Ribera: Il sito di Santa Rosalia è abbandonato. “Deviate le acque della sorgente”. Denuncia di don Antonio Nuara

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Padre Antonio Nuara ha scritto sulla sua pagina facebook un post con il quale sottolinea l’estremo abbandono in cui sono state lasciate la località e la sorgente di Santa Rosalia, situate sotto la villa comunale. Questa la nota.

“Ribera, tra le tante cose belle, ma trascurate – scrive il prete – oltre al castello di Poggio Diana, di cui da alcuni anni si dice che si faranno dei lavori per renderlo fruibile ai turisti, alle tombe preistoriche dell’Anguilla, chiuse perchè manca un gabinetto e ai tanti bei palazzi nobiliari non fruibili ai visitatori e con molti dei prospetti che cadono a pezzi, ora si aggiunge un altro sito, quello di Santa Rosalia, già vandalizzato , avendovi creata sopra una discarica che ha anche resa inservibile la rete fognaria.

Si tratta della sorgente di Santa Rosalia, dove le nostre nonne andavano ad attingere l’acqua. Questo sito parte dalla piazzetta omonima e si snoda attraverso un canyon che arriva fino alla Gola del Lupo. Vi scorre un ruscello con tanta acqua purissima piena di flora e fauna autoctone. Lungo il percorso sono state scoperte delle grotte con reperti che risalgono alla preistoria, molto interessanti per riscrivere la storia di Ribera, prima della sua fondazione. Gli studiosi paragonano il sito di Santa Rosalia alla Kolimbetra che si trova nella Valle dei Templi e che ha ogni anno numerosissimi turisti escursionisti.

Gli architetti Prof. Emanuele Siragusa e l’architetto Prof. Giuseppe Mazzotta ne hanno fatto anche una indagine progettuale molto curata e approfondita. Il Dott. Mimmo Macaluso ne ha studiato tutto il percorso, evidenziandone tutte le sue peculiarità che lo rendono un “unicum” in tutto l’Agrigentino. Ma nessuno degli amministratori che si sono avvicendati ha pensato che tale località poteva diventare un riferimento valido per molti studiosi, turisti e forestieri. Al danno fatto dalle precedenti amministrazioni, sembra che in questi giorni se ne sia aggiunto un altro: qualcuno, data la siccità, ha pensato che poteva utilizzare l’acqua che vi scorreva, nulla di male, ma modificando parte del suo corso, danneggiandolo. Ed è davvero un peccato, quando tutti i Comuni si danno da fare per valorizzare, sistemandoli e rendendoli fruibili, ritrovarci con un sito archeologico straordinario abbandonato, vandalizzato e deturpato. Eppure la spesa è abbordabilissima, se se ne ha la voglia”.