Ha preso il via dalla provincia di Agrigento il censimento delle aree tartufigene di Sicilia. Ad occuparsene è il coordinamento regionale di tutela, coltivazione e commercializzazione del tartufo così pregiato e ricercato in tutte le province dell’Isola. Già opera il coordinamento per la mappatura coordinata dal dirigente regionale Destrino Giuseppe Papia, originario di Burgio, funzionario direttivo, micologo, con l’incarico per la posizione organizzativa e professionale denominata “Applicazione normativa regionale Tartufi”. La Regione Siciliana nei mesi scorsi ha creato una speciale “Task Force” che si occupa dello sviluppo del tartufo e che ha la sede regionale a Cianciana, presso lo Sportello Verde, dipendente dalla Condotta Agraria di Bivona, con il coordinamento del Dipartimento regionale dell’Agricoltura, diretto da Dario Cartabellotta.

A cominciare dalla provincia agrigentina hanno avuto inizio l’individuazione e il censimento delle zone boschive, soprattutto dei Monti Sicani, da Cammarata a Santo Stefano Quisquina, Burgio, Caltabellotta e Sambuca di Sicilia dove sono state compiute delle attente escursioni per individuare le aree interessate dalla presenza naturale del tartufo, da quelle eventualmente appositamente coltivate e dalla individuazione, come del resto in tutte le province siciliane, dei cavatori che si occupano della ricerca del pregiato prodotto che arricchisce le pietanze a tavola.

“Operiamo in tutto il territorio siciliano, dai Nebrodi alle Madonie, ai Peloritani, agli Iblei, agli Erei e ai Sicani , dove sono stati costituiti dei gruppi provinciali di lavoro coordinati da due dirigenti referenti già in piena attività da settimane – ci dice Giuseppe Papia – che va avanti e indietro da un provincia all’altra – dopo Agrigento, tra i boschi di Palazzolo Acreide nel siracusano per il tuber aestivum, abbiamo visitato nel trapanese Vita e Salemi per il bianchetto, a Sant’Agata di Militello nel messinese e abbiamo in programma nei prossimi giorni delle escursioni a Castelbuono nel palermitano. Il censimento prende già corpo per le tartufaie naturali con il progetto che mira a che la Sicilia possa entrare a pieno titolo tra le regioni tartufigene d’Italia, con un ritorno economico e di immagine”.

Puntiamo molto sulla provincia di Agrigento dove abbiamo individuato aree interessate e dove contiamo sulla collaborazione di diversi ricercatori-cavatori volontari per i quali sono previsti dei corsi di formazione finalizzati al rilascio del patentino”.






