“Pedalare fa bene al corpo e alla mente!”
Nei primi del novecento a Palermo nasceva un laboratorio di biciclette artigianali, considerate all’inizio del secolo un bene di lusso, riservato a pochi. La bottega artigiana venne fondata da Antonio Cannatella detto Nenè, poi passata al figlio Totò. Questa è una storia che attraversa tre generazioni. Nenè nella sua bottega non si limitava ad assemblare le diverse componenti della bicicletta, ma da artigiano le fabbricava a una a una a partire dal telaio, che realizzava tagliando i tubi a misura del cliente. Con il passaggio del laboratorio nelle mani dei figli Totò ed Enzo, il nome dei Cannatella iniziò ad essere associato allo sport. Infatti, pur non tralasciando le bici per uso urbano, negli anni Settanta il laboratorio si specializzò nel settore delle biciclette da corsa, con cui Totò stesso, atleta oltre che artigiano, gareggiava e vinceva importanti premi. Totò portò avanti una serie di iniziative a sostegno dello sport e di una mobilità sostenibile a Palermo, come la passeggiata ecologica in bicicletta, un’iniziativa che ricevette una grande attenzione da parte del pubblico, venendo riproposta anche negli anni futuri. Massimo lasciò gli studi di medicina per dedicarsi all’azienda di famiglia. Anche lui è un atleta ed ha portato avanti le iniziative avviate dal padre come le passeggiate ecologiche e si è dimostrato attento alle tendenze del momento. Ha collaborato alla realizzazione del Triathlon del Mediterraneo a Mondello, ed ha organizzato le prime gare di mountain bike a in città. Ha realizzato e continua a creare le prime biciclette ispirate ai grandi maestri del Novecento: a Pollock, da cui riprende l’uso libero del gesto e del colore. Tra le sue passioni c’è la pittura, la fotografia, la scultura e lo sport. Colleziona racchette da tennis in legno. Ama libri di storia, e curiosità dei paesi lontani. Ha realizzato delle biciclette per collezioni private, Museo/ Studio Ron Miriello, San Diego (California).

Ma andiamo a conoscere Massimo Cannatella da vicino .
-Quando nasce la sua passione per la bicicletta?
Le passioni tendenzialmente nascono nel tempo, lungo il percorso di vita, che ognuno di noi percorre. Il mio caso è un pò diverso. Sono nato in una famiglia di costruttori di bici, prima mio nonno Antonio e a seguire mio padre Totò. Come vede la passione è nata con me, è congenita nel mio DNA. Rappresento la terza generazione, ed ho sempre vissuto con e nel mondo della bicicletta, la mia vita è stata sempre una ruota che gira, anzi due…
-Quale storia c’è dietro una bicicletta?
Dietro ogni bicicletta c’è un vissuto importante, quello umano di chi ogni mattina inforca la sua bici e percorre tanti chilometri per arrivare al posto di lavoro. La bicicletta è stata per tanti anni il mezzo di locomozione principale, soprattutto al nord Italia. Ogni bicicletta ha una sua storia, allo stesso modo di chi la pedala. Mi occupo di restauro e preferisco il conservativo, con le tracce di ruggine, la vernice graffiata, che rappresentano le nostre rughe ed io non le cancello, le evidenzio.
-Quando nasce la bicicletta, chi l’ha inventata?
E’ una storia che attraversa due secoli di evoluzione, di tecnica, sociale e culturale. Un oggetto dalla storia affascinante. La bicicletta nasce nel 1791 (Celerifère), grazie all’intuizione del conte De Sivrac, un mezzo a due ruote senza pedali, senza manubrio, con una tavola di legno per sellino, si spingeva con i piedi. 1871 “Draisina”, dal barone tedesco Karl Drais, in più aveva il manubrio, si spingeva ancora con i piedi. In Francia nacque il velocipede grazie a Pierre Michaux, era in metallo non più in legno pesante, aveva i pedali, le prime bici con trasmissione a catena. Sulle ruote non esistevano i pneumatici, erano rumorosissime. Soltanto nel 1888, i primi, grazie all’invenzione di John Boyd Dunlop, ( che poi diverrà famoso), miglioreranno comfort e velocità. Nel XX° secolo, all’inizio del ‘900, la bicicletta diventerà il mezzo di trasporto più diffuso al mondo. Negli anni 60/70 il declino coincide con la ripresa economica dell’Italia, le città cominceranno ad essere invase da automobili e motocicli. Oggi fortunatamente si assiste al grande ritorno della bicicletta protagonista della mobilità sostenibile, soprattutto nei centri urbani.

-Un viaggio in bicicletta per scoprire le bellezze della natura…
Da buon siciliano inizierei dalla mia terra, da sempre ho avuto un piccolo sogno, realizzare il periplo della Sicilia, con un’escursione sull’Etna, circa 1000 chilometri. Ma il viaggio ideale è pedalare senza meta e senza tempo, per conoscere le storie dei luoghi e delle persone…
-Quali sono le principali marche di biciclette italiane?
In Italia i nomi storici che ritornano nella mente di molti sono sicuramente: Bianchi, Legnano, Bottecchia, Colmago, Cinelli, Olmo, Wilier,Triestina ecc… Certamente meriterebbero di essere menzionate anche le piccole realtà a conduzione familiare, come la mia piccola azienda, con il suo secolo di vita e tre generazioni.
-Le differenze tra le bici da passeggio, le city bike e le bici per la montagna…
Esistono varie tipologie di bici:- City Bike, da noi più comunemente chiamate bici da passeggio, ideali per la città, con tanto comfort, dotate di accessori importanti e fondamentali, quali luci, cestino, parafanghi. – MTB (Mountain Bike ) 19987/88. Arriva dall’America ideale per le escursioni in montagna. Per noi italiani si tratta di una vera novità, ben accolta e ancora oggi in grande diffusione. Dotate di diverse velocità, per affrontare rapide salite e discese, ruote larghe artigliate, ( in gergo ciclistico ruote grasse), per una presa migliore sullo sterrato. Altre tipologie: bici da corsa, con ruote grasse adatte anche allo sterrato, Ibride e Grand Tour, ideali per i lunghi viaggi.

-Le biciclette e le donne della Resistenza.
Nel secondo dopoguerra le donne in bici hanno avuto un ruolo fondamentale, spesso sottovalutato. Molte parteciparono rischiando la loro vita, alla causa partigiana, non impugnando armi, ma con attività importanti come la famosa staffetta partigiana per trasportare viveri, medicine e importanti documenti. Una donna in bici era meno notata rispetto ad un uomo. Tante di loro hanno assunto ruoli importanti un nome su tutti: “Nilde Iotti”.
-Al nord le donne continuano ancora ad andare al lavoro in bici?
Al nord Italia si continua a pedalare, la bici è il mezzo di locomozione più diffuso, casa, lavoro, casa, il percorso più battuto sia per le donne che per gli uomini. Chi usa la bici 4/5 giorni a settimana, nell’arco dell’anno percorre almeno 800/1000 chilometri, (molti anche di più), coprono una distanza come Palermo- Napoli- Roma, un esercizio fisico e non solo, importante per la salute.
-Il giro d’Italia in bici è ancora una realtà?
Si, è ancora oggi una grande realtà, (anche se al momento è forse un pò in declino), e lo sarà per il futuro. Le grandi corse a tappe sono da sempre una grande attrazione sportiva, non solo per gli appassionati, ma anche per il grande pubblico. Si tratta di un traino economico per le aziende del settore e per l’industria del Turismo, oggi forse la più solida.
-Le piste ciclabili a Palermo non sono sicure e sono da rifare…
Le piste ciclabili a Palermo sono una bestialità, soltanto l’asse via Villafranca, via Praga può considerarsi ciclabile, il resto soltanto eresia … e non vado oltre!

-Bici del passato e bici del futuro, ne vogliamo parlare?
Le differenze principali sono due, leggerezza (non tutte), e più comfort. Le bici da corsa, grandi prestazioni con l’avvento di materiali compositi, come il carbonio. La bici elettrica non rientra nella mia cultura ciclistica. Oggi, sicuramente è il mezzo più diffuso ma non perché siamo diventati tutti “green”. Non credo che l’elettrico sia il futuro, auto e moto comprese, non è la panacea per la soluzione all’inquinamento, per tanti motivi, occorrerebbero investimenti di diversi capitali.
-I principali ciclisti italiani Coppi, Bartali, Gimondi, Pantani, Moser Saronni, Binda, Girardengo. Cosa resta dell’esperienza di questi personaggi?
Coppi, Bartali, Girardengo, Binda, Gimondi, Moser Saronni, Pantani, hanno segnato epoche ciclistiche leggendarie, suscitando grandi emozioni a tutti, non solo agli appassionati e ai tifosi. Hanno dato lustro nel mondo a grandi maestri artigiani ((italiani) del settore, ma soprattutto hanno scritto pagine indimenticabili di storia. Pantani con le sue “Rasoiate” teneva incollati allo schermo milioni di telespettatori. Il tour de corse, il Giro d’Italia non potevano prescindere dalla presenza di questo grande atleta e grande uomo.

-Ci può dire una curiosità legata alla bicicletta?
Il grande Gino Bartali utilizzò la sua bicicletta, la sua forza, la sua fama per trasportare documenti importanti, nascosti nel telaio per i partigiani, per aiutare gli Ebrei durante la seconda guerra mondiale . Riuscì a salvarne più di 800.
-Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Vorrei arrivare alla pensione per il meritato riposo. Auguro a mio figlio uno splendido futuro. Mi lasci fare una considerazione finale: “Questa città non vuole artigiani, ma abili venditori”!
Biografia Massimo Cannatella
E’ nato a Palermo nel 1964. Ha un diploma di maturità classica. Dopo la morte del padre abbandona gli studi di medicina per dedicarsi all’azienda di famiglia. Nel 1995 viene eletto Ambasciatore di pace e raggiunge Monaco di Baviera in bicicletta. Tra le sue passioni c’è la pittura, la fotografia, la scultura e lo sport. Colleziona racchette da tennis in legno. Ama libri di storia, e curiosità dei paesi lontani. Ha realizzato delle biciclette per collezioni private, Museo/ Studio Ron Miriello, San Diego (California).
Si ringrazia il fotografo Giacomo D’aguanno.






