Ribera: Acqua irrigua “rubata”. Le replica del sindaco Ruvolo, del presidente del consorzio Daino e del presidente Liberi Agricoltori alle dichiarazioni dell’on. Faraone diffuse ieri da La Repubblica

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Sull’acqua che manca alla diga Garcia di cui si è occupato con una dichiarazione l’on. Davide Faraone riportata sul giornale La Repubblica di ieri sull’edizione di Palermo, il sindaco Ruvolo, il presidente del consorzio Arancia di Ribera Dop Daino e il presidente dell’associazione “Liberi Agricoltori” D’Angelo smentiscono categoricamente che il territorio riberese abbia usufruito dell’acqua dell’invaso palermitano. La notizia è falsa ed inesatta e mostra la poco conoscenza che i parlamentari e la stampa hanno del territorio agrigentino. Non c’è interconnessione tra l’invaso e il territorio riberse.

Ecco la precisazione del sindaco Matteo Ruvolo.

“In relazione all’articolo pubblicato da la Repubblica e alle dichiarazioni dell’onorevole Davide Faraone circa un presunto trasferimento di cinque milioni di metri cubi d’acqua dalla diga Garcia agli agrumeti di Ribera ritengo necessario fornire una precisazione netta: si tratta di un’affermazione totalmente infondata. Per ragioni tecniche e infrastrutturali, note a tutti gli operatori del settore, non esiste alcun collegamento né alcuna condotta che consenta di convogliare acqua dalla diga Garcia verso il comprensorio riberese. Le nostre forniture irrigue provengono esclusivamente dagli invasi Castello e Prizzi.

È vero che alcuni volumi della diga Garcia siano stati destinati all’agricoltura nell’Agrigentino ma non nel territorio di Ribera: si tratta di forniture dirette al basso Belice e all’area di Sciacca. Attribuire tali trasferimenti al nostro comprensorio è, oltre che tecnicamente errato, politicamente fuorviante.

In un momento in cui la nostra comunità agricola vive una crisi idrica gravissima, diffondere ricostruzioni non rispondenti alla realtà rischia di aggravare tensioni territoriali e di danneggiare ingiustamente l’immagine di Ribera e dei suoi produttori. La politica dovrebbe contribuire a chiarire e risolvere i problemi non a generarne di nuovi con informazioni imprecise. Per queste ragioni chiedo una rettifica immediata delle dichiarazioni riportate da parte dell’onorevole Faraone e della testata che le ha diffuse nel rispetto della verità e della correttezza dell’informazione”.

Queste le dichiarazioni di Salvatore Daino presidente del consorzio.

“La notizia è una bufala perché non c’è alcuna connessione idrica tra la diga Garcia e la vasta area di Ribera il cui territorio sono coltivati ad agrumeti. In molti sconoscono la geografia e gettano gratuitamente illazioni sul nostro territorio e sulle nostre colture. Ci hanno definiti addirittura “ladri” di acqua con tanto di titoloni giornalistici che riportano il nome di Ribera. Invitiamo politici e giornalisti a venire a conoscere terreni e coltura perché la geografia non è il loro forte. Quì abbiamo onesti lavoratori che sudano quotidianamente tra i campi e sotto gli aranceti e che investono fior di quattrini senza rubare nulla, mettendo a rischio l’economia delle famiglie”.

Gli fa eco il presidente dell’associazione “Liberi Agricoltori” Leonardo D’Angelo che da oltre due anni si batte con gli agricoltori per invasare nelle dighe del territorio l’acqua che se ne va a mare inutilizzata.

“Siamo al paradosso. La politica e i tecnici hanno ridotto quasi alla morte i nostri pregiati agrumeti, non trovando da anni soluzioni che impediscano che l’acqua del fiume Sosio-Verdura abbondante vada nel mare Mediterraneo. Il colmo è che oggi ci dicono di essere pure i “ladri” dell’acqua destinata ad uso potabile ed irriguo. Niente di più falso e di ignoranza geografica territoriale dell’Agrigentino. I danni che ci ha causato la politica li dovremmo chiedere noi perché ci hanno ridotto quasi al lastrico. Questo per verità e chiarezza”.