Ritratti: Scrittrici del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Lorenza Fruci

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Quando ho avuto tra le mani il programma della Rassegna culturale “Una Marina di libri” diretta da Gaetano Savatteri, seguita da oltre 16.000 persone, così come faccio ogni anno, ho evidenziato in rosso gli appuntamenti che non potevo perdere, fra questi, la presentazione di “Donne in onda” Il racconto dell’immaginario femminile nei primi 70 anni di Rai, della giornalista e scrittrice Lorenza Fruci. In questo libro scritto benissimo c’è molto da scoprire, uno splendido viaggio nel mondo della televisione, nei diritti delle donne, nei cambiamenti del costume, c’è un sogno ad occhi aperti con le donne che sono più avanti degli uomini. Tutti dovremmo leggerlo con grande attenzione. Del libro si continua parlare in tutta Italia e la scorsa settimana è stato presentato in una bellissima trasmissione radiofonica della Rai: Mediterradio che va in onda da Palermo, in collegamento con il giornalista Vito Biolchini dalla Sardegna e Paulantone Squarcini dalla Corsica. L’autrice è stata intervistata da Adelaide Costa, una intervista da incorniciare. Ascoltare Lorenza Fruci è sempre una scoperta è capace di raccontare tutto con un sorriso e quando la scopri vuoi conoscerla di più, vuoi leggere i suoi libri e la sua storia. Ma andiamo a conoscerla da vicino, ponendole qualche domanda.

-Quando nasce il suo libro sulla tv pubblica e la condizione femminile?

In occasione della ricorrenza dei primi 70 anni di Rai, nel 2024, una celebrazione che mi ha dato l’opportunità di ripercorrere la programmazione della tv pubblica, dalle sue origini ad oggi, dal punto di vista della rappresentazione della condizione femminile.

-Nel suo libro lei parla delle donne che lavorano, delle donne della resistenza della regista Liliana Cavani…

È del 1959 la prima inchiesta della Rai “La donna che lavora” in cui i giornalisti Ugo Zatterin e Giovanni Salvi indagarono la condizione delle lavoratrici, intuendo che era un momento storico di grande cambiamento poiché le donne stavano entrando nel mondo del lavoro in modo definitivo e massiccio. Fu un’inchiesta che entrò nella storia della tv per aver evidenziato lo sfruttamento del lavoro femminile e il doppio impegno delle donne nel lavoro e a casa.

Il ruolo delle donne nella società è stato sottolineato anche da una giovane Liliana Cavani, regista di documentari per la Rai negli anni 60, che con il documentario “Le donne della Resistenza” ricercò e fece emergere il protagonismo delle donne in quel fondamentale passaggio storico della nostra storia, e fu la prima a farlo.

-Lei durante la presentazione a Marina di libri a Palermo ha detto: ormai la tv è diventata tante cose. Cosa intende dire esattamente?

Mi riferivo alla tv in quanto sistema televisivo. Ripercorrendo l’evoluzione della tv in questi primi 70 anni di storia non si può paragonare la programmazione degli anni 60, per esempio, con quella di oggi: siamo passati da un unico canale in bianco e nero a canali tematici e multipiattaforma.

-A chi si rivolge il suo libro?

Al pubblico generalista, e mi piacerebbe che arrivasse tra le mani dei giovani che non conoscono molta della storia della nostra TV che, in alcuni momenti della storia, ha avuto un impatto importante sulla nostra società. Il libro è scritto per essere divulgativo.

-Nella presentazione, la bravissima Ambra Drago ha parlato di leggi ingiuste e diseguali nei confronti delle donne…

La disparità che subiamo rispetto agli uomini deriva anche dalle leggi. Ecco perché è così fondamentale la presenza e la rappresentanza delle donne in politica. Solo le donne possono favorire, così come è accaduto, la liberazione delle donne dai tanti limiti imposti per legge. Ricordiamo per esempio che la disparità di salario per le donne nell’agricoltura era prevista dalla Legge Serpieri, che alle donne erano vietate gli accessi e le carriere ai pubblici uffici, che agli uomini era permesso il delitto d’onore…

-La tv di oggi è seguita dalla generazione della terza età?

La tv generalista sì, le piattaforme e i canali tematici più dai giovani. La tv oggi è parcellizzata, il pubblico la fruisce in maniera attiva, ed è anche più complesso per i produttori e gli autori intercettare e individuare un pubblico definito.

-Può esserci ancora della buona televisione?

Certo. E c’è ancora della buona tv. Guardando anche solo alla Rai, ricordiamo i programmi di Rai Storia, Rai Cultura e a molta produzione Rai Play. E poi i grandi programmi di divulgazione di Angela e di approfondimento come TV7. E ancora le fiction, ricordo una produzione internazionale su tutte, la miniserie televisiva“Il conte di Montecristo” che è stato un successo.

– Nel libro c’è grande attenzione per Franca Viola, che nel 1965 ha rotto gli schemi, si tratta di una vicenda particolare ed emblematica di una evoluzione che stava avvenendo ad Alcamo e in tutta Italia…

-Sono passati 60 anni da quando la giovane Franca Viola si oppose al matrimonio riparatore previsto per legge, dopo essere stata violentata da quello che avrebbe voluto essere suo marito. Lei si oppose, andò in tribunale, contestando pubblicamente per la prima volta questa usanza legittimata dal costume e dalle norme. La Rai seguì la vicenda dall’inizio alla fine, soprattutto con TV7, documentando un momento storico di grande cambiamento che segnò la nostra società.

-Cosa pensa del documentario “Donne in cammino” di Ugo Gregoretti?

Credo che la figura di Gregoretti come autore e conduttore televisivo vada rivalutata. Negli anni 60 in Rai ha realizzato diversi programmi, anche sperimentali, che andrebbero rivisti e valorizzati. E poi il documentario “Donne in cammino” in cui nel 1960, insieme a Luciana Giambuzzi, raccontò mezzo secolo di emancipazione femminile, ripercorrendo tutte le battaglie per i diritti delle donne, partendo dal primo tra tutti, quello di voto. Un omaggio importante alla storia delle donne.

-Ci sono molti luoghi comuni tardi a morire: “Chi dice donna dice danno”, “Donna al volante pericolo costante”!

Rispondo con un altro proverbio “All’uomo affortunato gli nasce prima la figlia”.

-Nel suo prezioso libro sono presenti i registi Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Liliana Cavani, Giovanni Salvi, le inchieste di Ugo Zatterin, le confessioni, le testimonianze sull’occupazione femminile, le proteste delle donne che presentano alcuni programmi della Tv.

La selezione dei programmi è il frutto di una lunga ricerca tra Teche Rai e Radiocorriere TV e segue l’evoluzione dei diritti delle donne, con l’obiettivo di sottolineare la buona tv ma anche la buona politica.

-Dario Fo e Franca Rame vengono allontanati dalla tv per 15 anni per un episodio sulle mondine, nella “Canzonissima” del 1962…

Sì, uno degli episodi di censura della tv pubblica. Ma anni dopo, fortunatamente, vennero riabilitati. Nel libro ricordo in particolare il monologo“Lo stupro” di Franca Rame a Fantastico nel 1989: in prima serata fu un momento di televisione che scioccò l’opinione pubblica, sensibilizzando fortemente il pubblico sul tema della violenza sulle donne.

– Donne in onda ci fa viaggiare nei programmi Harem condotto da Catherine Spaak, nella Tv delle ragazze di Serena Dandini, fino alla bella figura di Tina Anselmi. Cosa resta oggi di quei programmi nell’immaginario collettivo?

Molto. Soprattutto la “TV delle ragazze” è stato un esempio di come si poteva parlare di condizione femminile utilizzando un linguaggio ironico e satirico, cioè di come si può far riflettere con il sorriso. Una vera conquista, soprattutto per le donne.

Tina Anselmi fu una delle prime politiche che comprese l’importanza della tv e la utilizzò per sensibilizzare sui temi dell’emancipazione femminile e non per fare propaganda come si usa oggi. E lo fece in particolare riproponendo la “La donna che lavora” negli anni 90 commentando le interviste alle stesse donne protagoniste dell’inchiesta degli anni 50, raggiunte insieme alle loro figlie e nipoti: tre generazioni di donne testimoni di un paese in cambiamento.

-Qual è il programma della Rai sulle donne da trasmettere oggi?

Un programma che come “La donna che lavora” rimetta le donne al centro delle politiche del lavoro, focalizzandosi sulla leadership femminile.

-Quale film dovrebbero vedere tutte le donne del nostro Paese?

“La ragazza con la pistola” dei Mario Monicelli con una straordinaria Monica Vitti, film del 1968.

-Donna angelo del focolare, donna oggetto, donna per la pubblicità, Chiamami Peroni sarò la tua birra, una pubblicità offensiva con il volto della modella tedesca Solvi Stubing. E’ un linguaggio offensivo con la vendita delle auto, che continua ancora oggi, sarò tua a 99 euro al mese…

Purtroppo la pubblicità ha sfruttato per anni l’immagine femminile strumentalizzandola, anche questo filone appartiene alla storia della pubblicità che negli anni è cambiata e ha modificato le sue logiche. Nel tempo alcuni stereotipi sono stati messi in discussione ed oggi c’è molta più attenzione nei confronti dell’immagine della donna. Anche nella pubblicità è sempre una questione di sguardo maschile sul mondo, come se quello femminile non esistesse. Retaggio culturale che da decenni si sta cercando di abbattere.

-Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Vorrei dedicarmi agli 80 anni del voto delle donne che si celebreranno nel 2026. Una ricorrenza importante per la quale vorrei fare una mostra e raccontare delle storie.

Biografia

Manager culturale, esperta di comunicazione e giornalista. Collabora con la Rai,

scrive sul quotidiano Il Mattino, si occupa di promozione della cultura e valorizzazione del territorio. E’ autrice di corti e documentari, ha lavorato per programmi tv e ha pubblicato saggi. E’ stata anche Assessora alla Crescita Culturale e Delegata alle Pari Opportunità di Roma Capitale e ha collaborato con i Comuni di Siena e Viterbo.

Per le foto di Lorenza Fruci si ringraziano Giovanna Onofri e Denise Rana.