Agrigento: Si comincia a lavorare per realizzare la diga Valentino sul territorio agrigentino

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Si mette mano alle carte e ai sopralluoghi tecnici sul territorio per cercare di realizzare la diga Valentino che potrebbe nascere in agro di Chiusa Sclafani, ma con i terreni sottesi della provincia di Agrigento, nella vallata del fiume Sosio-Verdura. Il Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti – Servizio Dighe – ha pubblicato il decreto con il quale affida ad una impresa l’incarico relativo alle “valutazioni idrologiche ed idrauliche preliminari utili alla determinazione dell’eventuale capacità di invaso di un serbatoio artificiale da denominare “Valentino” e a valutare la fattibilità della infrastruttura in territorio di Chiusa Sclafani, al confine con l’Agrigentino.

Si tratta di un vasta area che, situata ad nord di San Carlo, abbraccia le vallate dei torrenti Valentino, Landro e Fosso dei Mulini le cui acque vanno a sfociare sul corso dei fiume Sosio-Verdura, qualche chilometro sotto la centrale elettrica dell’Enel nei pressi di Burgio.

Il decreto regionale, che assegna lo studio alla società di ingegneria “Sering”, rappresenta proprio il primo passo per realizzare una diga in terra battuta che eviti che la preziosa acqua, in un territorio senza alcuno sbarramento, vada a finire inutilizzata a mare, nel Canale di Sicilia. I tecnici, dopo il conferimento degli incarichi, potranno iniziare il lavoro per completare studi ed indagini già all’inizio dell’estate. Ci sono – recita il decreto – perfino le somme di denaro già inserite nel bilancio della Regione Siciliana.

Ci volevano prima l’emergenza idrica in agricoltura, a causa della penuria delle piogge, e poi le proteste di decine di migliaia di agricoltori che temono la mancanza dell’acqua vitale per le colture pregiate della provincia, a determinare una forte accelerazione di urgenti interventi regionali per far nascere una diga di cui si parla da ben oltre 30 anni quando negli anni ‘90 del secolo scorso l’ing. Raffaele Quignones realizzò un progetto di fattibilità dell’opera le cui carte, senza alcun finanziamento, rimasero impolverate per qualche decennio pare negli scaffali dell’Ente di Sviluppo Agricolo. Era stata allora ipotizzata e calcolata la capacità idrica dell’invaso da costruire per oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua.

Nei giorni scorsi un’equipe, alla presenza dell’assessore regionale all’ Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità, Roberto Di Mauro, una delegazione di dirigenti del consorzio di bonifica Ag 3, tecnici del servizio dighe e una rappresentanza di agricoltori ha fatto un sopralluogo nell’area collinare del possibile Valentino, dove dovrebbe nascere lo sbarramento, per rendersi conto se la vallata potrà contenere l’acqua che sgorga dalle colline attraverso i tre torrenti, nel rispetto di tutto l’ambiente naturale circostante.

Un’altra diga sul territorio, accanto alla presenza degli invasi Castello di Bivona, Raia di Prizzi, Gammauta di Palazzo Adriano ed Arancio di Sambuca di Sicilia – sostengono gli agricoltori agrigentini – cambierebbe già la pregiata agricoltura, agrumeto, oliveto, vigneto e frutteto, con nuovi e più ampi cambiamenti colturali e garantirebbe la richiesta d’acqua ad uso civile delle popolazioni.