Ritratti: psichiatri del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Maurizio Guarneri

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Ho conosciuto Maurizio Guarneri al Palazzo del poeta durante una presentazione di un libro nella rassegna un tè con l’autore. Guarneri durante la presentazione, con una sua impronta personale ha dato una lettura psicanalitica del libro facendo emergere aspetti interessanti e intriganti che nessuno del pubblico si aspettava. Il dottore nel tempo libero svolge un po’ di attività sportiva, in palestra e nuoto a mare, segue i concerti di musica classica al Teatro Massimo e altri concerti di musica jazz al teatro Golden e al Brass Group. Ama molto il teatro contemporaneo, il teatro libero, ma la passione che coltiva da 10 anni è il canto. Canta come tenore in un coro polifonico. Inoltre, si interessa molto di cinema e di arte. Ama trascorrere le serate con gli amici. Ultima attività ma non meno importante, è la collaborazione con “Un tè con l’ autore” e con la rivista EGENIALE diretti da Rosa Di Stefano.

Confesso, che da molto tempo avrei voluto realizzare questa intervista. Quel giorno è arrivato. Questa volta desidero iniziare la conversazione, in maniera originale riportando quattro testimonianze che ci fanno conoscere Maurizio Guarneri più da vicino…

Antonella Chinnici scrittrice:

“E’ un medico assai competente, ma è anche un intellettuale curioso del nuovo, colto, assai speculativo e sempre di respiro. E poi è anche un vero ed appassionato umanista”.

Marisa Di Simone giornalista:

“ Maurizio Guarneri è il sorriso che accoglie, la voce corposa che rassicura, lo sguardo che indaga alla ricerca di significati profondi, nei segni non sempre evidenti all’occhio profano. Le sue riflessioni sull’arte aprono varchi luminosi tra le pagine narrative degli scrittori, gli scatti istantanei dei fotografi, i racconti visionari dei registi. Lì, dove la creatività custodisce i suoi segreti più intimi, il dottore Guarneri prova a dar forma a ciò che tace: simboli, sogni, meccanismi di difesa si trasformano in un linguaggio condiviso, in una trama di significati su cui fermarsi per riflettere insieme.”

Vito Lo Scrudato scrittore:

Maurizio Guarneri è una composizione felice tra professionalità medica e vasta conoscenza di cultura letteraria. Ha una grande sensibilità artistica e sa attribuire il giusto valore alle opere che recensisce.

Rosa Di Stefano giornalista e presidente di Federalberghi Palermo:

“Quando l’amicizia vera arriva non c’è età. Ci sono luoghi che diventano crocevia di incontri destinati a lasciare un segno. Il Palazzo del Poeta, con la sua storia e la sua bellezza senza tempo, è stato il teatro del nostro primo incontro con Maurizio Guarneri. Da allora è nata un’amicizia che dimostra come i legami autentici non conoscano barriere generazionali: arrivano quando devono arrivare, con naturalezza e forza, e si radicano nell’ascolto, nel rispetto e nella condivisione di valori comuni. Maurizio porta con sé la capacità di unire profondità e leggerezza, di trasformare le conversazioni in occasioni di crescita e i momenti condivisi in ricordi preziosi. La sua presenza testimonia che l’amicizia vera non ha età: è un dono che si riconosce subito e che si custodisce con gratitudine.

Ed ora andiamo a conoscere Maurizio Guarneri…

-Quando nasce la passione per la medicina ?

Durante il liceo classico mi ha interessato lo studio della letteratura greca, le tragedie in particolare, ricordo come un’esperienza molto emozionante la prima volta che sono andato con la scuola a Siracusa per assistere ad una rappresentazione al teatro greco. Contemporaneamente ero attratto dalla filosofia e nell’ambito di questa materia ho studiato Freud e a seguito di questa lettura presi la decisione di iscrivermi alla facoltà di medicina per specializzarmi in Psichiatria. Alla fine della specializzazione intrapresi il training psicoanalitico e divenni, alla fine di esso, psicoanalista della SPI, Societa’ di Psicoanalisi Italiana.

-E la passione per la letteratura?

Anche quella è iniziata durante il liceo ma si è rafforzata con lo studio della psichiatria e della psicoanalisi sia perché Freud ha utilizzato molto la letteratura ,la poesia, la mitologia nella elaborazione della teoria psicoanalitica sia perché ogni paziente porta quello che lo stesso Freud ha definito “Romanzo familiare” per indicare la storia riferita dal paziente che tuttavia è un racconto romanzato che nel corso dell’analisi si trasforma in “storia” cioè viene ricondotta ai fatti il più possibile senza le parti romanzate. Le storie dei pazienti sono dei racconti che, a volte , superano le narrazioni nate dalla fantasia degli scrittori. Di contro la letteratura può aiutare nella didattica e nella comprensione dei casi clinici, cosi come può essere molto utile il cinema.

– Il 13 maggio 1978 con la legge Basaglia in Italia venivano chiusi i manicomi. Cosa ha significato questa legge e quali conseguenze ha avuto?

La legge Basaglia ha introdotto una riforma radicale della Psichiatria e della cura del disagio mentale. Ha previsto, dopo la chiusura dei manicomi, la istituzione di servizi vari sul territorio per promuovere l’inclusione sociale e il rispetto della persona, ponendo fine a pratiche di segregazione e contenimento fisico tipiche degli istituti psichiatrici; ha determinato un profondo cambiamento culturale che ha ridefinito il rapporto tra la società e le persone con disturbi mentali, sostenendo un approccio più empatico ed umano alla cura, basato sul dialogo e sul supporto morale, utilizzando tutte le risorse a disposizione, terapie farmacologiche, psicoterapeutiche, di riabilitazione ecc.ecc. Il modello italiano ha influenzato le politiche di salute mentale in molti altri paesi del mondo.

-Quali erano i punti deboli della legge Basaglia? Perché alcuni l’apprezzano ed altri la contestano?

Bisogna sottolineare che la legge 180 è una legge “quadro” e pertanto occorrono i contenuti per attuarla. Quindi dipende molto dalle politiche regionali e dalla pubblica amministrazione delle varie zone del paese. Vediamo pertanto una situazione a macchie di leopardo: vi sono regioni che hanno iniziato prima ed hanno realizzato più opere che vanno meglio ed altre regioni che sono rimaste indietro. E’ necessario che si facciano progetti ed investimenti e si realizzino tutte la strutture intermedie nel territorio per creare un’assistenza capillare ed efficiente. Il problema quindi non è di tipo normativo ma sta nell’ applicazione della legge. Inoltre quando si fanno tagli nella sanità, il settore che viene più colpito è quello delle varie disabilità. Oggi vi è una parte della società che spinge per applicare pienamente la legge180 ed una parte che tende a tornare indietro ad un sistema simil –manicomiale fondato sull’isolamento del paziente e sulla custodia e segregazione.

-Quanto influisce la genetica nella eziologia dei disturbi psichici ?

Sino a metà del secolo scorso la psichiatria si divideva in due fazioni : quella degli “organicisti” che sostenevano che le cause delle malattie mentali erano organiche, cioè di tipo genetico, biologico, biochimico e che la terapia più valida fosse quella psicofarmacologica e quella degli “psicodinamisti” che invece affermavano che alla base dei disturbi psichiatrici ci fossero fattori psicologici per i quali la terapia migliore fosse la psicoterapia. Nella seconda metà del secolo scorso questa divisione è stata superata perché è prevalso” l’approccio integrato” cioè un modo complesso e multidisciplinare di affrontare i problemi della psichiatria fondato su un modello “bio-psico-sociale” secondo il quale, in misura variabile da caso a caso, sono presenti sempre fattori genetici, biochimici, psicologici , familiari e sociali. Anche per quanto riguarda la ricerca ogni ricercatore sceglie un campo, un punto di vista diverso ma tutti vengono integrati fra loro.

-Qual è il significato del disagio giovanile di questo periodo storico?

Il disagio giovanile è sempre esistito perché è presente in tutti gli esseri umani nella fase della adolescenza, quando il soggetto deve affrontare necessariamente il distacco dai genitori dell’infanzia ed iniziare ad essere autonomo ed indipendente. Questa fase è caratterizzata da contestazione dei genitori e bisogno di libertà ; il giovane si muove tra mondo familiare, protettivo, rassicurante e mondo esterno, nuovo, affascinante ed inquietante: in questo percorso i genitori devono essere presenti ed attenti nel dosare libertà , controllo e protezione. L’adolescente oscilla tra eccitazione , aggressività che può anche sfociare nella violenza e l’isolamento e avere un disturbo depressivo, o persino presentare il fenomeno dello hikikomori, che è una volontaria autoesclusione sociale, una ribellione alla cultura ed all’ambiente di appartenenza, un rifiuto di contatto con l’esterno e con la famiglia. Il disagio giovanile assume caratteristiche diverse nelle varie epoche, nella nostra si intreccia e si articola con le nuove tecnologie che possono creare dipendenza, riduzione dei rapporti interpersonali, e contatti in internet nocivi ed incontrollati.

-E’ vero che , dopo gli incidenti stradali, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani ?

Si .In effetti si è riscontrato negli ultimi anni un incremento dei suicidi tra i giovani. Più del 90% dei casi totali di suicidio sono associati a disturbi mentali, soprattutto depressione ed abuso di sostanze, ma anche si verificano in momenti di crisi socioeconomica, familiare o individuale, tutte la situazioni che aumentano la sofferenza umana. Kaes ha rilevato una riduzione dei” garanti metasociali” cioè l’insieme delle strutture e dei processi sociali che inquadrano e regolano la vita di un gruppo come i miti, le credenze religiose, le ideologie e le forme di autorità nonché dei”garanti metapsichici” cioè degli inderdetti fondamentali e i contratti intersoggettivi, patti e alleanze che costituiscono il quadro organizzativo della vita psichica individuale. I giovani si possono sentire soli ed inadeguati, senza strumenti interni ed esterni per affrontare la realtà, il futuro. Massimo Recalcati ha esplorato il ruolo del figlio nell’epoca contemporanea che, a suo avviso è caratterizzata dalla”evaporazione del padre” e dalla crisi della filiazione simbolica. Ha coniato la espressione di “ complesso di Telemaco”, cioè il figlio attende il ritorno del padre e l’eredità della testimonianza paterna in contrapposizione del “complesso di Edipo” che fa vedere nel padre un ostacolo, ma anche una figura temuta.

-I suicidi nelle carceri sono frequenti: come vede questo problema?

Il grado di civiltà di un paese si vede dalle condizioni in cui vivono i detenuti. La detenzione dovrebbe servire a rieducare coloro che commettono reati e dare loro l’occasione per studiare, imparare un lavoro, un’arte, se invece si limita alla loro esclusione dalla società, alla custodia privandoli della dignità di cittadini, o persino di esseri umani si può creare una condizione depressiva grave poiché viene meno la possibilità di proiettarsi nel futuro, di vivere in modo decoroso, di coltivare interessi, di sentirsi utili. Infatti, per tali motivi, nelle carceri sono molto frequenti disturbi psichiatrici, comportamenti autolesionistici e tentativi di suicidio.

-Per concludere: che rapporto c’è tra l’arte, il cervello e la mente dell’uomo?

L’arte nel corso del secolo scorso ha subito una radicale trasformazione. Se la pittura ha avuto in passato la funzione di contenere i demoni, viceversa il movimento surrealista ha proposto la disgiunzione tra “ mostro” e “uomo” ovvero tra arte e natura. Inoltre poiché l’uomo ha un inconscio, bisogna controllare i minimi segni di una presenza che provocherà in lui delle catene associative. Dice Duchamp:”Il quadro è fatto da chi lo guarda “ ; la pittura deve creare il suo evento. Dal surrealismo all’astrattismo sempre più si passa dalla rappresentazione del reale all’assenza di forma e così ogni osservatore non vede ciò che ha visto l’artista ma ciò che dal suo interno proietta sull’opera. Funziona come i test proiettivi in psicologia, come il test di Rorschach. La teoria dell’immedesimazione, di cui parla Platone, è sempre valida ma è cambiata in questo senso: se di fronte alle opere di Michelangelo l’immedesimazione avviene con i protagonisti della “ rappresentazione –opera d’arte” per esempio i prigioni, nel caso di Fontana, in assenza di una rappresentazione avviene direttamente con l’artista ed in particolare con le sue “azioni” come i tagli sulla tela; tutto ciò è confermato dalle neuroscienze poiché si è visto che di fronte ai due tipi di opere si attivano” neuroni-specchio” diversi.

-Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Vorrei continuare ad occuparmi di psicoanalisi e dei suoi rapporti con la psichiatria da un lato e dall’altro con la letteratura, il cinema, e l’arte.

MAURIZIO GUARNERI

DOCENTE DI PSICHIATRIA FACOLTA’ DI MEDICINA E CHIRURGIA

ORDINARIO SOCIETA’ PSICOANALITICA ITALIANA (SPI)

Per le foto di Maurizio Guarneri si ringrazia Duilio Scalici