Ritratti: scrittori e antropologi del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Claudio Paterna

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Claudio Paterna è un qualificato dirigente del dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana, un antropologo, uno scrittore che racconta storie dimenticate ricche di dettagli. L’ho conosciuto nel 2015 durante la pubblicazione del libro “Merica, Merica viaggio verso il nuovo mondo” scritto con Salvatore Ferlita e le musiche della Compagnia di Canto Popolare Favarese. Paterna ha scritto un prezioso capitolo dal titolo “Il lavoro degli emigrati siciliani nelle costruzioni e nelle murature in pietra. Grandi opere d’ingegno e d’arte”… Questo libro, ormai una rarità, è stato definito dal settimanale Panorama tra i migliori libri sull’emigrazione pubblicati in Italia nel 2015.

Per me Claudio Paterna è un punto di riferimento culturale come Gaetano Pennino, Sergio Bonanzinga e Rosario Perricone, intellettuali e studiosi patrimonio di questa città e del mondo, ai quali mi rivolgo sempre prima di scrivere un libro che riguarda le tradizioni sulla Sicilia. Per Claudio Paterna la scrittura, i progetti educativi legati al patrimonio culturale, la partecipazione ad eventi culturali, musicali, teatrali sono la chiave per capire la sua personalità!

Ma andiamo a conoscerlo da vicino.

-Quando nasce la tua passione per i beni culturali?

La passione per i beni culturali nasce nella giovinezza, andando in giro per l’Italia in campeggio con la mia famiglia: già a 15 anni mi rintanavo nella biblioteca comunale di Palermo a fare le mie ricerche sull’archeologia. Devo molto a Vittorio Giustolisi per questa passione.

– Cosa si intende per beni culturali nel mondo contemporaneo?

A mio avviso si intendono le testimonianze materiali d’arte dei monumenti, ma anche le Eredità Immateriali legate ai cicli di lavorazione e alla Sapienza del genere umano.

-La Sicilia è terra ricca di un immenso patrimonio storico-culturale. Come si fa a salvaguardarlo ogni giorno?

Ogni giorno il patrimonio culturale va salvaguardato, non solo da personale motivato, ma anche dalle associazioni che operano nel territorio per valorizzare i beni che costituiscono la ricchezza della nostra realtà.

– Hai scritto saggi, libri di tradizioni popolari, di fiabe e miti classici sui valori del Risorgimento, su Eracle e l’età del bronzo, prefazioni per libri importanti che si trovano in molte biblioteche. C’è un libro a cui ti senti particolarmente legato?

Indubbiamente “Persistenze e ritualità’ arcaiche”(2010). E’ un libro su cui ho profuso le mie conoscenze della tesi di laurea in socioantropologia e dei lunghi anni trascorsi in provincia di Enna quale responsabile del settore storico-artistico ed Etnoantropologico della Soprintendenza!La tesi di fondo del libro è quella di rivalutare l’autoctonia contro ogni tipo di colonialismo culturale. In questo senso non ho mai amato il “Gattopardo” poiché’ è una dichiarazione di impotenza di fronte a tutte le dominazioni che l’isola ha ricevuto/subìto! Il Risorgimento del XIX secolo ha contribuito a svegliare i siciliani da un torpore che li relegava ad essere al servizio dei vari dominatori.

-Ti sei occupato di feste religiose, di tradizioni, di archeologia, di storia antica…

Si, in effetti la storia in generale mi ha sempre affascinato, ma una Storia totale, antropologica direi, dove si mettono in luce le problematiche umane (cibo, religione, nascite, sepolture, culti e pratiche gestuali, statistiche ecc.). Le feste religiose e la loro commistione tra cristianesimo e mondo classico mi hanno sempre affascinato. Da anni lavoro su una ricerca tendente a individuare tutte le pratiche festive religiose giorno per giorno, un patrimonio di “rappresentazioni”pubbliche eccezionale, che va insieme al tesoro di ex voto donato dai fedeli ai santi, ai rituali delle confraternite, agli artefatti cerimoniali elaborati da artigiani e devoti.

-I tedeschi amano la Sicilia e conoscono la storia dell’isola meglio dei siciliani, come si spiega?

Il fatto che i tedeschi amino la Sicilia risale ai tempi del gran tour e di Goethe. A parte il fascino dell’imperatore nordico-mediterraneo Federico II sepolto proprio a Palermo insieme ad altri 2 imperatori del Sacro Romano Impero (Enrico VI e Costanza) i tedeschi penso siano affascinati dall’archeologia e dall’Etna (oltre il mare), poiché è quello che manca loro al nord!Hanno guide dettagliatissime, migliori delle nostre, conoscono tutti gli eventi e soprattutto considerano la Sicilia terra d’approdo, colma di contraddizioni assai diversa dal metro di valutazione che noi usiamo nel confronto tra nord e sud!

-Palermo e il rispetto per l’ambiente…

Decisamente il senso estetico e la cura dell’ambiente esterno alle nostre case ci renderà più’ connettivi e positivi verso la realtà. Mi sta bene ciò che dice Grillo di armarci di randelli e pale e pulire le nostre spiagge e i nostri giardini. Ovviamente questo non basta per rendere migliore questo mondo: Aiutare gli immigrati pacifici che mostrino volontà di migliorare la nostra società affidando loro zone agricole (il progetto di Mimmo Lucano), aiutare i loro paesi di provenienza con interscambio economico e culturale! Create le condizioni perché cresca in Sicilia e nel meridione un nuovo modello di sviluppo basato sulla cultura della manutenzione (restauro beni culturali), sull’agricoltura di nicchia e dei prodotti doc da ogni zona dell’isola, (inutile pensare a culture intensive), sul turismo di qualità l’artigianato, la formazione!

– Perché sui fatti di mafia non si riesce mai a scoprire la verità?

Mi si chiede perché sulla mafia non si riesce a scoprire la verità’ fino in fondo, non è questione di omertà, il fatto è che la mafia è una lobby economica che attrae gente debole e in cerca di guadagni facili. Nel corso degli anni il potere delle clientele elettorali s’è servito d’essa, compresi i servizi segreti o l’assenza colpevole dello stato. Oggi stanno lentamente cambiando le cose ma si profilano problematiche legate all’assenza di lavoro e occupazione insieme al degrado ambientale e alla desertificazione.

– Si parla di costruire il ponte sullo stretto, quando le strade sono delle vere trazzere e il treno si è fermato a Roccapalumba…

Che il ponte sullo Stretto possa risolvere tutti i problemi della Sicilia mi pare una panacea utile agli allocchì! Se mai si riuscisse nell’impresa bisognerebbe porre mano al rifacimento di tutta la rete ferroviaria e stradale. Penso che la portualità di grandi dimensioni (Augusta, Gela ecc.) possa costituire nel futuro una grande occasione di recepimento dei flussi provenienti dal canale di Suez!Per la salvaguardia del territorio vanno investiti capitali per la forestazione del territorio vocato alla desertificazione è rinnovata l’intera rete degli acquedotti dove si perde gran parte delle acque!

– Perché i siciliani danno il meglio di sé quando sono fuori dalla Sicilia?

Mi chiedi perché i siciliani danno il meglio di sè quando sono fuori. Ti rispondo col detto ”Cu nesci arrinesci” nel senso che le condizioni di affermazione personale laddove non ci sono condizionamenti familistici o ambientali di tipo mafioso-clientelare, favoriscono il meglio di se stessi. A questo si associano servizi pubblici molto più’ efficienti che nel sud Italia.Siamo condannati? No affatto, per chi resta al sud occorre sbracciarsi, prendere in mano il proprio destino e far da sè senza aspettare lamentosa assistenza o intervento dall’alto. Siamo ancora in pochi a pensarla così ma il senso della democrazia è proprio questo: non aspettarsi cosa fa lo stato per noi, ma quello che facciamo noi per lo Stato!

-Cosa pensi di Leonardo Sciascia, Pier Paolo Pasolini e Danilo Dolci?

Sciascia, Pasolini, Dolci: ti ringrazio per chiedermi qualcosa su questi grandi scrittori che hanno influito sulla nostra crescita culturale!Il primo ci ha offerto la sua umiltà di maestro a non aver paura di affrontare le grandi problematiche del nostro tempo!Io uso la metafora dei suoi racconti per affrontare varie vicissitudini dei fatti storici! Pasolini oltre la sua grandezza di scrittore e poliedricità mi ha insegnato a capire le periferie urbane e a narrare la realtà come un fatto mitico-antropologico. Dolci infine è modello di impegno sociale oltre i partiti tradizionali che insegna attraverso l’azione non violenta, che si può fare tanto anche di fronte ad avversità apparentemente insuperabili!

-Come andrà nel 2025 l’esperienza di Agrigento capitale della cultura?

Agrigento capitale della Cultura 2025 è una grossa occasione di far conoscere la città e l’intera Sicilia! Ma occorrono progetti non ordinari come ad esempio la ricostruzione del Tempio di Zeus, come il ripristino della potabilita’ 24h/su 24, l’idea di un aeroporto, una viabilità di collegamento con Palermo, con Trapani e Gela-Catania-Agrigento che sia curata continuamente. Agrigento e l’hinterland ha un centinaio di aree archeologiche che vanno messe in rete con adeguata informazione e personale di custodia!

– Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per il mio futuro caro Maurizio penso di dover pensare anzitutto al benessere dei miei figli e alla mia salute personale. Posto ciò senza infingimenti vorrei pubblicare questa grande ricerca sulle feste popolari siciliane 365 giorni all’anno ma in una maniera originale diversa dagli stereotipi saggistici che fino ad oggi abbiamo visto. Altra ricerca: vorrei dedicare alle periferie urbane di Palermo riscoprendole nei loro aspetti di bellezza e storicità. Infine, penserei a un progetto di Storia della Sicilia che consideri la mediterraneità d’essa, riportando notizie inedite sui rapporti tra l’isola e i popoli del mondo! C’è’ ancora molto da fare ma ovviamente tutto dipende dal buon Dio e dai nostri cari se ci sapranno aiutare e capire!

Biografia

Discendente da una antica famiglia di Maestri Paratori palermitani,Claudio Paterna è stato tra l’altro allievo di illustri antropologi quali Giuseppe Bonomo, Antonino Buttitta e Aurelio Rigoli. Sotto la loro guida ha ottenuto l’ammissione al Dottorato di Ricerca in Etnoantropologia all’Universita’ di Cosenza nel 1984 ed ha partecipato al progetto di Catalogazione delle feste popolari per conto della Regione Siciliana. Contemporaneamente ha svolto attività di giornalista pubblicista presso i quotidiani L’Ora, Giornale di Sicilia, L’Avanti e Repubblica (ediz.Palermo), intervistando numerosi personaggi della cultura venuti a Palermo tra la fine degli anni settanta e la metà’ degli anni ottanta.

Ha pure svolto attività di docente negli istituti secondari per Materie Letterarie e Storia/Filosofia raggiungendo nel 1988 la Cattedra al Liceo classico di Mazzarino.

Successivamente è entrato nei ruoli della Regione Siciliana quale dirigente nel settore dell’Educazione Permanente all’Assessorato Beni Culturali, in continuità con la precedente esperienza di docente. Attualmente è componente della Commissione Reis (Registro Eredità Immateriali) dopo aver svolto una trentennale attività alla Regione. Tra le pubblicazioni più note “ Persistenze e ritualità’ arcaiche (2010); Fiabe e miti classici (2018); Le feste di San Giuseppe dalla Sicilia alla Puglia (2013) La Sicilia nell’Unita’ d’Italia (2012), quale presidente del Comitato di Palermo dell’Istituto per la Storia del Risorgimento; ”Le Scuole d’Artigianato in Sicilia”(2000). Ha diretto Casa Museo Verga di Catania (2000-2001), il Servizio Storico-artistico ed Etnoantropologico alla Soprintendenza di Enna (2002-2008), L’ORATORIO dei Bianchi-Museo Serpotta a Palermo (2014-2017), Il Laboratorio di Restauro del Centro Regionale per il Restauro.

Ha diretto tra l’altro, per oltre dieci anni (2000-2010) il periodico “ Scuola e Cultura Antimafia “.