A presentare il 13 agosto scorso l’interrogazione a risposta scritta alla Camera ai ministri della Giustizia e della Salute sono stati gli onorevoli Giovanna Iacono, Debora Serracchiani, Anthony Barbagallo, Maria Stefania Marino, Giuseppe Provenzano, Fabio Porta, tutti del Partito Democratico,
“Chiedono di sapere:
– premesso che come riportato anche dalla stampa, che ha ripreso il disperato appello del padre, Antonino Montalbano, da Antigone e dal Garante regionale della Regione siciliana, un giovane di Calamonaci detenuto nel carcere di Catania, Paolo Montalbano, verserebbe in gravissime condizioni di salute, sia mentale sia fisica;
la Commissione medica per l’accertamento dell’handicap, di Ribera, nel 2020 certificava un’invalidità dell’80 per cento dovuta ad una psicosi ossessiva grave e in seguito gli veniva diagnosticata una sindrome di Cushing complicata dall’insorgenza di un tumore ipofisario;
– da mesi la famiglia chiede, per questo, la concessione degli arresti domiciliari: in un anno di detenzione il ragazzo, di 24 anni, sarebbe dimagrito di circa 40 chili, debilitato dalle malattie psichiche e fisiche;
– Montalbano è recluso in carcere dal febbraio del 2024, quando venne arrestato per avere aggredito un medico all’ospedale Civico di Palermo; ha poi patteggiato la pena a 5 anni di carcere;
– il padre disperato alcuni mesi fa ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica, che ha interessato il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero interrogato, che avrebbe spiegato come il giovane, prima detenuto a Sciacca, fosse stato trasferito a Catania proprio per garantirgli adeguata assistenza sanitaria;
– la famiglia del detenuto contesta, invece, proprio che tale trasferimento non abbia prodotto i risultati sperati, in quanto le condizioni di salute del giovane continuano visibilmente a peggiorare;
– nel 1946 l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito la salute come «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo l’assenza di malattie» e, sempre l’Organizzazione mondiale della sanità, rileva che in Europa un detenuto su tre soffre di disturbi mentali, tanto che la causa più comune di morte nelle carceri è il suicidio.
– studi recenti mostrano inoltre che fra i detenuti la diffusione del disturbo psicotico e di depressione maggiore è di 2-4 volte superiore rispetto alla popolazione libera;
– «L’incarcerazione non dovrebbe mai diventare una condanna a una salute peggiore» scrive il rapporto. La causa di morte più comune nelle carceri d’Europa si conferma il suicidio, con un tasso molto più alto rispetto al resto della popolazione; per quanto riguarda l’Italia, il tasso di suicidi è di 15 ogni 10 mila detenuti, a fronte di una media di 0,67 tra la popolazione libera;
– la salute di ogni detenuto deve essere tutelata e, in caso di gravi malattie fisiche o psichiche, la detenzione in carcere può aggravare ulteriormente il quadro sanitario, mettendo a rischio la vita stessa del detenuto;
se i Ministri interrogati non ritengano assolutamente urgente, assumere iniziativa, per quanto di competenza, in considerazione del ruolo del DAP, al fine di tutelare la vita e la salute di un detenuto così fragile”.





