Si tratta dei sindaci di Ribera, Lucca Sicula, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Villafranca Sicula, Santo Stefano Quisquina, Alessandria della Rocca, Cianciana, Cammarata, Montallegro, Cattolica Eraclea. Il documento è stato inviato a Palermo dalla Flai Cgil di Agrigento e dall’associazione Liberi Coltivatori di Ribera.
L’oggetto della lettera aperta è la grave crisi idrica e le inefficienze del consorzio di bonifica AG 3.

“Egregio Presidente della Regione,
Egregi Sindaci,
Con questo appello, ci rivolgiamo alle Vostre istituzioni, massime rappresentanti del territorio, per denunciare la grave crisi idrica che sta colpendo i cittadini e le aziende agricole, zootecniche e ricettive dei Comuni ricadenti nel comprensorio del Consorzio di Bonifica di Agrigento. La situazione, già drammatica, rischia di aggravarsi ulteriormente a causa delle inefficienze e dei ritardi gestionali da parte del Consorzio, che incidono pesantemente sull’economia locale e sulla qualità della vita della popolazione.
Un territorio in sofferenza: tra cambiamenti climatici e cattiva gestione
Gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, con fenomeni estremi quali siccità, grandinate e trombe d’aria, stanno mettendo a dura prova un territorio ricco di storia e biodiversità, Un’economia basata sull’agricoltura, e sul turismo sta soffrendo:
• Le aziende agricole non riescono a soddisfare le esigenze idriche minime, subendo perdite economiche insostenibili. Col raccolto destinato sempre più spesso all’industria alimentare e ai mercati di seconda scelta, molte imprese agricole stanno meditando di abbandonare le coltivazioni, con conseguenti danni irreversibili al tessuto economico e sociale.

• I giovani lasciano il territorio, spinti dalla mancanza di prospettive economiche. Questo esodo non riguarda più solo le nuove generazioni, ma anche le loro famiglie, alimentando un processo di spopolamento ormai irreversibile in molte aree interne.
. Il perdurare degli eventi estremi stanno mettendo in grosse difficoltà gli agricoltori che hanno aderito al Consorzio Di Tutela Arancia Ribera D.O.P. che in questi anni oltre ad avere ricevuto prestigiosi riconoscimenti, il Consorzio ha assunto un valore culturale, economico e sociale e comprende una vasta area dei comuni della Provincia di Agrigento. Non si può pensare a uno sviluppo economico sostenibile senza un intervento strutturale e integrato per garantire la risorsa più preziosa: l’acqua.

Il ruolo del Consorzio di Bonifica e le sue inefficienze
Le criticità sono aggravate dalla gestione commissariale del Consorzio di Bonifica della Sicilia Occidentale, in atto da oltre trent’anni, che si è dimostrata incapace di affrontare le sfide idriche. Abbiamo assistito con stupore alle recenti dichiarazioni del Commissario Straordinario del Consorzio nella intervista rilasciata agli organi di stampa, il quale ha attribuito in maniera ingenerosa al Sindaco di Ribera, Avv. Matteo Ruvolo, la responsabilità di non aver accolto la richiesta di revoca dell’ ordinanza sindacale inviata dal Commissario Straordinario per la gestione delle emergenze idriche il Dott. Dario Cartabellotta, il quale riconoscendo le qualità professionali e la qualità siamo certi che mai avrebbe avanzato tale richiesta in presenza di una giusta informazione su quelle che sono state le motivazioni che hanno determinato l’emissione dell’Ordinanza Sindacale n.75 del 21/11/2021, tale dichiarazione la riteniamo grave in quanto tutta la vicenda è stata oggetto di discussione il 23 dicembre presso la Sede del Consorzio di Bonifica ad Agrigento alla presenza del Vice Direttore regionale l’Ing. Pieralberto Guarino, ed il 16 gennaio in sua presenza nella riunione convocata dal Sindaco di Ribera dopo avere constatato giorni prima attraverso un sopralluogo congiunto, Tecnici comunali e responsabili di sede del Consorzio di bonifica per verificare se erano praticabili percorsi alternativi per consentire di svolgere l’attività lavorativa dei lavoratori in sicurezza, ed è proprio in quella sede si era stabilito di montare la pompa di Poggio Diana su lato Martusa e di creare il collegamento con la linea Poggio Diana. Le dichiarazioni, oltre che inappropriate, dimostrano una totale mancanza di visione rispetto ai problemi reali, dí questo era anche a conoscenza il Commissario Straordinario in quanto presente nella discussione, inoltre tale avventati dichiarazione rischiano irresponsabilmente di istigare gli agricoltori a manifestare contro il Sindaco e possono sfociare come avvenuto nel passato in un problema di ordine pubblico e sociale.

Il Sindaco, su nostra richiesta, ha convocato con urgenza un incontro il 16 gennaio per affrontare il tema della motopompa a Poggio Diana, dove i lavoratori hanno operato per circa 20 giorni in condizioni di pericolo, su una strada chiusa al transito per ordine della Protezione Civile. Durante la riunione, si è stabilito di montare la pompa lato Martusa, lavori iniziati con notevole ritardi ancora oggi in via di completamento.
Chiediamo quindi: perché il Consorzio insiste sulla revoca dell’ordinanza invece di risolvere le inefficienze operative?
Gravi carenze strutturali: tra dighe incompiute e perdite idriche
Il dibattito sulle pompe è solo una minima parte del problema. Le vere criticità derivano da una gestione fallimentare che ha trascurato per decenni la manutenzione delle infrastrutture e la pianificazione di interventi strategici. In particolare:
1. Condutture obsolete: Il Consorzio non ha affrontato le gravi perdite d’acqua causate da tubature vecchie e danneggiate, nonostante siano note da anni.
2. Diga di Cannamasca: Situata tra le province di Agrigento e Palermo, è stata completata solo al 70% e non è mai entrata in funzione. La diga, progettata per contenere oltre 2,2 milioni di metri cubi d’acqua e servire circa 550 ettari di frutteti, rappresenta un’infrastruttura strategica rimasta inutilizzata.
3. Laghetto Gorgo di Montallegro: Con una capacità teorica di 4 milioni di metri cubi, ne trattiene appena 1 milione a causa di problemi strutturali mai risolti. Le associazioni ambientaliste hanno lanciato l’allarme per il rischio all’habitat faunistico, ma finora nessun intervento significativo è stato messo in atto.

4. Altri invasi del territorio:
• Diga Castello (Bivona): 21 milioni di metri cubi, capacità ridotta da detriti e mancati interventi.
• Invaso Raia (Prizzi): 9 milioni di metri cubi, anch’esso necessitante di manutenzione.
• Piano Leone: Solo 4,5 milioni di metri cubi, con problemi di accumulo.
Queste strutture, una volta riqualificate, potrebbero garantire l’approvvigionamento idrico a decine di comuni, riducendo drasticamente la pressione sulle risorse attuali.
Proposte per una gestione sostenibile
Riteniamo indispensabile che si intervenga a livello regionale per:
1. Riformare i Consorzi di Bonifica: È necessario restituire agli agricoltori la gestione diretta, con un piano organico che tenga conto delle esigenze reali del territorio.
2. Pianificare interventi strutturali:
• Completare la Diga Cannamasca
. Intervenire nella sistemazione del laghetto Gorgo di Montallegro con il finanziamento di
venti milioni di euro inseriti nel fondo FSC 2021/2027 per interventi straordinari sullo
sbarramento, opere accessorie e sulla casa di guardia, di cui è stato già siglato l’accordo.
• Avviare il collaudo e la manutenzione degli invasi esistenti.
• Sostituire le condutture obsolete, riducendo le perdite idriche.
3. Promuovere l’uso sostenibile dell’acqua: Incentivare sistemi di irrigazione a risparmio idrico e progetti di riutilizzo delle acque reflue per uso agricolo.
4. Investire nelle risorse umane: Rivedere la pianta organica del personale del Consorzio per garantire professionalità e competenze adeguate alle sfide odierne.
Un appello alla collaborazione
Egregio Presidente, Egregi Sindaci, in un momento di così grande difficoltà, le polemiche sterili non servono a nulla. È necessario fare squadra, unire le forze a tutti i livelli istituzionali e mettere in campo interventi a breve, medio e lungo termine per risolvere definitivamente il dramma della crisi idrica. Chiediamo quindi con forza un Vostro intervento immediato, affinché la nostra terra, ricca di potenzialità, non venga lasciata al suo destino, ma torni a essere un modello di sviluppo sostenibile e prosperità.
FIRMA
Franco Colletti D’Angelo Dino Giovanni






