Mai acqua è stata tanto benedetta da decine di migliaia agricoltori e dalle popolazioni della provincia di Agrigento come quella caduta abbondante e ininterrottamente in questi giorni in tutto il territorio. Non pioveva dalla tarda primavera scorsa, in una provincia dove si è rischiato la siccità e dove la produzione agricola, arance, olive ed ortaggi, è stata compromessa dalle ridotte e mancate irrigazioni. Oggi l’acqua è arrivata abbondante dal cielo, è servita per dare vigore a milioni di piante, soprattutto di agrumi, e per caduta naturale, comincia a fare alzare il livello delle nove dighe agrigentine, presenti dalla Valle del Belice all’area di Naro e Licata. La diga Castello di Bivona e l’invaso Arancio di Sambuca di Sicilia vedono aumentare i metri cubi d’acqua invasati grazie alle precipitazioni atmosferiche recenti che hanno aumentato i volumi di alcune centinaia di migliaia di metri cubi che lasciano sperare bene per i prossimi mesi.

Nell’Agrigentino occidentale i tre più importanti invasi del territorio hanno cominciato a crescere di livello. La diga Castello, sul fiume Magazzolo, oggi sfiora gli 8 milioni di metri cubi. Nell’ultima settimana ha invasato oltre 160 mila metri cubi. La diga Arancio, sul Carboj, si aggira sui 15 milioni di metri cubi, anche perché l’acqua nelle passate settimane non è stata erogata per niente prima perché c’era il divieto dell’Asp di Agrigento per la presenza dell’alga rossa e poi perché il Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana ha continuato a negare l’acqua ad uso agricolo di tutto il comprensorio tra Sambuca di Sicilia, Menfi e Sciacca.
L’invaso, che ha rischiato il tracollo, è stata la diga di Prizzi sul torrente Raia. All’inizio del mese di dicembre contava appena un milione e 800 mila metri cubi d’acqua invasata. Una situazione ai minimi storici. Il problema di questi invasi è rappresentato dal fatto che l’acqua, bloccata per l’agricoltura, viene giustamente concessa e distribuita alle popolazioni per usi civili e potabili, attraverso i potabilizzatori. E’ il caso del Prizzi che alimenta i serbatoi della città di Corleone e del Castello che rifornisce i comuni agrigentini consorziati per almeno 100 litri al secondo. Senza dire del serbatoio Fanaco (nella foto) che, destinato esclusivamente per fini potabili, all’inizio dello scorso dicembre aveva poco più di 4 milioni di metri cubi. Si aspettano tra qualche giorno i dati ufficiali sull’immagazzinamento idrico che fornirà, come fa ogni mese, il Dipartimento dell’Autorità di Bacino della Regione Siciliana.





