Ritratti: Maurizio Piscopo incontra Giuseppe Paternò direttore della scuola Cinema Sud di Palermo

160

Il regista Rosario Neri ad un convegno sul cinema d’Autore mi ha fatto conoscere Giuseppe Paternò, un appassionato di cinema, direttore della scuola Cinema Sud. Il giornale Repubblica del 9 ottobre con un servizio a firma di Giada Lo Porto ha dato notizia che a Palermo alla fine del mese del mese in via Giuseppe Alessi nascerà uno studio di registrazione dedicato alla produzione di audiolibri, sottotitoli voci fuori campo, per film serie tv e spot pubblicitari. Il progetto si chiama “Doppiaggio Sicilia” del palermitano Giuseppe Paternò direttore della scuola Cinema Sud che opera da 13 anni in città, nell’ambito della formazione dei giovani nel settore dello spettacolo e che ha già realizzato dei corsi per doppiatori. Adesso Paternò si è spinto più avanti e si è avventurato nella produzione, quindi non solo teoria da insegnare ai ragazzi ma pratica, in particolare come nasce un prodotto per le case cinematografiche. Il progetto sarà coordinato da Massimo Corvo, doppiatore di Sylvester Stallone dopo la morte di Ferruccio Amendola. Fanno parte dello staff Manlio Dovì, lo sceneggiatore Domenico Saverni e Bruno Caricchia responsabile della formazione dello speakeraggio e del doppiaggio. Ma andiamo a conoscere da vicino Giuseppe Paternò.

-Quando nasce la scuola di Cinema Sud a Palermo?

Nasce del 2009, da un incontro fortuito. Io tenevo già dei corsi di sceneggiatura privati ed avrei voluto ampliarli proponendo anche il montaggio e la regia. Per caso venni a sapere della inaugurazione di uno spazio artistico musicale chiamato Adesso C’E’. Mi rivolsi a loro per proporre una collaborazione e chiamai dei validi docenti. Quindi organizzai anche il primo corso di recitazione con la docente Giuditta Perriera.

-Cosa occorre per iscriversi nella tua scuola?

Passione, sicuramente e voglia di impegnarsi seriamente per intraprendere un serio percorso professionale. Si fa una piccola selezione con i docenti, lo chiamerei più un colloquio.

-Che cosa offre questa scuola ai giovani?

È l’ unica accademia del centro sud che mette in contatto gli allievi con le maestranze del mondo dello spettacolo, dal doppiaggio alla regia e sceneggiatura. I nostri ex allievi li potreste incontrare sui set come assistenti regia o segretarie di edizione o sentire le loro voci sulle serie TV andate su Netflix o Disney Plus grazie alla collaborazione di Massimo Corvo, il nostro presidente onorario.

– Cosa avete prodotto finora?

Tanti documentari, sceneggiature di lungometraggi, audio libri e doppiaggi e cortometraggi dei nostri allievi. Un cortometraggio in particolare, recentemente ha vinto sette premi internazionali. Frutto di una idea della nostra allieva di regia Stephanie Beatrice Genova. Il titolo è “Essere al chiaro di luna”, e vede la firma del direttore della fotografia Rosario Neri. Era nato tutto come workshop di regia e fotografia e abbiamo realizzato un corto pluripremiato, con un budget basso e senza sovvenzioni. Notato dalle più importanti case di produzioni adesso si pensa al lungometraggio.

-Quando nasce la tua passione per il cinema?

Grazie a mio papà che oltre al suo lavoro, coltivava la passione di attore ed ha partecipato a film importanti, tra gli anni ottanta e il duemila. Aveva anche dei libri di cinema che leggevo quando aveva dieci anni. A dodici anni avevo già visto tutti i film di Charlie Chaplin e Buster Keaton. A sedici anni iniziai a girare i miei primi cortometraggi.

-Qual è il primo film che hai visto?

Non lo ricordo, ma uno dei primi film che mi cambiarono la vita fu certamente Ritorno al Futuro. L’ho visto alla fine degli anni ottanta e pensai che anch’ io avrei voluto scrivere una storia cosi bella.

– Chi sono i tuoi registi di riferimento?

Woody Allen per il suo tocco ironico, ma anche malinconico. Gli ho pure dedicato la mia tesi di laurea in storia e critica del cinema (al DAMS) . E poi sicuramente amo tutto il cinema di Martin Scorsese, il cinema sociale di Ken Loach e la visione del mondo di Takeshi Kitano. Adoro l’accoppiata Francesco Bruni e Paolo Virzì, penso abbiano scritto le più belle storie della commedia all’ italiana post anni novanta.

-Gli attori palermitani sono molto presenti nelle produzioni cinematografiche e nelle fiction tv, ma sono costretti a trasferirsi a Roma?

Un attore, se può farlo, se ha le possibilità economiche dovrebbe trasferirsi a Roma. Poi questo non significa che non può ritornare a Palermo, una volta che ha avuto dei ruoli importanti. Adesso per fortuna si può vivere tranquillamente in Sicilia e sostenere provini on line. Dopo il Covid è cambiato tutto e molti attori hanno preferito ritornare nelle proprie città di origine e spostarsi a Roma solo quando sono impegnati sul set.

-Il cinema e la Sicilia, immagini e stereotipi di un’isola che è cambiata?

Abbiamo provato a scrivere e realizzare storie slegate dalla mafia, Tornatore a parte, che porta la sua visione della Sicilia nel mondo, facendo conoscere a tutta la penisola storie interessanti come ad esempio quella della baronessa di Carini, ma alla fine penso che gli spettatori, vogliano vedere film con temi di mafia e criminalità quando la location è la Sicilia, anche quando si tratta di fiction di successo come il commissario Montalbano.

-Molti siciliani possiedono delle Tv gigantesche e si illudono di vedere il cinema in casa, mentre il cinema vero è un rito collettivo e a casa è continuamente interrotto dalla pubblicità di prodotti vari. Che ne pensi?

Che la magia del cinema è unica solo nella sala cinematografica, con le poltrone rosse, l’ audio Dolby Digital e lo schermo gigante. Ma tra i prezzi elevati e la comodità della casa e i film che passano direttamente su Netflix anche solo una settimana dopo l’uscita nelle sale, credo che il cinema nei prossimi anni sarà un luogo sempre meno frequentato da famiglie e sempre più spesso da critici ed appassionati. Una cosa vintage, come il vinile. Con poche migliaia di euro c’è la possibilità oramai di crearsi il proprio cinema in casa di ottimo livello qualitativo e purtroppo credo che questo sarà il passaggio successivo.

-Puoi commentare questo pensiero di Jean Luc Godard la tv non è fatta per comunicare, è fatta per trasmettere degli ordini…

Credo sia un pensiero oramai desueto, che va preso nel momento in cui Godard l’ha detto. Un tempo in TV non c era una varietà di programmi e tematiche. Adesso ci sono tanti canali e tante visioni del mondo e oggi l’ informazione è affidata più ad internet che alla televisione.

-I tre film che tutti dovremmo vedere assolutamente…

Tre sono pochissimi ! Me ne vengono in mente 1003 che dovremmo vedere. Sicuramente farei vedere un qualsiasi film di Hitchcock e un qualsiasi film di Kubrick. E poi metterei nel gruppo, a sorpresa, “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” che non è solo un capolavoro ma ha rivoluzionato l’idea dei cartoni animati come prodotto per bambini e l’interazione con il mondo degli adulti. Il film è stato costruito in maniera geniale.

-Un critico ha scritto che il film Il Gattopardo di Luchino Visconti è migliore del libro. Che ne pensi?

Sono due capolavori e usano due linguaggi diversi. Non metto mai a confronto libri e cinema. Sarebbe come chiedere se “è meglio il Padel o la Caponata?”

– Cosa salverà il mondo, la bellezza, le donne, la letteratura o il cinematografo?

Quando tutti capiremo che dobbiamo togliere e non aggiungere, saremo salvi. E per togliere intendo anche le barriere mentali che ci ha imposto la società da quando siamo nati, ovvero la paura del giudizio degli altri, l’idea di nazione e confini e la famiglia composta da mamma papà e figli.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Girare il mondo, conoscere tutti i continenti e i paesi del mondo. Con una videocamera in mano. Spero di farlo tra dieci anni con mia figlia accanto.