Il poeta dai versi gentili Maurizio Piscopo incontra Filippo Stagno

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Conosco Filippo Stagno da molti anni. Ci sono delle persone a Favara, che nella loro vita hanno lavorato in silenzio ed hanno mantenuto sempre un grande rispetto per tutti. Filippo Stagno ha svolto il mestiere del tipografo, un lavoro antico e affascinante. Da giovane è partito per la Germania con il treno del sole, ha imparato il tedesco. Ha scritto diversi libri. E’ riuscito a realizzare i suoi sogni . Con i suoi manifesti ha raccontato la nascita, il matrimonio e la morte in paese. E’ sempre stato il primo ad avere le buone e le cattive notizie e a comunicarle agli altri. La cosa che colpisce di lui è la saggezza: “Né cento ladri possono spogliare un uomo nudo, né un esercito può depredarci delle nostre idee”…Ma andiamolo a conoscere da vicino con questa intervista sul suo nuovo libro dal titolo “Oltre il numero 327- Storia di un prigioniero di guerra”.

-La storia di questo libro è iniziata in una tipografia tedesca, puoi raccontarci meglio?

Era il mese di gennaio del 1965 quando sono arrivato per la prima volta in Germania. Dopo due giorni trascorsi andando in giro in cerca di lavoro, non avendo trovato di meglio, ho iniziato a lavorare come manovale in una falegnameria, svolgendo un lavoro pesante e mal pagato. Non avendo altre alternative, ho dovuto accettare, non conoscevo la lingua. Mi sono subito iscritto ad una scuola serale per stranieri e, dopo tre mesi, ho cercato un posto in una tipografia, addirittura con il doppio della paga. All’inizio è stato difficile per diverse ragioni:

perché ero straniero, perché ultimo arrivato, perché non conoscevo la lingua. Così ero esposto a fare i lavori più umili o quelli che i tedeschi non facevano volentieri. Lì lavorava un anziano tipografo, quasi alla pensione, Anthon Rendich. Essendo un uomo saggio e maturo, per confortarmi e aiutarmi a superare quei momenti pesanti, e visto che ero ancora giovane, mi ha raccontato la storia di Gerhard, che era simile alla mia. Dopo che in quel posto ho sostituito quasi tutti nel reparto, lavorando con tutti i macchinari e facendo il “jolly” della tipografia, diventando un conoscitore di tutto l’ambiente. Col tempo sono diventato operatore attrezzista macchine e, alla fine, ho avuto anche l’incarico di capoturno. Di questa storia di Gerhard mi ha raccontato solo il finale, quello del lavoro nella fabbrica di scarpe e del ritorno in Germania dopo la fine della guerra, dove ha avviato una sua fabbrica di scarpe con il suo nome, Schuhfabrik Schmid, mentre il resto è stato ricostruito tutto da me.

-Gerhard è prigioniero in Russia con il numero 327, può una persona diventare un numero?

Anche se gli è stato assegnato un numero per poterlo identificare e distinguerlo dagli altri, lui valeva per quello che era. Una persona tanto vale per quanto sa, o meglio, una persona tanto vale per quanto è. Senza dimenticare che una persona va rispettata sempre!

-Quando nasce il tuo libro su un prigioniero di guerra?

L’idea di dare voce a chi non ne aveva è nata tanto tempo fa e mi ha sempre accompagnato, per mancanza di tempo, essendo impegnato sia con la famiglia e con il lavoro, ho dovuto rimandare sempre…

-Si tratta di una storia vera?

Il finale che mi è stato raccontato da Rendich parlava di un suo amico ed è una storia vera, il resto l’ho ricostruito secondo la mia fantasia e le mie esperienze di vita.

-La tua storia che sembra una fiaba a lieto fine, a chi si rivolge esattamente?

Questo libro lo vorrei dedicare a tutti, specialmente ai giovani, perché nella vita e nella società bisogna adattarsi, impegnarsi sempre e soprattutto capire che nessuno ci regala niente e che tutto va guadagnato e bisogna saperlo custodire, con impegno, adattamento e perseveranza. Non buttiamo mai le scarpe vecchie, se prima non si hanno quelle nuove!

-Gerhard rappresenta la saggezza, una persona che si adatta a molte situazioni e alla fine riesce a farcela?

Questo l’ho vissuto tutto sulla mia pelle, alla fine ce l’ho fatta brillantemente.

– Il tuo personaggio rappresenta la faccia pulita dell’emigrazione in Germania?

Di queste persone io in Germania ne ho conosciute tante. Poi ogni mondo è paese: ovunque ci sono i buoni e i cattivi. Non posso parlar male dei tedeschi, io rispettavo loro e loro rispettavano me. Appena arrivato in Germania mi sono subito iscritto a una scuola serale per stranieri, che frequentavo tutte le sere. Ho cominciato a leggere i giornali, a farmi prestare i libri dalla biblioteca e a frequentare diverse attività culturali, prendendo parte attiva alla vita del posto di lavoro e della città, partecipando così ai vari avvenimenti e alle loro usanze, per potermi integrare nella vita attiva del luogo, diventando e sentendomi uno di loro. A distanza di cinquant’anni, con alcuni sono ancora in contatto.

 

-Quale ricordo porti con te dell’esperienza tedesca?

È stato un po’ difficile all’inizio, in quanto non conoscendomi ed essendo uno straniero e non uno di loro, c’era un po’ di titubanza. Ma imparata la lingua e prendendo parte attiva alla vita di comunità, conoscendomi meglio attraverso la frequentazione e le conversazioni, e sapendomi adattare alle loro usanze e alle loro abitudini, mi trattavano come se fossi uno di loro.

-Puoi commentare questa frase presente nel tuo libro: “Una persona vale per quanto sa”?

Tutti possiamo imparare attraverso lo studio, l’esercizio, l’impegno e la perseveranza. Basta volerlo e sapersi adattare. Nella società la persona viene valutata per quello che è e per quello che sa. Tanto vale per quanto sa…

-Quanto vale la vita di un uomo?

La vita di un uomo non ha prezzo. Ognuno ha un grande valore. Per questo una persona tanto vale per quanto sa, o meglio, una persona tanto vale per quanto è.

-Cosa scriverai dopo questo libro?

Ho quasi pronto un altro testo, una raccolta di poesie che ho composto dagli anni Sessanta ad oggi. Sto preparando un libro con tanti racconti, sia del passato che del presente.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Desidero continuare a scrivere e a parlare, specie ai giovani, per far tramandare il passato, per poter migliorare e vivere meglio il presente, Dio permettendo. La prossima presentazione del mio libro sarà venerdì 24 Aprile al Castello Chiaramonte.