegro, romantico, malinconico. Mi ricorda le serenate al chiaro di luna e le feste da ballo che si facevano nelle case private. Uno strumento senz’altro interessante e ancora da scoprire.

-Tua mamma lo suonava, puoi raccontare la sua storia?
La mia mamma è nata a Catania nel 1925, si chiamava Santa, ma tutti la chiamavano Santuzza. Nella vita faceva la sarta e aveva una scuola di taglio e cucito. Era molto apprezzata, dicevano che aveva le mani d’oro, riferito alla sua professione. Iniziò da piccolina a suonare il mandolino, il suo insegnante fu Placido Reina, un barbiere che aveva la bottega in via Plebiscito a Catania. A dir la verità non so molto, suonò in qualche teatro cittadino, e siccome Placido Reina faceva parte dell’orchestrina di Giovanni Gioviale, chissà se la mia mamma conobbe o addirittura suonò con lui. All’età di 13 anni perse la sua mamma e tante cose per lei cambiarono. Poi venne la guerra e in seguito i bombardamenti degli alleati, la casa dove abitava fu distrutta dalle bombe e tutto andò in fumo. Per fortuna mio nonno aveva portato la famiglia al sicuro a Trecastagni. La mia mamma è morta giovane e io so poco della sua vita musicale, e questo oggi mi rattrista ancor di più…
I “carusi siciliani” sono stati bambini senza infanzia …
Credo proprio di sì. Mandati a lavorare in tenera età. Dovevano contribuire al sostentamento della famiglia, anziché giocare spensierati, crescevano senza divertimenti e spesso senza un affetto. Bisogna dire che i “Carusi” che lavoravano nelle miniere di zolfo, rappresentano una pagina vergognosa della nostra storia siciliana.
-Mi puoi parlare del tuo trio?
L ‘ “Orchestrina da barba siciliana” nasce 8 mesi fa. Ho avuto la fortuna di incontrare il mandolinista-polistrumentista Pasqualino Cacciola, bravo musicista ( ha partecipato al Festival di Sanremo condotto da Pippo Baudo nel 2002 con gli Archinue), appassionato come me della Musica dei saloni e ricercatore di antichi autori e brani musicali. Dopo poco tempo, ho avuto un altro incontro importante, con il polistrumentista Ivan Rinaldi, grande interprete del jazz Manouche, il quale sentendoci suonare è rimasto folgorato. Nel gruppo suona il contrabbasso.
-Cosa fai nel tempo libero, quali sono le tue passioni?
Mi dedico alla musica, alla scrittura, alla lettura di libri, alle ricerche delle nostre tradizioni e ai miei nipotini. Queste sono le mie passioni, mentre il mio tempo libero lo dedico all’orto e alle passeggiate a contatto diretto con la natura.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro
Ci stiamo preparando con l’orchestrina per alcuni concerti da realizzare questa estate. Abbiamo già pronti circa 60 brani. Intanto ho iniziato a scrivere un nuovo saggio e nel frattempo, anche se non è facile, faccio ricerche per trovare nuovi brani musicali che si suonavano nelle antiche botteghe dei barbieri.

Biografia
Torquato Tricomi nasce a Siracusa. All’età di 9 anni studia il violino al Conservatorio Vincenzo Bellini di Catania con il Maestro Carlo La Spina primo violino del Teatro, e intraprende lo studio della chitarra con il maestro Lucio Spina. Torquato Tricomi è un musicista appassionato e studioso di usi, costumi e tradizioni popolari con la stoffa dello scrittore. E’ stato il fondatore e il leader della band “I ragazzi dal cuore d’oro”. Ha pubblicato diversi libri: “Dal rasoio al plettro” (2011), “U tempu di farmi a varva” (2015), “Barba capelli chitarra e mandolino”, edito da “Akkuaria”. Negli anni ‘90 ha fondato il “duo Acustico Ars Nova” con il quale ha intrapreso un percorso che abbraccia svariati generi. Nel 2017 ha creato il “Duo Gioviale” assieme al mandolinista-polistrumentista Salvatore Tomasello. Nel 2019 ha pubblicato l’album musicale “Mandolinisti Siciliani”.

Ha pubblicato inoltre, Gioviale il mago del mandolino con Salvatore Carcò (2022), alcuni racconti in Amico a quattro zampe (2019), “L’ebbrezza della vita” (2019), Parola al cioccolato (2020), Catania alla ricerca della catanesitudine fra usi e costumi locali (2021). Ha registrato due Cd musicali Pelo e Contropelo Duo da barba (2011), Mandolini siciliani (Duo Gioviale 2011). Nel 2024 ha autopubblicato “Montecassino un siciliano a New York” entrambi scritti assieme a Salvo Carcó. Agli inizi del 2025 ha iniziato la collaborazione musicale con il musicista Pasqualino Cacciola e dopo qualche mese si è aggregato il musicista polistrumentista Ivan Rinaldi, dando vita al gruppo “Orchestrina da barba siciliana” che è conosciuto in ogni parte dell’isola. Nel 2025 ha scritto “Carusi i bambini delle miniere di zolfo in Sicilia” autopubblicato. Dal 2019 fa parte del gruppo “I Nanareddi” (Alla scoperta delle tradizioni musicali natalizie) e nel 2023, in occasione del Convegno/Spettacolo “Viaggio nell’identità Siciliana viene iscritto al REIS “Libro Delle Pratiche Espressive e dei Repertori Orali”. Attualmente si dedica alla riscoperta di brani musicali inerenti alla “Musica dei saloni”.






