Conosco Gabriella Bruccoleri da molto tempo, da quando eravamo bambini … Ci siamo incontrati al magistrale. Ci siamo confrontati a lungo sui temi letterari, sulle letture degli scrittori ribelli come Sciascia, Pasolini, Calvino, Don Milani. Entrambi abbiamo fatto i maestri per molti anni. Ricordo una delle mie prime interviste a RadioRai nel programma “Cosa farai da grande”… Ad un certo momento la vita ci ha portato in città diverse, ma la passione e la voglia di fare delle cose belle non ci ha mai abbandonato. Gabriella nel tempo libero cucina, legge e compone poesie in forma di pizze e sonetti. Insieme volevamo cambiare il mondo facendo volare gli aquiloni. Chissà quale ricordo è rimasto negli occhi dei bambini a cui abbiamo insegnato tante cose e ora sono grandi e camminano da soli… Ma cominciamo con la prima domanda di questa intervista.
-Favara non è un paese per donne…
E’ cresciuta la sensibilità politica ed antropologica nei confronti delle donne , ma certamente i retaggi culturali , linguistici , emotivi sono ancora evidenti . C’è un lungo lavoro da fare per costruire la donnità, un modo diverso e arricchente di guardare il mondo, decentrandosi dal pensiero unico maschile che schiaccia le visioni in parole oppressive, arcaiche, espressioni di schemi mentali superati, escludenti …e poi occorre porre in essere una sistematica azione per garantire servizi di assistenza all’infanzia, aiuto al maternage, cura alla senilità, mobilità sostenibile, convivialità culturale programmata, spazi dedicati all’ascolto, all’esercizio fisico, sicurezza, piena occupazione, sostegno economico. Ellen Key, all’inizio del ‘900, diceva che le donne pur oppresse dalle fatiche per la sopravvivenza, dalle cure domestiche …trovavano il tempo di leggere, pensare e coltivare la propria intelligenza …per emanciparsi. Oggi il tempo per crescere integralmente, per fare parte di una comunità pensante e agente non deve essere tempo defraudato alla cura degli affetti, ma tempo naturalmente a disposizione per scelte consapevoli e libere …ma ancora non è così.
-Cosa avresti cambiato se fossi stata eletta prima cittadina ?
Certamente l’impegno a favore delle donne, dei bambini, dei giovani, della scuola e della cultura sarebbe stata una mia priorità. Continuo a credere, forse ingenuamente, che la cultura sia libertà, che l’attenzione zelante alle parole da non dire, richiamando Alda Merini, sia formativamente un obiettivo fondamentale per promuovere un cambiamento politico profondo della società. Agire sul pensiero, con visioni educative larghe e condivise. Un mio concorrente, durante la campagna elettorale, per denigrarmi, disse che volevo cambiare la città con la poesia…ma mi ha fatto, invece, il più bel complimento della mia vita…come diceva Pasolini senza poesia avremmo avuto una vita senza meta . L’umanità nella cultura, nell’arte e nella scrittura, nella ricerca instancabile della bellezza , ha espresso la sua essenza più stupefacente ed autentica .

-Il paese che abbiamo lasciato da piccoli non c’è più. Cosa è cambiato guadandolo con i tuoi occhi negli anni della maturità?
Io lo vedo ancora. La geografia dell’amore fa emergere, ricordando Calvino, le città invisibili …un atlante che rivela forme già definite nel ricordo o desideri spaziali che ancora non hanno forma né un nome. Però questo esercizio è difficile a volte, perché, l’incuria, la bruttezza della superficie rende la ricerca faticosa …le forme si esauriscono e “ si diluviano reticoli, anche mentali, senza principio né fine”. Però la bellezza si annida nei luoghi inaspettati. E nelle persone, che sono le città più inesplorate e dunque più ricche di speranza e di tesori da scoprire e condividere.
-Siamo rimasti bambini, conserviamo ancora il senso della meraviglia e dello stupore…
Eh, sì. La coltre della vita ci ammanta di disincanto, tutto sembra cospirare contro la meraviglia e la fede, “ noi ingrossiamo e arruginiamo la voce”, eppure l’anima fanciulla che è dentro di noi …ci fa sentire il suo tinnulo squillo di campanello”, riprendendo Pascoli. E la vita continua a sorriderci, e ci libera, con la forza straordinaria della speranza mai doma, dei gravami della delusione, del dolore della piaga, delle ombre della solitudine, che pure penetrano nei nostri orizzonti.
-Abbiamo letto moltissimi libri. Uno l’abbiamo scritto insieme,”Il maestro dei sogni.” Che ricordo hai di questa esperienza realizzata quasi vent’anni fa… Era il mese di marzo del 2006?
Un magnifico esercizio di scavo, di lima , di umile e preziosa ricerca , di confronto . La cosa più bella è che nessun deterioramento spazio-temporale potrà scalfire la nitida bellezza di un percorso culturale fatto insieme .
-I libri devono viaggiare di mano in mano da occhi ad occhi, solo così possono realizzare la loro vocazione, che è quella di distribuire bellezza a tutti. Ricordi questa frase?
Certamente. E’ la mia frase manifesto, ed anche l’espressione verbale di un tuo pensiero. Le librerie, come le biblioteche, sono dei magnifici loculi: occorre riesumare i cadaveri di carta, riconsegnarli alla vita, agli occhi curiosi, alle mani che sfogliano, ai pensieri che volano…viva i libri che viaggiano.

-Qual è il potere di un libro e perché la gente legge così poco?
Il libro è vita al quadrato, avventura e sogno. Fatica del conoscere, sillaba di musica, storia che si dipana, parola che provoca. Felicità cercata e ritrovata, folla. Balsamo e malattia, cura e dolore, la società schiacciata sul visuale distoglie probabilmente dalla scrittura , che è fatica di decifrazione , oltre che bellezza senza fine. Ma ci sono segnali incoraggianti…i bambini e le bambine leggono. E poi, il primo diritto del lettore , è quello di non leggere…ti ricordi Pennac?
-Borges sosteneva che non è stato Dio a creare il mondo ma i libri. Cosa pensi in proposito?
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. La Parola si fa fatto e salva l’umanità. E il libro più bello, il libro dei libri, con il suo mistero inesprimibile, ne racconta per l’eternità la storia. Il Vangelo è un uomo, diceva san FRANCESCO. E’ amore ardente e in tutta la Bibbia c’è la narrazione dell’amore appassionato , sensuale e caldo di DIO per noi, ed è davvero bello che tutto ciò appartenga alla BIBBIA, come sosteneva Bonhoeffer.
-“Il libro appartiene a quella generazione di strumenti che una volta inventati, non possono essere più migliorati, come la forbice, il martello, il coltello, il cucchiaio, la bicicletta”…
Però si può leggere ovunque, la tecnologia soccorre i bibliofili, le forme si fanno più agili, la parola penetra dappertutto. Noi continuiamo ad essere gutenberghiani, e non ci inchiniamo alla dittatura digitale …ma che senso ha dividere i lettori in nostalgici e futuristi digitali? Io amo i libri a prescindere.
-Se non si legge la gente non va a votare e si rischia di avere un governo autoritario?
Certamente. Se non si educa al pensiero complesso, se si nutre la gente con slogan, se la comunicazione è bisillabica, anoressica, solo visuale, incapace di generare diversità e nuovi pensieri …se si distende su una interpretazione unica del mondo…il pericolo è concreto. I padri e le madri costituenti avevano sottolineato l’obbligo dello Stato a rimuovere le barriere che possono impedire l’accesso pieno agli strumenti della democrazia. E don Milani lo aveva scritto con lucidità e capacità profetica: il potere della conoscenza rende consapevoli, critici e dunque capaci di intercettare nell’immediatezza i pericoli delle derive autoritarie.
-Quanti anni hai trascorso a scuola, prima da maestra e poi da dirigente?
Amo ripetere che ho trascorso a scuola 56 anni, senza soluzione di continuità, essendo passata dallo status di studentessa a quella di docente immediatamente dopo il diploma. Sono stata maestra, poi insegnante di lettere alle medie e alla fine dirigente. Anni di bellezza cognitiva, di ricerca appassionata, di vita vissuta ed accolta, in una scuola per la vita attraverso la vita, ma l’impegno continua all’università, come docente a contratto di letteratura per l’infanzia, ..un approdo salvifico, un sogno realizzato, che mi permette ancora di attraversare concetti, storie, narrazioni, e soprattutto di incontrare i giovani, che sono il segmento più bello e stimolante della società postmoderna
-Ho la sensazione che la scuola sia in coma. E’ gestita malissimo dalla politica, da ministri della pubblica istruzione ignoranti e dispotici, che non hanno mai visto un bambino e restano seduti negli uffici di Roma a inviare cartacce scritte con i piedi da finti esperti …
Un’ora di lezione salva la vita, lo ribadisco senza sosta , citando Recalcati. Occorre ricentrare la scuola nei progetti di crescita, riposizionarla in modo strategico: in effetti sembra sia esaurita quella fiducia totemica nei confronti della scuola come luogo capace di cambiare i destini sociali ed individuali. E’ necessario ripensare alla scuola come la grande giustiziera, come luogo delle pari opportunità e della conquista del sapere per tutti e per ciascuno . Oggi come non mai, a fronte delle diseguaglianze drammatiche e delle tragiche povertà cognitive e digitali , che segnano divari e fratture abissali, emerge come inderogabile un nuovo straordinario piano di investimento sulla formazione , dall’asilo nido all’università, per favorire un deciso cambio di rotta nei confronti del disagio apprenditivo e della povertà educativa. La scuola può e deve essere luogo concreto e fattuale di democrazia e di sapere per tutti, contro ogni forma di analfabetismo di ritorno o e di despotismo dell’ignoranza, che rischiano di depotenziare lo spirito creativo, la speranza dell’affermazione personale e della crescita economica e sociale del nostro paese.

-Un commento su un pensiero dello scrittore polacco Isaac Bashevis Singer: “Se Dio è misericordioso perché muoiono i bambini”?
Il tema del dolore innocente e senza colpa mi tocca profondamente, come credente . La presenza e l’assenza, il dolore della morte bambina, la speranza contro ogni speranza, in un Dio che risorge e fa risorgere. La corporeità implica un limite, un al di qua e un al di là, tra la concretezza terrena e i suoi drammi e le sue ingiustizie e il valore del segno, spiega Monsignor Ravasi. Mai ci rassegneremo alla morte, perché Dio è vita eterna , espressione piena d’amore che continuamente si rinnova nella gloria della Resurrezione.
-Danilo Dolci ha scritto: “gli intellettuali sono mostri senza mani”, cosa intendeva dire?
Forse che il logos senza pathos genera elucubrazioni sterili , compiacimenti solipsistisci, pura erudizione. La vera conoscenza genera amore e prossimità, la saggezza autentica implica carità perfetta e crescita spirituale, il decentrarsi da sé, ridursi, scegliendo di fare spazio a nuovi desideri, eterni ed incorruttibili. La conoscenza vera sfida al contagio, all’impegno, al grembiule, al servizio, all’umiltà, allo sguardo profondo nei confronti degli altri e di tutte le creature del mondo. La vera conoscenza è sapienza, rivelazione e salvezza .
-Perché sono scomparsi i maestri elementari… Ne è rimasto ancora qualcuno?
Ve ne sono, Eccome. ne ho conosciuti e ne conosco molti. Uomini e donne che con coraggio intramano le tessiture della vita con coraggio, portando bambini e bambine socraticamente nella strada del dubbio, della conoscenza e dell’amore. Sono ancora convinta, con Danilo Dolci, che con i maestri e le maestre e con la musica e la poesia, si possano cambiare, e in meglio, i destini e le vite .
-Siamo stanchi della violenza sulle donne, stanchi di questa tv che le racconta male. Cosa bisogna fare per fermare questa deriva distruttiva?
Non esistono soluzioni semplici ed immediate, almeno non solo. L’uguaglianza democratica, dice Iside Castagnola, nel bel libro di Adriana Pannitteri Il sangue delle donne, è un obiettivo che deve impegnarci tutti e tutte, il femminicidio è un delitto culturale, che chiama la società nella sua interezza ad uno sforzo massivo, sistematico, giuridico, sociale, sentimentale, emotivo, affettivo, formativo, politico. senza se e senza ma, all’unisono e con costanza … Sul corpo delle donne si consumano i delitti più orrendi, ed anche sulla loro intelligenza e nella loro anima. Bisogna agire per prevenire , con competenza e fecondità. Per salvare vite. E per renderle tutte le donne felici di essere donne, in tutte le parti del mondo.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Continuare a camminare per il mondo, con i piedi per terra, insieme ai miei figli e con le persone che amo, abitando il cielo con il cuore. E perché no, leggendo le storie più belle ai miei nipotini.
Biografia
Gabriella Bruccoleri 61 anni. Laureata in pedagogia, dirigente scolastico in quiescenza, ha diretto e coordinato, ad Agrigento, lo Sportello Provinciale Autismo dalla sua attivazione fino al primo settembre 2024. Abilitata in lettere e in filosofia, ha insegnato nelle scuole primarie e secondarie. Impegnata nel mondo del volontariato francescano, ha collaborato con l’università Kore di Enna e con l’università di Palermo per progetti di formazione e pari opportunità .
Ha pubblicato articoli e testi su testate web.
Attualmente è docente a contratto Unipa, nel Polo universitario di Agrigento, dove insegna Letteratura per l’ infanzia. Ha partecipato alla scrittura del Libro ” Il maestro dei sogni ” con Giuseppe Maurizio Piscopo. Formatrice, appassionata di cucina e di libri, dedica le sue residuali energie ai suoi figli e ai suoi splendidi nipotini, a cui augura sempre di fuggire dai suoi consigli insensati .





