Ribera Emanuele Siragusa racconta la Sicilia geologica

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Un libro per raccontare la Sicilia geologica. E’ quello che è stato presentato stamattina a Ribera nella sala consiliare del palazzo di città per la manifestazione promossa dall’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, dalle Edizioni Sigea, dal comune di Ribera, A parlare dettagliatamente della geologia dell’Isola è stato Emanuele Siragusa, geologo, già presidente dell’Ordine Regionale dei Geologi, sindaco della cittadina e presidente dell’ex Provincia Regionale di Agrigento. Il volume, in una bella veste tipografica di 62 pagine con tante immagini a colori, scritto da Siragusa e stampato nell’aprile scorso, porta il titolo “Raccontiamo la Sicilia – La geologia a servizio dell’Ambiente per una pianificazione Territoriale di qualità”.

Il programma dell’incontro ha visto la presenza del presidente del consiglio Vincenzo Costa, del sindaco Matteo Ruvolo, di Salvatore Graceffo del Collegio dei Geometri di Agrigento, di Rino La Mendola presidente dell’Ordine degli Architetti di Agrigento i quali hanno portato i saluti delle rispettive istituzioni. Sono intervenuti Mauro Corrao, presidente dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, Nenè Mangiacavallo, presidente del Consorzio Universitario di Agrigento e Michele Orifici, vicepresidente nazionale di Sigea Aps Roma.

E’ stato l’autore del libro, il geologo Emanuele Siragusa, a spiegare la storia geologica siciliana, attraverso le reali situazioni geomorfologiche dei diversi ambiti provinciali con precisi riferimenti alle criticità idrogeologiche, sismiche e vulcaniche isolane, diffuse anche in conseguenza di un antropocentirsmo eccessivo e di una urbanizzazione spesso irresponsabile. Nel corso della trattazione degli argomenti alcuni attori riberesi dell’associazione “Teatro e Amicilia Allavam”, Stefano Palminteri, Ornella Vesco ed Angelo Blandino, hanno letto alcuni passi significativi della pregevole pubblicazione del professionista che è stato il primo presidente dei geologi di Sicilia dal 1992 al 2004.

Nei diversi capitoli del libro, Siragusa fa riferimento alla storia geologica della Sicilia, all’inquadramento geologico regionale, alle rocce, alla tettonica, alla morfologia, paesaggi, idrografia fluviale, ai rischi idrogeologici, sismici, vulcanici, agli interventi territoriali incongrui, al paesaggio e geositi, al alcuni cenni climatici e infine alla pianificazione territoriale come strumento di “governance” e di salvaguardia del suolo.

Tra i tanti argomenti trattati, l’autore si sofferma anche sui disastri fluviali di cui sono protagonisti i corsi d’acqua dalla grande valenza economica in agricoltura come il Simeto nella Piana di Catania, il Salso a Licata, il Platani ad Erclea Minoa e il Sosio-Verdura a Ribera. Seguono poi i dissesti dovuti a frane che in tutta la Sicilia, come già censito dal Pai nel 2022, ammontano a 34.439 casi. E’ la provincia di Messina al primo posto con 9.936 dissesti censiti. Seguono poi nell’ordine la provincia di Palermo con 7.700, Enna con 5.300, Agrigento con 4.330 e poi a seguire le altre. La più fortunata per minor numero di frane è Ragusa con 269 casi.

Siragusa denuncia che : “per frane, cedimenti e dissesti il 90 per cento dei quartieri anche dei centri urbani è a rischio idraulico e idrogeologico perché negli ultimi 30 anni si è determinato uno sviluppo urbano illecito e disordinato con forme di abusivismo endemico e incontrollato e per mancato rispetto delle regole urbanistiche. Per i rischi geologici, bisogna porre una particolare attenzione al decreto legislativo dell’1 gennaio 2018 che, con il codice della Protezione Civile, obbliga i comuni a pianificare le attività della Protezione Civile così da dare alle popolazioni informazioni certe su tutte le situazioni di pericolo. Lo stesso decreto è alquanto negletto ai sindaci nel senso che i piani comunali talvolta non vengono neppure redatti. Su 400 comuni solo i 2/3 ne hanno uno. Quelli esistenti non sempre vengono aggiornati con la dovuta revisione periodica”.

Dal convegno e dalla presentazione del libro, è venuta la rilevanza geologica e ambientale dei geositi che devono essere assolutamente preservati. E’ il caso della “Calcarenite quaternaria della Gola del Lupo e del Castello di Poggio Diana” a Ribera, delle grotte di Sant’Angelo Muxaro arroccate sui promontori gessosi, delle grotte sicane di Caltabellotta e delle grotte di Pantalica descritte da Vincenzo Consolo ne “ Le Pietre di Pantalica”. E’ il caso dei “calanchi” su formazioni argillose tra Enna e Caltanissetta e presenti pure nelle valli dei fiumi Magazzolo e Platani nel territorio riberese.

Il libro porta, in copertina, la foto del concorso fotografico dell’Ispra-Sigea, “La casa nella roccia” di Gaetano Marretta, studente dell’IISS “Crispi”, e la prefazione del presidente dell’Ecua “Empedocle” Nenè Mangiacavallo, l’introduzione di Michele Orifici Sigea-Aps e la premessa dell’autore.

Sullo studio di Siragusa, il presidente dell’Ordine dei Geologi di Sicilia Mauro Corrao ci ha detto: “È proprio così, come scrive il geologo Emanuele Siragusa che tanto ha fatto e dato alla professione di tutti i geologi siciliani guidando per anni l’O.R.G.S. (Ordine Regionale Geologi Sicilia), “La geologia è ciò che rende il territorio decifrabile e quindi sostenibile”. Oggi più che mai conoscere la geologia dei territori urbanizzati e invasi da grandi opere infrastrutturali ci aiuta a contrastare e mitigare i rischi idrogeologici, sismici, vulcanici e ambientali. Per questo è imprescindibile essere consapevoli che la tutela del territorio rappresenta una risorsa che appartiene a tutti noi che lo viviamo”.

Il geologo Salvatore Talmi, consigliere dell’Ordine Regionale, aveva sottolineato nei giorni scorsi: “Nel nostro Paese sono censiti più di 12.000 siti potenzialmente contaminati da attività antropiche che rappresentano porzioni di territorio esposte ad alto rischio per l’ambiente e per la salute umana. Tra le principali cause di contaminazione troviamo lo sversamento incontrollato di rifiuti, dolosi ed in seguito ad incidenti, e la perdita di idrocarburi ed altre sostanze chimiche in aree industriali abbandonate. In questo contesto, il geologo è la figura cardine per la ricostruzione del modello geologico del sottosuolo, per la caratterizzazione del sito contaminato e per la valutazione del rischio ambientale, azioni propedeutiche alla progettazione e realizzazione delle opere di bonifica”.

Enzo Minio

LE FOTO DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SONO DI TOTO’ CASTELLI