Grande prova di maturità professionale, di responsabilità e di solidarietà dei 220 lavoratori del consorzio di bonifica AG 3 che, nonostante da mesi non percepiscano lo stipendio, hanno annunciato che assicureranno l’irrigazione dei frutteti, con la prospettiva e speranza, acqua permettendo, di salvare l’economia della provincia agrigentina. Lo hanno annunciato i sindacalisti Franco Colletti della Flai Cgil e Leonardo Mulè della Filbi Uil, a cui è associato Giuseppe Lauro dello Snacob.
La proposta è chiara: “Dopo i gravi ritardi nei pagamenti degli stipendi, l’assenza di interventi strutturali e il costante ricorso ai mezzi propri per lo svolgimento del lavoro, i lavoratori hanno scelto, con grande senso civico, di non abbandonare gli agricoltori in un momento particolarmente delicato sul fronte della distribuzione idrica in agricoltura. Tale disponibilità è espressione della volontà di coniugare il diritto alla protesta con il rispetto dei bisogni fondamentali del territorio e degli utenti”.
I dipendenti, che da poco hanno ricevuto le tre mensilità d’inizio d’anno, hanno affermato che continueranno a fare debiti per acquistare il carburante e recarsi nelle sedi di lavoro della provincia, dove a Ribera, Sciacca, Menfi, Sambuca di Sicilia, Cammarata, Naro e perfino Castelvetrano sono nati dei presidi permanenti con l’occupazione dei locali. I lavoratori precisano che hanno apprezzato la volontà del governo regionale per il trasferimento al consorzio dei fondi per cui la scelta di continuare il servizio non deve essere interpretata come una rinuncia alla protesta, ma come un gesto di responsabilità nei confronti del territorio. I lavoratori – affermano – non accetteranno più promesse disattese né ulteriori rinvii.
Il banco di prova saranno due incontri. Quello di stamattina in prefettura ad Agrigento dove il prefetto Caccamo vorrà sentire i 12 sindaci del comprensorio riberese. Quello del 16 giugno quando i dirigenti della struttura consortile riceveranno i sindacati in merito all’inizio della stagione irrigua, oggi in ritardo, richiesta a gran voce da migliaia di agricoltori. L’acqua assegnata dall’Autorità di Bacino, 1,7 milione dal Prizzi e 1,8 dal Castello, è ritenuta insufficiente per irrigare 15-16 mila ettari di agrumeto e pescheto.





