Conosco Angela Carollo da alcuni anni. Per me è una vera forza della natura. La sua vita è fatta di sogni e musica. E’ una persona solare che accoglie tutti con un sorriso. Mi ha confidato che il pensiero che l’accompagna non appena apre gli occhi, al suono del Lago dei cigni è sempre lo stesso: “Non smettere mai di sognare”. Per lei il balletto è una maniera di vivere la bellezza, di vivere in un mondo dove c’è la pace e l’amore che vince su tutto.
Lo spettacolo “Amami per la gioia di amare” sarà presentato Tommaso Gioietta e Mery Mistretta insieme al gruppo di ballo El Faridah e sarà impreziosito dalle fisarmoniche di Pier Paolo Petta e Maurizio Piscopo e dalle poesie di Marianna Guccione. Ma andiamo a porre qualche domanda ad Angela Carollo direttrice artistica e coreografa.

-Fai appena in tempo a terminare uno spettacolo e ne crei subito un altro?
Sì, perché ogni spettacolo per me è come un respiro: appena termina, nasce subito il desiderio di crearne un altro. L’arte è un flusso continuo, un sogno che non si ferma mai… e la danza è il modo più bello che ho per farlo vivere.
-Da cosa nasce questa grande voglia di raccontare la vita con la danza?
Il movimento del corpo è uno dei linguaggi più immediati e universali che abbiamo. Attraverso la danza si possono esprimere emozioni, pensieri e storie senza bisogno di parole, trasformando esperienze personali e collettive in qualcosa di visibile e condivisibile
-“Amami per la gioia di amare” è il titolo del tuo nuovo balletto che sarà presentato in Teatro il 15 Novembre alle ore 17,00, insieme al tuo gruppo di ballo “El Faridah”, insieme a Tommaso Gioietta, Pierpaolo Petta, Maurizio Piscopo e Marianna Guccione. Cosa c’è in questo spettacolo, qual è la trama?
“Amami per la gioia di amare’ è un viaggio attraverso le emozioni più autentiche della vita. In scena porteremo la bellezza dell’amore in tutte le sue forme: l’amore per la famiglia, per l’amicizia, per le passioni, per la vita stessa. Non c’è una trama lineare, ma un intreccio di quadri danzati che raccontano storie di gioia, di speranza e di rispetto reciproco. Ogni coreografia è uno scrigno che racchiude un messaggio: amare senza condizioni, senza barriere, senza pretese. Con il gruppo di ballo El Faridah, con Tommaso Gioietta e con gli altri artisti, vogliamo trasformare il palcoscenico in un luogo dove la danza, la musica e le emozioni si fondono, regalando al pubblico un’esperienza intensa, luminosa e piena di vita.

-È vero che la danza è la scorciatoia della felicità ?
Dipende da come la si vive. Per molti la danza è davvero una “scorciatoia” verso la felicità, perché permette di liberare emozioni, sciogliere tensioni e sentirsi pienamente presenti nel momento. Ballare significa ascoltare la musica, il proprio corpo e, spesso, connettersi con gli altri: tutto questo genera benessere immediato. Naturalmente non elimina le difficoltà della vita, ma offre uno spazio in cui ritrovare leggerezza, energia e autenticità.
-Qual è lo spettacolo a cui sei legata di più e perché?
Per me lo spettacolo più grande è la vita stessa: ogni gesto, ogni emozione, ogni dettaglio diventa teatro. Il teatro vive dentro di noi, nel nostro animo: è lì che nasce la sua forza. Da questa fonte di ispirazione prendo spunto per studiare le tematiche, scegliere le musiche, i costumi, le scenografie e costruire coreografie capaci di lasciare emozioni indelebili nei cuori. Così hanno preso vita spettacoli come Woman Planet, Carpe Diem, Once Upon a Time.
-Angela e lo specchio. Uno specchio può essere utile per un balletto?
Lo specchio nel ballo è un compagno prezioso ma anche esigente. Serve per controllare la postura, la precisione dei movimenti, la simmetria: aiuta a vedersi da fuori e a correggersi. Allo stesso tempo, però, rischia di diventare un giudice severo, perché riflette non solo il corpo ma anche insicurezze e dubbi. Per questo lo specchio è utile, ma non basta: ad un certo punto bisogna imparare a ballare senza specchi, affidandosi alle sensazioni, alla musica e all’anima del movimento. È lì che la danza diventa arte davvero libera.

-La danza resta sempre un delicato equilibrio tra la perfezione e la bellezza?
Sì, si può dire così: la danza vive proprio in quel delicato equilibrio. La perfezione richiama la tecnica, la disciplina, l’armonia dei movimenti; la bellezza invece nasce dall’emozione, dall’imperfezione che rende umano ogni gesto, dalla capacità di toccare chi guarda. Quando questi due elementi si incontrano, la danza diventa arte, non è solo un esercizio preciso, ma un racconto capace di emozionare. In fondo, la danzatrice cerca sempre di unire rigore e libertà, precisione e poesia, creando una forma di bellezza che non è mai fredda, ma viva.
-Molte donne amano il ballo e molti uomini amano il calcio… Con il ballo si sta insieme e si sorride al mondo, con il calcio si resta da soli e tristi quando si perde la partita…
È un pensiero molto suggestivo! In realtà il ballo e il calcio hanno entrambe una dimensione di socialità e grande emozione, ma in modi diversi. La danza oltre che per la sua competitività, rigorosità, ed eleganza è spesso vissuta anche come condivisione: ballare significa incontrarsi, raccontarsi, aprirsi agli altri e al mondo con culture diverse unificando il nostro cuore con il grande amore che ci unisce per la danza e per la vita attraverso grandi valori. Con la danza si raccontano anche tante storie di vita donando tante emozioni. Il calcio è un grande sport che trasmette sempre grandi emozioni unificando il grande amore e la grande passione per tutti coloro che amano il calcio, anche se a volte si ha l’idea di isolamento se vissuto solo come spettatore, rimane sempre un uno sport meraviglioso. Il ballo, invece, ha la forza di unire generazioni, culture e persone diverse attraverso il linguaggio universale del corpo e della musica.
-Prima la Tv trasmetteva molti spettacoli di danza, oggi se ne vedono due l’anno…
È vero, un tempo la danza aveva più spazio in televisione, oggi invece è molto meno presente. Questo dipende da vari fattori, la TV generalista punta più sull’intrattenimento immediato, mentre la danza richiede attenzione, sensibilità e tempi diversi. Per fortuna, però, oggi esistono altri canali social, piattaforme online, Festival che permettono alla danza di raggiungere un pubblico anche più ampio e giovane rispetto al passato.
-Quale ballo rimarrà nel cuore delle donne dei nostri tempi?
Non esiste una risposta unica, la scelta del ballo che resterà nel cuore dipende molto dal contesto culturale, locale e personale.
-Il ballo è un sogno ad occhi aperti, quando le signore a teatro seguono un balletto si fanno bellissime, indossano bei vestiti, delle scarpe luccicanti, gioielli e profumi seducenti…
Il ballo è davvero un sogno ad occhi aperti: un momento in cui ci si lascia trasportare dalla musica dalle proprie emozioni e ci si trasforma. Per molte donne non è solo movimento, ma anche rito: scegliere l’abito, le scarpe, il profumo… sono tutti dettagli che amplificano la magia e fanno sentire più belle, più sicure, più vive. Il ballo diventa così un’esperienza totale, che unisce corpo, cuore, anima e immaginazione: non è soltanto tecnica o passi, ma un modo per celebrare se stesse e riscoprire la propria femminilità.

-Qua è la città che vorresti visitare?
Non esiste una città in particolare, più che la città ricerco un sentimento che la città possa trasmettermi. Vorrei visitare qualsiasi luogo dove il tempo possa fermarsi e l’anima trovare pace. Amo i luoghi che profumano di storia e poesia, dove ogni angolo racconta una favola e il cuore può danzare libero
-E il teatro internazionale dove ti piacerebbe ballare?
Sarebbe meraviglioso danzare un giorno in teatri straordinari come l’Opéra Garnier di Parigi, il Teatro di San Carlo di Napoli o il Teatro Massimo di Palermo. Potrei citarne molti altri, in fondo credo che il palcoscenico più importante non sia fatto di mura o sipari: è custodito nel nostro animo e nella nostra vita.
Danzare con passione e amore, tra musica, movimento ed emozione, trasforma ogni luogo in un grande teatro.
-Cosa resterà di questi anni bui?
Di questi anni bui resteranno tante ferite, ma anche la consapevolezza di quanto siano preziose le cose semplici: la vicinanza, un abbraccio, il condividere passioni e sogni. Tenersi per mano senza lasciare nessuno indietro, amando la vita nel pieno rispetto con tutti i valori in essere. Proprio nei momenti difficili si riscopre la forza dell’arte, della danza, della musica, linguaggi che hanno continuato a farci respirare quando tutto sembrava fermo. Ama per la gioia di Amare
-Puoi commentare questa frase: “Dovremmo considerare persi i giorni in cui non abbiamo ballato almeno una volta”…
È una frase splendida, perché racchiude l’idea che il ballo non sia solo arte o spettacolo, ma un modo di vivere pienamente. Ballare, anche solo per pochi minuti, significa riconnettersi al proprio corpo, liberare emozioni, ritrovare leggerezza. Ballare, danzare, esprimere le nostre emozioni interiori attraverso i passi della danza che amo immensamente.
-Qual è il potere del ballo?
Il potere del ballo sta nella sua capacità di trasformare. In fondo, il potere del ballo è quello di rendere visibile l’invisibile, trasformando la vita e le emozioni in movimento e poesia. Attraverso il ballo si raccontano tante storie con grandi emozioni, ciò che sta nel nostro animo la danza ha il grande dono di dar luce anche agli angoli più bui del nostro cuore, trasformando i nostri pensieri anche emotivi in coreografie meravigliose.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Oltre ai progetti a cui sto già lavorando, sento il desiderio di impegnarmi anche nel sociale, portando la danza a tutte le persone che sognano di sfiorare, almeno una volta, questo mondo meraviglioso.
La danza non conosce nè età, né confini: è un dono che appartiene a tutti, un linguaggio capace di unire, liberare e far brillare ogni cuore.

Biografia
Angela Carollo intraprende il suo percorso nella danza orientale a Milano nel 2005, all’interno di un centro culturale dedicato all’accoglienza e all’integrazione multietnica. L’anno successivo approfondisce la storia e le origini della danza orientale, ampliando così la sua conoscenza della danza del ventre.
Nel 2007 si trasferisce a Palermo, dove entra a far parte di una scuola di danza e, successivamente, si iscrive all’Accademia di Danze Orientali, avviando il percorso che la porterà a conseguire il titolo di insegnante. Durante questi anni si esibisce in diversi teatri siciliani e partecipa a numerosi eventi regionali.
Nel 2008 ha l’opportunità di collaborare per tre anni con l’Emiro del Qatar e il suo entourage, esperienza che le permette di vivere da vicino la cultura araba. A questa si affianca, nel 2010, lo studio della lingua araba, con il conseguimento dell’attestato di I livello.
Dopo dieci anni di formazione e pratica, nel 2014 si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Insegnanti di Ballo, ottenendo nel 2015 il titolo di insegnante e coreografa in danze orientali ed etniche (moderne e contemporanee), con specializzazione in danza del ventre.
Nello stesso anno torna a Palermo e contribuisce alla fondazione di un’associazione culturale dedicata alla solidarietà e all’integrazione tra culture, portando la danza del ventre in teatri e siti UNESCO, attraverso eventi che promuovono il dialogo interculturale.
Nel 2016 entra a far parte del CID – International Dance Council, organismo internazionale sotto l’egida dell’UNESCO, e partecipa a eventi di rilievo in città come Parigi, Madrid, Dubai, Atene, Abu Dhabi e alle Maldive.
Nel 2019 fonda la sua scuola di danza e crea il gruppo di ballo El Faridah. Dal 2020 avvia un percorso di divulgazione sulla storia della danza del ventre, organizzando eventi volti a sensibilizzare sul tema dell’integrazione e del rispetto delle diverse culture. Unisce arte e impegno sociale, organizzando eventi che promuovono dialogo, integrazione e valorizzazione culturale
Nel 2023 realizza il progetto culturale “Woman Planet”, evento dedicato al rispetto e alla valorizzazione delle donne, che le permette di collaborare con importanti esponenti del panorama artistico siciliano.





