Ritratti: musicisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Salvatore Sciacca

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Conosco Totò Sciacca da una vita. E’ un musicista dell’eccellenza favarese, un musicista a tutto tondo. Ogni volta che penso a lui, mi viene da dire che sia nato nel posto sbagliato. Le sue composizioni mi sorprendono e mi emozionano sempre. Sono convinto, che la vita avrebbe potuto dargli di più se fosse nato e vissuto a Roma, a Milano o Parigi, viste le sue belle qualità e la sua grande passione per la musica e soprattutto per la chitarra di cui è maestro indiscusso. Ma siamo appena all’inizio del 2022 e lasciatemi dire, che nella vita c’è sempre tempo! Speriamo che il nuovo anno possa dargli il successo che merita nel panorama artistico italiano ed internazionale.

– Come si diventa un grande musicista?

Credo che per diventare un grande musicista non bisogna mai smettere di sognare e soprattutto non abbattersi di fronte alle difficoltà che la musica ci mette davanti. Ovviamente, bisogna anche essere dotati di un certo talento, di molta disciplina e tanto studio. La pazienza e soprattutto la perseveranza diventano spesso la madre del trionfo. Un altro ingrediente fondamentale riguarda l’umiltà, sapere accettare le critiche diventa un modo sano per crescere e perfezionarsi.

– Il 2022 è appena iniziato. Che cosa stai progettando?

Per cominciare l’acquisto di un nuovo strumento forgiato dalle sapienti mani del M° Liutaio Paolo Nobile. Si tratta ovviamente di una chitarra classica costruita con dei legni pregiati, con una stagionatura di oltre trenta anni. Il mio obiettivo è quello di incidere un disco di musica classica con brani di autori come Mauro Giuliani, Francisco Tàrrega, Aguado e A. M. Barriois. Un sogno ambizioso che conservo nel cassetto da lungo tempo.

– Perché le musiche che ascoltiamo al tempo del Covid sono così tristi?

Credo fortemente nella musica e nella sua capacità di trasmettere forti emozioni. Secondo Aristotele ascoltare e praticare la musica oltre che una gioia è un sollievo per l’anima, fino a procurare la catarsi. La musica e tutte le arti in genere devono essere, specie in questo periodo di pandemia, un mezzo potente per trasmettere pace e serenità. Lasciamo la musica triste a chi è senza speranza.

– Cosa resta delle note alla fine di un concerto?

Rifacendomi alla risposta della domanda precedente, alla fine di un concerto, (che mi auguro possano ritornare frequenti come prima del Covid), ciò che rimane delle note deve essere un senso di benessere e beatitudine.

– Quando nasce la tua passione per la musica?

Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia in cui la musica era sempre presente e veniva ascoltata tutti i santi giorni. La mia vera passione nasce all’età di 11 anni, quando iniziai a studiare chitarra classica con il Maestro Stefano Fragapane.

– Ricordi il primo libro brano che hai suonato?

Le prime note che ho suonato erano legate agli studi delle prime lezioni di chitarra di Julio Sagreras. Il primo brano che ho suonato è stato Giochi proibiti di Francois Boyer

– Puoi raccontarmi della tua prima chitarra…

La prima chitarra che ho avuto non era di ottima fattura, buona soltanto per avere un primo approccio dignitoso con gli studi iniziali.

– Nella vita, nei miei viaggi ho ascoltato: Carlos Santana, Jimmy Hendrix, Eric Clapton,

Alex Britti, Yamandu Costa, Francesco Buzzurro nostro amico comune. Tu fai parte dei grandi chitarristi italiani. Come ti senti quando accostano il tuo nome a quello di a Franco Cerri, Maurizio Salieri, Riccardo Zappa?

Sono chitarristi che hanno lasciato e continuano a lasciare un segno indelebile nel panorama chitarristico mondiale. Tra i chitarristi che hai ricordato, ricordo con gioia di aver potuto studiare con Francesco Buzzurro che mi ha trasmesso l’amore per il latin jazz e la bossa nova, anche se il mio vero ed unico amore rimane sempre la classica. Studiare Rodrigo, Torroba, Barrios, Paganini  e tanti altri, diventa ogni giorno un progresso che ti migliora nell’interpretazione, cura del suono e controllo delle dinamiche.

– Dove nasce il tuo stile inconfondibile? Anche se ho gli occhi chiusi, dalle prime note riesco a capire che sei tu a suonare la chitarra…

Penso che ogni musicista abbia una sua identità musicale fatta da diversi fattori. Prima di tutto il suono. Ogni chitarrista si differenzia dagli altri musicisti soprattutto per il modo in cui produce il suono, ma alla fine, quando si arriva a suonare a certi livelli, credo che ogni artista esprima e si serva della musica per trasmettere emozioni e sentimenti autentici che arrivano al cuore senza filtri.

– Tu e Francesco Buzzurro. Una curiosità mai raccontata …

A Francesco devo molto. Mi ha preparato per il mio diploma e mi ha fatto conoscere la musica sotto diverse sfaccettature. Mi ha trasmesso l’amore per l’improvvisazione e l’arrangiamento.

Grazie a lui ho iniziato a vedere la chitarra classica sotto una luce diversa, più ricca più ampia, un approccio che mi ha portato a esplorare mondi diversi, sonorità e armonie prima sconosciute e che oggi in molte mie composizioni diventano il fulcro principale. Francesco è un amico, un musicista straordinario tra i più talentuosi al mondo ed io gli sarò eternamente riconoscente per tutto ciò che mi ha trasmesso.

– Quale potrebbe essere una tua originale maniera per definire la chitarra?

In realtà mi cogli di sorpresa, a questo punto mi permetto di improvvisare definendola come una donna dalle bellissime curve. Quando penso alla chitarra penso a una compagna di vita, fedele che non ti abbandona mai e ti è vicina soprattutto nei momenti bui e difficili della vita. Lei è sempre presente, è lei il mezzo che ti permette di dare pace e ristoro allo spirito.

– In quali città hai suonato e dove ti piacerebbe ritornare ad esibirti?

Ho avuto modo e la fortuna di suonare in diversi teatri e piazze d’Europa e la verità è che dopo due anni di fermo forzato, non esiste un posto preciso in cui vorrei tornare, mi mancano tutti questi luoghi, ma quello che mi manca maggiormente e che vorrei risentire è il calore e l’abbraccio del pubblico.

– Qual è il potere della musica?

Di unire e far gioire le persone. Oggi più che mai mi piace pensare ed esprimere questo concetto, la musica che unisce il mondo.

-Chi sono i tuoi musicisti di riferimento?

Ce ne sono davvero tanti di musicisti che hanno dato un notevole contributo alla mia formazione e che continuano a farlo. Come ho detto prima, amo tantissimo accostarmi a svariati generi musicali, ma ciò che prediligo è il repertorio per chitarra classica e Julian Bream rimane di certo il musicista che amo di più.

– Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Creare sempre nuova musica e cercare di condividere bellezza.

Biografia

Salvatore Sciacca un musicista siciliano di spessore, nato il 30/05/1979 a Ludwigshafen (Germania), inizia lo studio della chitarra classica all’età di 11 anni sotto la guida del Maestro Stefano Fragapane. All’età di 21 anni si diploma presso il Conservatorio “V.Bellini” di Caltanissetta sotto la preparazione del Maestro Francesco Buzzurro. Continua gli studi frequentando il corso triennale di alto perfezionamento presso “l’Arts Academy” di Roma sotto la guida del

Maestro Stefano Palamidessi. Gli anni di Roma offrono a Salvatore Sciacca la possibilità di effettuare numerosi corsi di perfezionamento con chitarristi di fama internazionale come Pablo Marquez, Alberto Ponce, Alirio Diaz, Maurizio Colonna. Otre alla musica classica, ha approfondito con notevole interesse il jazz e la bossa nova. Si è specializzato con chitarristi straordinari come Steve Trovato, Gigi Cifarelli e Richard Smith. Ha partecipato a svariati festival nazionali ed internazionali in diversi parti del mondo. Il suo approccio eclettico con lo strumento, lo porta a viaggiare spesso, ampliando il suo bagaglio tecnico-culturale. Ha inciso diversi dischi di musica popolare siciliana alla quale si sente particolarmente legato. Ha maturato negli anni una sconfinata passione per la composizione scrivendo gli arrangiamenti del suo primo disco religioso dal titolo “L’Essenziale”, impreziosito dalla straordinaria voce della moglie Giusy Pitruzzella. La sua passione per la scrittura e l’arrangiamento lo porta a formare il duo di Chitarre “Acoustic Duo Dance”. Il duo, formato da Salvatore Sciacca e Giuseppe Cammarata, propone un repertorio di brani popolari della musica pop degli anni 80. Un progetto ambizioso che evidenzia la volontà di Salvatore Sciacca a voler valicare i confini della chitarra classica, trascrivendo e adattando brani di M.Jackson, Stevie Wonder, U2 e Madonna. Ha pubblicato due libri (My Guitar… My Sicily) e (Mediterranean Guitars). In queste raccolte l’artista cerca e trova ispirazione nelle radici della storia della Sicilia. Brani come “Siculi e Sicani”, “La Kalsa” e“Sicelioti” per citarne alcuni, evidenziano un lavoro di ricerca timbrico-armonico e sonorità dal gusto squisitamente mediterraneo. Non mancano fraseggi arabeschi associati a ritmi grechi, parti in cui la chitarra si trasforma in uno strumento a percussione. Di recente ha pubblicato una raccolta di 20 studi semplici per chitarra. Collabora con “l’Orchestra Filarmonica Demetra” del teatro Pirandello di Agrigento, diretta dal Maestro Antonio Cusumano. Insegna chitarra classica presso l’Istituto Comprensivo “V. Brancati” di Favara.