Ritratti: artisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Marcella Barbaro.

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Ho conosciuto Marcella Barbaro al Liceo Umberto Primo di Palermo.Me l’ha presentata il preside –scrittore Vito Lo Scrudato. Ricordo, che sono rimasto affascinato dalla sua grande empatia e dalle competenze culturali, legate al mondo del teatro, della letteratura e di un certo modo di fare televisione. Il 26 ottobre il Liceo Internazionale Umberto Primo mi ha assegnato il riconoscimento Un maestro è per sempre. In quest’occasione Marcella ha curato la regia ed ha illustrato la mia vita con le scene, le coreografie, i movimenti facendola interpretare dagli studenti del laboratorio teatrale. Ma andiamo a Conoscere meglio Marcella Barbaro.

-Quando nasce la tua passione per la danza?

La mia passione per la danza nasce da bambina. Sin da piccolissima ero come magnetizzata all’ascolto della musica. Potevo ascoltare il Bolero di Ravel per ore. Entravo davvero in un mondo immaginario in cui i pensieri e le emozioni prendevano forma e all’improvviso iniziavo a danzare, ero” altrove”. E’ sempre stato il mio canale comunicativo privilegiato, il mio modo di esprimere le emozioni.

-Cosa hai provato la prima volta che hai calcato il palcoscenico?

Certamente una grande emozione ma soprattutto ho sentito una certezza nel cuore: quella che la danza era la strada giusta, quello che volevo, quello che mi veniva naturale. Accadeva anche a lezione, di danza, ciò che per gli altri era faticoso, io lo facevo con naturalezza, come se lo avessi sempre fatto. Pensa che una volta un’insegnante mi domandò se a sua insaputa frequentassi parallelamente un’altra scuola. In realtà io passavo ore ed ore a casa a studiare balletti di repertorio. Usavo la moviola per osservare nel dettaglio ogni minimo passo, ogni minima movenza. Provavo per ore, ero instancabile. E’ stata una grande scuola !

-Una ballerina, una regista teatrale, un’artista prestata alla scuola?

Ho semplicemente messo a disposizione dei ragazzi le mie competenze artistiche oltre che quelle umane . Credo moltissimo nell’insegnamento, ma soprattutto nei ragazzi. Credo che il teatro e la danza possano essere un formidabile mezzo per veicolare messaggi e contenuti, per avvicinare i ragazzi all’arte, a concetti importanti come la legalità, come è stato nel caso dello “Stabat “ dedicato alle figure dei nostri eroi morti per mano mafiosa, ma soprattutto per far si che possano tirare fuori da dentro ciò che resta sopito nell’anima. Vestire i panni dell’altro, inoltre, è una grande lezione di vita.

-Canto, ballo, scrittura. Chi è Marcella Barbaro vista da se stessa?

E’ difficile dire una verità su se stessi, l’unica certezza che ho è che io “ sono” un’artista e come tale vivo” un pò fuori dal mondo”. La sensibilità che mi permette di realizzare i miei progetti coreografici e teatrali, che mi permette di toccare la sensibilità del pubblico, emozionandolo, è la stessa cosa che però, mi rende più difficile accettare il mondo esterno e le sue contraddizioni.

-Quali sono le caratteristiche del tuo linguaggio coreografico?

La ricerca di un movimento che sia interpretato liberamente ma al contempo ben ancorato alla solidità del classico.

– Qual è il tuo personaggio preferito?

Decisamente Giselle.

– Il tuo compositore preferito?

Prokofiev è certamente fra i compositori che riescono a far vibrare le corde più intime del mio cuore, ma anche Aram Ilyich Khachaturian, l’Adagio di Spartacus e Frigia è di una intensità commovente.

-Quale credi che sia l’insegnamento più forte che ti può trasferire la danza ?

La tenacia, il non mollare mai. Le ballerine sorridono in scena anche se i loro piedi sono sanguinanti. “La fatica c’è ma non si deve vedere”. Quando cresci con questi insegnamenti poi, inevitabilmente, li trasferisci anche nella vita.

– Una definizione di teatro?

L’arte e il teatro non sono solo narrazione di ciò che è immaginario ideale, ma è narrazione di noi stessi, di ciò che più profondamente ci appartiene, dei veri sentimenti che dominano l’uomo e la sua mente, la sua percezione del mondo e ciò che gli sta intorno. L’attore è un falso che recita il vero, una creatura profonda ma al contempo cupa perché l’arte gli permette di conoscere sul serio il senso della vita. Ecco a questo profondo, intimo, vero scopo deve rispondere l’arte, rappresentare la vita per come essa veramente è. L’arte è l’opportunità che diamo al mondo di comunicarci un qualcosa.

-Pirandello e il teatro, cosa pensi del drammaturgo agrigentino?

Uno dei più importanti drammaturghi del ‘900, le sue opere hanno rivoluzionato il teatro italiano. Le problematiche e le tematiche da lui trattate restano di una incredibile attualità: la solitudine dell’uomo contemporaneo, la relatività e le possibili interpretazioni del mondo, la soggettività, la solitudine dell’uomo moderno, il tentativo dell’uomo di conoscere se stesso e il senso della vita, le maschere, la frantumazione dell’io in identità molteplici…

-Sono felici le donne di oggi ?

Non saprei, la felicità è un concetto sul quale mi interrogo spesso. Credo che si possa essere felici quanto più ci si avvicina alla verità e alla propria identità. Siamo felici quando siamo liberi di essere veramente chi siamo.

-Cosa non hanno capito gli uomini delle donne, dicono di amarle e invece le uccidono?

E’ un tema molto delicato e purtroppo di grandissima attualità. Credo che sia qualcosa che vada oltre la disparità di genere, probabilmente il fatto di accettare la violenza come un fatto culturale o in molti casi l’aver subito o assistito a violenze familiari.

-Cosa salverà il mondo, il teatro, il cinema, la letteratura, la danza o la bellezza?

L’Amore, il mondo sarà salvato dall’Amore.

-Tu hai fatto la televisione. Cosa ricordi di questa esperienza?

Io ho molto amato la televisione e fare televisione, quando questa era portatrice di cultura nel senso più eccelso del termine e di valori sani. In riferimento all’ambito puramente artistico ho amato la televisione quando in tv danzavano i danzatori, recitavano gli attori, e cantavano i cantanti. Oggi si assiste ad una grande approssimazione e ad una grande volgarità, ad un grande appiattimento culturale.

-Qual è il tuo autore preferito?

Difficile dire quale sia il mio autore preferito, ce ne sono troppi.

-Qual è il primo e l’ultimo libro che hai letto?

Amo molto Gabriel Garcia Marquez, Allende, Yehoshua. Per motivi lavorativi leggo anche molti saggi storici e di storia della danza. L’ultimo libro che ho letto è “Caffè amaro “di Elisabetta Agnello Honrby, il primo un libro sulle meraviglie della natura. Me lo fece scegliere mio padre in una libreria quando ancora non sapevo leggere e all’inizio guardavo solo le immagini. Penso sia nata lì la mia passione per la lettura .

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Lasciarsi sorprendere dalla vita.

 

Biografia

Marcella Barbaro ballerina, coreografa, cantante,insegnante. Laureata con lode in Scienze dello Spettacolo multimediale con una tesi sulla danza “La sagra della Primavera; ipertesti coreografici del Sacre dal Novecento ad oggi”, oltre che in Educazione fisica con una tesi sulla danza : “Giannina Censi o il corpo aereo, la danza nel Futurismo italiano”.Consegue una specializzazione biennale post lauream in “Didattica del teatro e dello spettacolo”. Già docente di Storia della danza presso i licei coreutici italiani e di scienze motorie e sportive , conduce laboratori di teatrodanza . Vanta nel suo curriculum di insegnante un prestigioso tirocinio di 250 ore nel ruolo di insegnante di danza presso il Teatro Massimo di Palermo nel corso della stagione d’opera e balletti 2009. Vince diversi premi di coreografia ad esempio V Trofeo Nazionale Rassegna Coreografica “Cettina Santuccio” con la coreografia “Donne di Kabul” che affronta il tema della condizione delle donne afgane. Lavora in teatro e in televisione. Nell’Aprile del ’95 partecipa alla trasmissione “Sognando Sognando” in onda su RAI 1 in prima serata, condotta da Mino D’Amato con Heather Parisi in diretta dal Teatro delle Vittorie. Nel 2022 viene premiata presso la sede del Consiglio di Stato, Palazzo Spada per la performance “Stabat Mater”, dedicata alle figure di Borsellino, Falcone e le vittime tutte di mafia, realizzata con la partecipazione degli studenti del Laboratorio di teatro danza del Liceo classico Umberto I Palermo.