Il giornale La Sicilia di Catania ha pubblicato un articolo della collega di Agrigento Rita Baio con il quale viene annunciato il potenziamento del reparto di malattie invettive dell’ospedale “Fratelli Parlapiano”. Ecco il testo.
“Per decenni è stato attivo solo sulla carta, poi il Covid 19 ne ha affrettato l’apertura spostandolo dal San Giovanni di Dio ad Agrigento al Fratelli Parlapiano a Ribera. Oggi, del reparto di Malattie infettive, poco si sa. Abbiamo chiesto lumi a Raffaele Elia, direttore sanitario dell’Asp.

-Dottore, il Malattie infettive è un ambulatorio o continua a essere un reparto?
“È un reparto. E, al momento, il primario, Giuseppe Rotondo, tiene in mano anche le redini di Medicina. È indubbio che occorrono i medici infettivologi. Non a caso, infatti, abbiamo fatto il concorso per l’assunzione di altri specialisti perché è nella nostra intenzione rafforzare il Malattie infettive. Ciò anche in considerazione delle richieste che ci inoltrano le altre unità operative, che hanno manifestato problemi per i pazienti ricoverati che debbono essere seguiti dal Malattie infettive. Non ultimo, ad esempio, il paziente dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì che aveva molte patologie di origine infettiva. È interesse nostro rafforzarlo, adeguarlo e conseguire l’obiettivo di avere un reparto che sia alla stessa stregua degli altri reparti di Malattie infettive insistenti nella nostra regione”.
-Il Malattie infettive dispone di posti letto?
“Sì, ci sono i posti letto. In questo momento, però, il dottore Rotondo stenta a prendersi pazienti per via dell’incompletezza dell’organico che, come dicevo, stiamo potenziando. Al momento, sono presenti il dottore Rotondo e altri quattro medici di Medicina, non di Malattie infettive”.
-Il dottore Rotondo è anche primario di Medicina?
“No, ne è responsabile. Al Malattie infettive ci sono posti letto, quindi, coloro che hanno necessità di essere ricoverati, vengono trasportati al Fratelli Parlapiano. Il dottore Rotondo, dunque, segue i pazienti e fa anche le consulenze a distanza”.
Rita Baio





