Salvatore Ferlita racconta il suo ultimo libro Agrigento di carta di Maurizio Piscopo

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Esce in tutte le librerie venerdì 28 novembre il nuovo libro di Salvatore Ferlita dal titolo: Agrigento di carta edito dal Palindromo. E’ il libro più interessante e acuto che Salvatore Ferlita ha scritto in questi anni. E’ una sorta di viaggio culturale assai raffinato nella provincia agrigentina con gli scrittori che hanno fatto conoscere la Sicilia nel mondo. Concetto Prestipino su Repubblica ha scritto: “Agrigento di carta è un libro raro che ricapitola le letture e le passioni di una vita con una grande intensità data dalla ricchezza degli infiniti riferimenti letterari e dall’ineffabile carosello narrativo”. Leggendolo ho avuto la sensazione di star seduto nello stesso tavolo degli scrittori che si confrontano sulla letteratura dell’isola e non solo. Quante cose ha preso Camilleri da Pirandello a partire dal nome Montelusa? Cosa rappresentano i treni per gli scrittori agrigentini? Pirandello non scriveva i romanzi ma li percorreva come ha scritto Elias Canetti nel libro “La tortura delle mosche”… E ancora: “Lo zolfo non ha mai portato fortuna agli scrittori siciliani, con incendi, allagamenti e condizioni di vita difficili. Senza l’avventura dello zolfo non ci sarebbe stata l’avventura della scrittura scrive Sciascia nell’alfabeto pirandelliano”.

Agrigento di carta è il racconto di un racconto: quello, ad esempio, di uno dei più grandi scrittori del secolo scorso, Luigi Pirandello, che ha elevato la sua città (“la più bella dei mortali” come l’aveva definita Pindaro) a gigantesca quinta teatrale di casi strampalati. Le pagine del premio Nobel faranno da straniante “tom tom” per il lettore curioso e disposto a sollevare il velo in cemento e malta (ma anche in tufo se di mezzo c’è la Valle dei templi) di Girgenti-Montelusa-Richieri, nel tentativo di sorprenderne l’anima misteriosa e sfuggente.

Ma Agrigento di carta è anche la mappatura di una provincia “letteraria” mirabolante: a pochi chilometri dal suo capoluogo sono nati infatti altri due giganti come Andrea Camilleri, a Porto Empedocle, e Leonardo Sciascia, a Racalmuto; paesi che stanno sulla linea infernale dello zolfo. Basta allungare ancora di più lo sguardo per incrociare la Favara di Antonio Russello, primitiva e vitale, o per imbattersi nel palazzo della famiglia Lampedusa, evocato nel capolavoro del principe palermitano, o per scorgere Lampedusa stessa, isola tragicamente mitopoietica, e Linosa con la sua prepotenza affabulatoria. In queste pagine alle parole si annodano i luoghi, pure i più remoti e selvaggi, per disegnare il perimetro di un paesaggio che è, soprattutto, un tormentato spazio dell’anima. Ma ascoltiamo Salvatore Ferlita che in questa intervista ci racconta le curiosità del libro e i segreti della provincia agrigentina.

-Quali sono i libri già pubblicati sulle città di carta, oltre Palermo, Catania, Trieste, Bologna, Genova, Torino, Milano?

Ci sono anche i volumi su Venezia, la provincia di Ragusa, Sardegna in quanto regione, l’edizione aggiornata di Roma. Insomma, il cantiere è aperto e il lavoro va avanti. Dopo Agrigento sarà la volta di Ferrara, città letteraria dal fascino prepotente.

-Dopo Agrigento capitale e Agrigento intima di Angelo Pitrone, cosa rimane negli occhi, nel cuore e nei ricordi dei siciliani?

Chi ha avuto modo di sfogliare il libro di Angelo Pitrone, oggi tra i migliori fotografi in circolazione, sarà stato folgorato dalla bellezza struggente della città, dalla sua patina misteriosa e decadente, che solo l’occhio di Pitrone riesce a intercettare restituendole sulla pagina con grande maestria. Agrigento capitale meriterebbe un saggio a parte, uno studio sociologico e antropologico. Rischiano di rimanere, nei ricordi, le défaillance, molte purtroppo. Ma Agrigento è capitale della cultura a prescindere dalle circostanze o dagli eventi: il problema vero è che in tanti, ad Agrigento, non hanno coscienza di tutto questo. Vivono in una condizione di inerzia immemore, col rischio che la distrazione, la sciatteria abbiano la meglio sul resto.

-Agrigento ha avuto grandi scrittori come Pirandello, Russello, Camilleri, Sciascia, ma è rimasta sempre la stessa, non ha mai avuto il coraggio di guardarsi allo specchio?

Agrigento è una provincia assai strana ed è il risultato di una serie di sommovimenti ideologici, antropologici, politici mi verrebbe da dire soprattutto oggi. Ha un primato assoluto, quello letterario. Sciascia, scrittore di grandezza europea, ancora schiacciato dal localismo, da un certo sciovinismo dello sguardo; ma pure quello di Alessio Di Giovanni, poeta portentoso), che non è bastato però per eccellere, per torreggiare. Sono sotto gli occhi di tutti le disfunzioni, i ritardi, le disattenzioni colpevoli: ma la letteratura del territorio rimane un serbatoio di miti, parabole, apologhi, narrazioni che non si esauriscono e che fungono da specchio deformante.

-La mia sensazione è che gli agrigentini leggano poco e quelli della provincia ancora meno. Chi non legge è tagliato fuori, come il giocatore che non ha le carte per partecipare alla partita della sua vita…

E’ probabile che si legga poco, ma secondo me si fa pure poco per incrementare il numero di lettori; da questo punto di vista non vedo azioni incisive, strategie coinvolgenti. Rimane la scuola, che però è sempre più in ostaggio delle circolari ministeriali, sempre più in balia di una deriva burocratica che svilisce l’insegnamento e abbrutisce gli insegnanti. Per non dire degli studenti, vittime sacrificali…

-Cosa troverà il lettore su Agrigento di carta?

Spero che trovi quello che non cerca, cioè spero che possa rimanere spiazzato per le scelte fatte e per il taglio che ho dato. Mi auguro che il libro possa fungere da grimaldello, da bussola straniante: per fare, ad esempio, una riflessione sull’importanza del paesaggio, sui guasti che ad esso sono stati arrecati. Ovviamente nel mio libro ci sono i mostri sacri, ma ho provato a mappare anche i sommersi e gli scrittori contemporanei (pochissimi gli agrigentini): ne è venuto fuori, tra l’altro, un libro “politico”, cosa che mi ha sorpreso, constatando che il romanzo verità sulla città dei templi l’ha scritto uno che agrigentino non è, cioè Sergio Campailla. Di origini siciliane ma formatosi nel lontano Nord, Campailla nel “Paradiso terrestre” ha fotografato non solo l’Agrigento degli anni Ottanta, ma ha immortalato anche quella di là da venire che è l’Agrigento di oggi, purtroppo.

-Quando Agrigento diventerà una città da vivere?

Quando la politica metterà al primo posto i cittadini. E quando i cittadini si comporteranno da cittadini appunto, non da sudditi.

-Qual è secondo te la città della provincia siciliana dove ci si dovrebbe trasferire per non dannarsi con il traffico e la maleducazione che ogni giorno avanza sempre più?

Mi verrebbe da dire Caltabellotta, quindi più che una città un paesino arroccato, che conosco più però per le cose che ho letto. Ci andai un sacco di tempo fa, per una giornata Pro-Seminario (a quell’altezza cronologica frequentavo appunto il Seminario di Agrigento): c’era freddo, un’aria così pulita da fare impressione. E mi compì il mistero di quel posto, così al di sopra degli affanni e della routine, svettante e ascetico.

-Nel tuo libro hai descritto con grande eleganza Agrigento, Palma, Licata, Montedoro, Sciacca, Favara, Santa Margherita, le isole di Lamedusa e Linosa. Sei sicuro di non aver dimenticato qualche paese?

La mappa che ho approntato è ovviamente deficitaria: innanzitutto a causa delle cose che conosco poco sui paesi che non hanno trovato allocazione nel mio volume; ma c’è anche da dire che certi paesi o cittadine si impongono da sole, per la tradizione imperiosa, per il ricco bacino letterario.

Ovviamente ci sono tante lacune nella mia mappatura, ma ogni libro (che può sembrare perfetto agli occhi del suo autore) è perfettibile, non è mai un punto di arrivo.

-Qual è la differenza tra una città vivibile a misura di bambino e una città di carta?

Le città di carta non esistono ma sono forse più vere di quelle che abitiamo, per il loro peso specifico nell’immaginario dei lettori. Sono città al quadrato, che custodiscono quelle in mattoni e cemento armato, ma che le surclassano per impeto immaginifico. A dirla tutta, io mi trovo meglio nelle città di carta, mi trovo più a mio agio lì.

-Quali sono i tuoi progetti dopo Agrigento di carta?

Dopo questo libro mi son messo subito a lavoro su un numero speciale della rivista Kalòs dedicato ad Andrea Camilleri, che uscirà ai primi di dicembre: un omaggio a un grande narratore. Insomma, son rimasto con le mani in pasta… Per il futuro prossimo venturo non so, mi piacerebbe scrivere un volumetto sui guasti procurati dalla scuola, sulla censura che si abbatte come una mannaia se pensiamo agli scrittori e alle opere che facciamo leggere ai nostri ragazzi (la manualistica è una “palude definitiva”, per scomodare Manganelli), sul conformismo da scongiurare in aula. La classe scolastica, da comunità ermeneutica, sempre più rischia di trasformarsi in gattabuia, in prigione asfissiante.

Biografia

Salvatore Ferlita è nato a Palermo nel 1974, è assistant professor di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università degli studi di Enna Kore, dove insegna Letteratura italiana e Scrittura in lingua italiana. Collabora al mensile “Segno” e, come critico letterario, a “La Repubblica” (edizione siciliana). Ha scritto, tra l’altro, La Sicilia di Andrea Camilleri. Tra Vigàta e Montelusa (2003), I soliti ignoti (2005, con la prefazione di Andrea Camilleri), Sperimentalismo e avanguardia (2008), Novecento futuro anteriore. Saggi di letteratura (2009), Contro l’espressionismo. Dimenticare Gadda e la sua eterna funzione (2011), Le arance non raccolte. Scrittori siciliani del Novecento (2011, con una videointervista ad Andrea Camilleri), Il dramma della straniera. Medea e le riscritture novecentesche del mito (2012) assieme a Fabio La Mantia e Andrea Rabbito, Non per viltade. Papi sull’orlo di una crisi (2013), L’Isola immaginaria. Andrea Camilleri la Sicilia (2013), Palermo di carta. Guida letteraria della città (2013), Quando si partiva per la lontana Merica (2013, con Maurizio Piscopo, Letture ricreative. Traiettorie e costellazioni letterarie (2016), La maestra portava carbone (2018, con Maurizio Piscopo), Il libro è una strana trottola (2018), Palermo di carta plus. Guida letteraria della città (2019), Se non diventerete come bambini. Letteratura, scuola, miti dell’infanzia (2022), Il piacere di essere un altro (2022, con Roberto Andò).

Venerdì 5 Dicembre, alle ore 12,25, Salvatore Ferlita parlerà del libro Agrigento di carta nel programma Mediterradio di Rai Radiouno e rilascerà un’intervista ad Adelaide Costa.

Il volume contiene in allegato la mappa letteraria della provincia di Agrigento con l’indicazione dei luoghi chiave delle opere passate in rassegna.

Per le foto si ringraziano Angelo Pitrone e Alessandro Cutrona.