Da Giovanni Montalbano riceviamo e pubblichiamo la nota integrale del comitato di zona disagiata sul riordino e possibile accorpamento degli ospedali in un’unica struttura provinciale.
“Il comitato Zona Disagiata esprime forte preoccupazione per le recenti notizie apprese a mezzo stampa riguardo il possibile riordino del servizio sanitario regionale attraverso delle modifiche alla Legge Regionale n.5 del 14 aprile 2019 – così scrive Montalbano – Le smentite dell’assessore regionale alla Salute dott.ssa Giovanna Volo che – attraverso una nota Ansa – fa sapere si tratta semplicemente di una bozza, e che nel breve periodo non è prevista alcuna proposta di legge, non ci rassicurano. La realtà e che se ne sta parlando e lo si fa al di fuori delle sedi istituzionali, probabilmente con l’intento di garantire e tutelare gli interessi di una sanità privata, pronta a farsi carico delle molteplici inefficienze di una sanità pubblica mal gestita e mal governata.
Così per come è stata impostata la bozza che abbiamo avuto modo di visionare, le ASP si faranno carico della medicina territoriale attraverso i nuovi Ospedali di Comunità, le Case di Comunità, i centri operativi territoriali e le strutture accreditate e cederanno gli ospedali ad una nuova azienda ospedaliera. In un periodo in cui mancano i medici, non mancheranno di certo le figure manageriali, la spending review in questo caso potremmo considerarla un optional.

Nella provincia di Agrigento la nuova azienda ospedaliera con funzioni di multipresidio è l’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio, struttura DEA di I livello, cui transita la gestione diretta dei seguenti presidi ospedalieri: Giovanni Paolo II di Sciacca, Fratelli Parlapiano di Ribera, San Giacomo d’Altopasso di Licata, Barone Lombardo di Canicattì, ivi comprese le dotazioni di beni e di patrimonio dei singoli presidi, così come il personale.
Chiaramente la bozza di modifica delle “Legge Regionale 5” comporterà delle modifiche alla prossima programmazione sanitaria regionale ed in particolare alla definizione della prossima rete ospedaliera.
Consideriamo questa proposta di modifica della legge regionale un sopruso, che rischia di ledere la dignità del malato, verrà – infatti – depauperato l’ospedale di Sciacca che da DEA di 1° livello passa a presidio di base, così come gli altri presidi ospedalieri di Canicattì e Licata rischiano con buona probabilità e con buona pace dei cittadini del territorio di non riuscire a garantire gli stessi servizi ospedalieri.

Discorso a parte, secondo il nostro punto di vista, bisognerebbe fare per il presidio ospedaliero riberese, che ricordiamo ancora oggi è accorpato al presidio ospedaliero saccense attraverso la formula ospedali civili riuniti. Queste modifiche, infatti, non dovrebbero intralciare il percorso di richiesta di riconoscimento di ospedale di zona disagiata e del suo piano di rifunzionalizzazione post-covid nella nuova rete ospedaliera.
Rimarremo vigili, a tutela di un diritto alla salute ormai alla mercè dei privati, valuteremo eventuali ulteriori iniziative, e soprattutto non arretreremo di un millimetro per quanto riguarda la rifunzionalizzazione del presidio riberese attraverso il suo riconoscimento di ospedale di zona disagiata. Lo chiediamo noi, ma soprattutto lo hanno chiesto migliaia di cittadini scesi in strada lo scorso 19 dicembre”.
Il Coordinatore del comitato ZONA DISAGIATA
Giovanni Montalbano





