Ritratti: scrittori del nostro tempo Maurizio Piscopo intervista Massimo Benenato il figlio di Franco Franchi.

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Nicola Macaione libraio ed editore illuminato mi ha spesso parlato di Massimo Benenato il figlio di Franco Franchi che vive a Roma e che ha pubblicato con lui un bellissimo libro dal titolo Sotto le stelle di Roma.

Con Massimo ci siamo sentiti telefonicamente, ma non ci siamo mai incontrati né a Roma, né a Palermo. E’ capitato che quando lui era a Palermo, io ero in partenza per il Festival del libro di Torino. Per risolvere questo problema ancora non abbiamo scelto una data, abbiamo deciso di incontrarci per qualche ricorrenza legata a Franco Franchi a Palermo o a Roma nel 2023. A Franco Franchi ho dedicato un brano strumentale alla fisarmonica, strumento che lui adorava dal titolo Note per una stella.

-La figura artistica di Franco Franchi, spesso ingiustamente e frettolosamente etichettata da certa stampa cinematografica, assume l’immagine – modello di una palermitanità esportata nel nostro Paese ed in Europa, suscitando nel pubblico un sentimento di autentica simpatia e partecipazione verso i caratteri più salienti della nostra cultura. Puoi commentare questi pensieri del critico del giornale di Sicilia Gregorio Napoli…

In un’intervista di molti anni fa, papà disse che il siciliano ha sempre vissuto nella sofferenza e che se desiderava diventare qualcuno, doveva lasciare la propria terra e comunicare con gli altri. È quello che hanno fatto magnificamente lui e Ciccio per tutta la loro carriera, diffondendo, attraverso una comicità intuitiva e mai volgare, l’arte e la cultura siciliana in tutto il mondo.

-Qual è l’attualità dell’arte di Franco Franchi?

Io credo che la comicità espressa da papà, basata principalmente sulla mimica e l’improvvisazione, sia immortale: per quanto passi il tempo e la società subisca mutazioni, la sua simpatia continuerà a essere recepita facilmente da grandi e piccini, rendendolo sempre attuale.

Franco Franchi un grande attore totale rimane ancora l’ultimo dei belli?

-Sono sicuro che “L’ultimo dei belli” titolo di una famosa canzone sia anche un appellativo che rimarrà legato a papà per sempre, come “il principe” per Totò.

A causa delle smorfie, papà veniva considerato da molti come un uomo brutto, anche se non lo era affatto… credo, che la canzone “L’ultimo dei belli” sia nata per questo motivo. Devo dire che definirsi tale fu una trovata geniale!

-Perché la critica l’ha paragonato a Totò?

È naturale che la critica lo accosti a Totò. Papà ha iniziato ispirandosi alla sua figura, rimarcandone alcuni tratti essenziali senza, però, sconfinare mai nell’imitazione: anche se il tipo di comicità era simile, le loro peculiarità artistiche rimanevano ben distinte.

-Dove nasce la comicità di tuo padre?

Papà affermava spesso che si nasce comici e non lo si diventa. Fin da bambino sentiva il bisogno di esprimersi in tal senso, iniziando ad esibirsi come artista di strada già in tenera età. Nonostante le difficoltà di un’infanzia complicata e difficile, dovuta all’estrema povertà della famiglia, non ha mai avuto dubbi su quale fosse la sua strada.

-Franco e la canzone napoletana…

Mio papà ha iniziato come artista di strada cantando canzoni classiche napoletane e proponendo le macchiette come quella famosa di Ciccio formaggio interpretata da Nino Taranto. Papà amava tutto il repertorio napoletano.

-Franco Franchi e Ciccio Ingrassia hanno ripensato e inventato il teatro siciliano?

Sicuramente lo hanno reso meno regionale, esportandolo prima in tutta Italia e poi all’estero.

-Come era il rapporto tra Franco e Ciccio fuori dal palcoscenico?

Anche se qualche volta bisticciavano, Franco e Ciccio si volevano un gran bene e non perdevano occasione per riunirsi con le rispettive famiglie e passare del tempo insieme. Tra i miei ricordi più belli ci sono tante serate trascorse in compagnia della famiglia di Ciccio, tra musica, canto e grande divertimento.

-Gli attori di strada vedevano in Franco Franchi il riscatto di una categoria bistrattata che viveva alla giornata per imposizione del destino…

Io credo che papà possa essere di grande ispirazione per tutti coloro che desiderano fare spettacolo, a prescindere che siano artisti di strada o di teatro. La tenacia e l’abnegazione profusa agli inizi, nonostante le mille difficoltà che ha dovuto affrontare prima di affermarsi, merita di essere presa come esempio dai giovani, soprattutto da quelli che hanno la frenesia di arrivare senza la necessaria gavetta.

-Tra Franco e Ciccio molti critici si sono chiesti chi dei due fosse la spalla?

Io ho sempre affermato che presi da soli, Franco e Ciccio erano due grandissimi attori… insieme però diventavano indiscutibilmente magici.

-Il rapporto con tuo padre. Come era in famiglia?

Papà era per il dialogo: discutevamo di tutto in maniera pacata e aperta. Potevamo affrontare qualunque argomento senza creare inutili tensioni: se aveva da rimproverarmi qualche comportamento sbagliato, me lo faceva capire ragionandoci insieme e consigliandomi l’atteggiamento migliore da seguire. A volte, quando commettevo piccole mancanze, non servivano nemmeno le parole bastava mi guardasse in un certo modo per farmi comprendere di aver esagerato. In famiglia era sempre allegro e giocoso, si divertiva a fare scherzi, soprattutto a mia madre. Quando eravamo a Palermo, amava contornarsi di parenti e amici e organizzare feste con musica e ballo: per lui la famiglia veniva prima di tutto.

-I film di Franco e Ciccio vengono trasmessi ogni giorno dalla Tv, come vivi questa esperienza?

Vederlo spesso in televisione mi fa sentire un privilegiato: in pochi hanno la fortuna di avere tanto materiale a disposizione per poter ricordare un genitore scomparso. Di solito rimangono poche fotografie e qualche videoamatoriale. Però, devo confessare che alcune volte il senso di mancanza diventa talmente insopportabile che preferisco spegnere la tv.

-Quanti film ha interpretato?

Papà ha interpretato più di centotrenta film, di cui una decina da solo.

-C’è un segreto fra te e tuo padre?

Non ho segreti con papà ma un contatto speciale sì: diciamo che continuo a percepirlo molto vicino!

-Come maestro ho pensato che sia arrivata l’ora di inserire qualche pagina nei libri di testo dei bambini delle elementari e raccontare la storia di Franco Franchi…

Sarebbe bello se a scuola si raccontasse la storia di papà, la sua è stata una vita densa di avvenimenti particolari, talmente intriganti, da poterne fare facilmente un film d’avventura. Di sicuro, ripercorrendola, i ragazzi di oggi avrebbero a disposizione significativi spunti di riflessione con cui confrontarsi.

– Ho letto che il regista Federico Felini amava molto i film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, cosa mi puoi dire in proposito?

Credo che il commento di Federico Fellini: “C’è più Italia in un film di Franco e Ciccio che in tutta la commedia all’italiana !” rappresenti perfettamente la stima che il grande regista di Rimini nutriva per Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Prima di Natale uscirà il mio nuovo romanzo “Ali d’Angelo” una storia brillante intricata e piena di colpi di scena, costellata da interessanti spunti di riflessione sulla vita e l’amore. Poi sto cercando di portare in teatro “Battibecchi d’Amore” una commedia molto divertente che ho scritto quest’estate. Il prossimo anno, invece, vedrà la luce la biografia su papà, un’opera particolare che sto finendo di scrivere, incentrata più sull’uomo che sull’artista… ma non voglio anticipare troppo.

Biografia

Massimo Benenato nasce a Palermo il 10 maggio 1965. Dopo il diploma si dedica allo studio della chitarra classica e alla pittura, per poi approdare alla scrittura con il Romanzo Geremia Fiore e il libro di Oberon, un Fantasy per i ragazzi. Nel marzo 2019 pubblica un romanzo brillante, Sotto le stelle di Roma, edito da Spazio Cultura edizioni, che riscontra un notevole interesse da parte del pubblico. Il prossimo Natale uscirà “Ali d’Angelo”, il nuovo Romanzo e successivamente la biografia su Franco Franchi, il suo famosissimo padre.