Il governo regionale ha decretato lo stato di crisi e di emergenza idrica nel settore idrico potabile da oggi al 31 dicembre prossimo in ben sei province dell’Isola, Agrigento, Caltanissetta, Messina, Palermo e Trapani. La situazione si presenta pure drammatica in tutto il territorio siciliano, nel comparto agricolo ad uso irriguo, dove centinaia di migliaia di coltivatori e di aziende agricole temono non solo per la prossima produzione, ma soprattutto per la vita di milioni di piante che rischiano di non sopravvivere alla calura della prossima estate. Di precipitazioni atmosferiche non c’è nemmeno l’ombra. Le alte temperature, intorno ai 18-20 gradi, ormai, da settimane preannunciano l’estate.
A parlare sono ormai le cifre allarmanti, sulla poca acqua invasata in una trentina di dighe siciliane, fornite in questi giorni dal Dipartimento regionale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico di Sicilia. Stando ai dati, balza subito agli occhi che i volumi oggi presenti nei bacini è di oltre 130 milioni di metri cubi in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Oggi l’acqua raccolta complessivamente assomma a 299,09 milioni di metri cubi rispetto ai 431,27 milioni che erano presenti a marzo 2023. La scarto positivo tra i mesi di febbraio e marzo di quest’anno è insignificante, appena un milione e mezzo di metri cubi registrati un mese.

Questo è il quadro generale delle riserve idriche negli invasi aggiornate al 1° marzo scorso (tra parentesi il corso d’acqua e la quantità rilevata).Ancipa (Troina, 7,43 mmc), Arancio (Carboj, 15,93), Castello (Magazzolo, 8,52), Cimia (Cimia, 1,11), Comunelli (Comunelli, 0,10), Disueri (Gela, 0.75), Fanaco (Platani, 1,57), Furore (Burraito, 1,84), Garcia (Belice Sinistro, 23,14), lago Gorgo (Fosso Gurra, 0,94), Lentini (Fuori alveo, 80,40), Leone (Verdura, 1,33), Nicoletti (Crisà, 1,66), Ogliastro Don Sturzo (Gornalunga, 23,18), Olivo (Olivo, 3,88), Paceco (Baiata, 4,03), Piana degli Albanesi (Belice Destro, 11,65), Poma (Jato, 34,99), Pozzillo (Salso, 4,58), Prizzi (Raia, 2,21), Ragoleto (Dirillo, 9,76), Rosamarina (San Leonardo, 20,98), Rubino (Birgi, 2,53), San Giovanni (Naro, 9,83), Santa Rosalia (Irminio,13,55), Scanzano (Eleuterio, 3,90), Scianguana (Scianguana, 4,06),Trinità (Delia, 5,20), Zaffarana (Zaffarana, 0,04). La diga Castello di Bivona alla data odierna ha superato di poco i 9 milioni di metri cubi d’acqua.
Va detto che l’acqua di alcune dighe, oltre all’uso irriguo per le campagne, viene destinata ad uso potabile per le popolazioni. Si tratta degli invasi di Ancipa, Castello, Fanaco, Garcia, Leone, Piana degli Albanesi, Poma, Prizzi, Rosamarina e Scanzano che riforniscono di acqua ad uso civile i serbatoi di una lunga serie di comuni siciliani. Altre dighe, invece, Pozzillo, Prizzi, Piana degli Albanesi, sono gestite dall’Enel per la produzione di energia elettrica, la Ragoleto dall’Eni per la raffineria di Gela e il Fanaco da Siciliacque. Tutte gli altri invasi sono di competenza del Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti.
La situazione è drammatica nell’Agrigentino dove non c’è l’acqua nemmeno ad usi civili: al Castello di Bivona 12 milioni di metri cubi in meno, al Fanaco sul Platani 10 in meno, al Garcia sul Belice 23 in meno, Piana degli Albanesi 5 in meno e Poma 14 in meno.
La Regione Siciliana ha nominato Leonardo Santoro, commissario delegato per individuare ed attuare tutte le misure necessarie per superare la fase critica, e Dario Cartabellotta, commissario straordinario per l’emergenza idrica in agricoltura.





