La situazione nel comparto agricolo e zootecnico è diventata drammatica tanto da costringere la Regione Siciliana ad intraprendere subito l’attivazione delle modalità eccezionali di prelievo dei volumi ormai residuali degli invasi del territorio, di norma non utilizzabili in regime ordinario al fine di fronteggiare la grave emergenza. Le direttive sono state emanate dall’Autorità di Bacino della Presidenza della Regione. I gestori degli invasi e delle reti di distribuzione sono stati invitati ad adottare sistemi di prelievo delle risorse di superficie – utilizzando anche piattaforme galleggianti e attivare anche procedure di monitoraggio e di trasferimento della fauna ittica, con l’obiettivo di garantire l’utilizzo dei cosiddetti “volumi morti” e prevenire fenomeni di moria dei pesci. Si tratta delle residue risorse idriche ancora presenti nelle dighe, pur al di sotto delle quote di presa degli invasi.

A determinare le nuove direttive saranno stati i quotidiani disagi lamentati da settimane, in particolare nel comprensorio riberese dalle amministrazioni comunali di ben 14 comuni dell’area Arancia di Ribera Dop e dall’associazione “Liberi Agricoltori” che dell’acqua ne hanno fatto una ragione di vita per l’economia, e da qualche giorno la denuncia da parte della Confcommercio di Agrigento che, a nome di migliaia di coltivatori, ha lanciato l’allarme sulla sospensione dell’erogazione dell’acqua della diga Furore destinata all’irrigazione del colture ortive nei territorio di Favara, Villaggio Mosè e Palma di Montechiaro, rappresentando il provvedimento una minaccia per l’economia agricola e sociale dell’intera area.
Il consorzio di bonifica AG 3 viene invitato ad applicare subito le misure straordinarie per contrastare l’avanzare della crisi idrica, soprattutto irrigua, mettendo in moto il meccanismo per monitorare l’attuale situazione la quantità dell’acqua da prelevare dagli invasi per gli usi necessari alla sopravvivenza del settore agricolo, garantendo tuttavia il fabbisogno potabile delle comunità. Gli occhi sono ormai puntati su Palermo sulla cabina di regia, alla cui riunione prendono parte l’assessorato all’Agricoltura, quello dell’Acqua e dei Rifiuti, l’Autorità di Bacino, il dipartimento per l’emergenza idrica in Agricoltura, per una urgente verifica delle quantità d’acqua oggi presenti nelle dighe, per un immediato prelievo dei volumi disponibili e soprattutto dell’individuazione delle aree ancora da irrigare.
I territori in forte sofferenza irrigua sono quelli a valle dei Monti Sicani e quelli dipendenti dal sistema imbrifero della diga Furore. Sul comprensorio di Ribera sono presenti le dighe Castello a Bivona e Raia a Prizzi che hanno l’uso promiscuo, potabile ed irriguo, dell’acqua. C’è quella di Piano Leone a Santo Stefano Quisquina, solo potabile. Nel comprensorio di Favara-Palma di Montechiaro l’invaso Furore con destinazione irrigua. Ma le emergenze aumentano di giorno in giorno.





