Ribera : La mina di Seccagrande, Fantasmi di Guerra di Mimmo Macaluso

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Latina agosto 1946: la spiaggia è affollata da numerosi bagnanti che in questo recentissimo dopoguerra, stanno cercando di rimuovere anni di sofferenze e di privazioni … ma non tutto può essere rimosso, anche nel senso fisico della parola.
Unragazzo corre spensierato sulla battigia inseguito dagli amici che vorrebbero spingerlo in acqua, quando la sua gamba, urta contro qualcosa di metallico che affiora dalla sabbia: si tratta di un tragico ricordo della recente guerra, una mina navale che dopo aver spezzato il suo cavo di fissaggio, era andata alla deriva sino a raggiungere quella spiaggia insabbiandosi. Il contatto con la gamba del ragazzo provoca la deformazione di uno spuntone di piombo che sporge da una grande sfera di ferro sepolta sotto la sabbia ed a sua volta, una fiala di vetro, contenuta all’interno di quel tubo di piombo, si spezza lasciando colare dell’acido, che attraverso un tubicino raggiunge un composto chimico fatto di glucosio e clorato di potassio, un miscuglio che al contatto con l’acido, si infiamma producendo una fiammata caldissima, che attiva centinaia di chilogrammi di TNT o trinitro-toluene … tritolo!Tutto questo in una frazione di secondo, un frammento di tempo sufficiente a dilaniare i corpi di sette bagnanti ed a gettare nel panico la spiaggia intera con una deflagrazione che viene avvertita a chilometri di distanza.
Questa tragica sequenzasi ripeterà nel dopoguerra in tutti mari, dato che ovunque verranno a spiaggiarsi le migliaia di mine navali disseminate da tutte le nazioni belligeranti: soltanto gli italiani ed i loro alleati tedeschi, ne hanno sparse nel Mediterraneo ben 37.000 e solo poche hanno assolto alla funzione di distruzione del naviglio nemico … e tutte le altre, dove sono finite? La maggior parte delle mine, agganciate al loro pesante carrello, sono affondate dopo che la corrosione ha fatto perdere la loro galleggiabilità, molte altre, spezzato il cavo, sono esplose sott’acqua quando i loro urtanti hanno toccato il fondale; altre sono rimaste incastrate tra gli scogli nella loro corsa verso la riva, marcendo e disperdendo l’esplosivo, come nel caso delle due mine che ho rinvenuto nel 1987 a Pietre Cadute (Borgo Bonsignore); ma altri ordigni non si corrodevano, forse protetti da una patina di sedimenti, come la P-200 che ho rinvenuto nel 1993 nella spiaggia del Corvo di Ribera: gli artificieri del nucleo SDAI della Marina Militare, hanno constatato che i 200 kg di tritolo erano perfettamente conservati all’interno della mina, ancora efficienti! Altre ancora, come la mina antinave di Latina, arrivavano sin sulla battigia insabbiandosi, rendendosi ancora più insidiose di quanto non fossero per costituzione. E la nostra Sicilia non sarà esente da questo flagello, pagando il suo contributo di morti, come a Sciacca all’inizio degli anni ’50 del secolo scorso: la cittadina agrigentina, registrerà due morti per l’esplosione di una mina spiaggiata e la scomparsa di un peschereccio con tutto il suo equipaggio, in una tratto di mare al largo di Seccagrande, dove verosimilmente le reti dell’imbarcazione, avevano agganciato uno di questi ordigni, esploso appena ha toccato la chiglia dell’imbarcazione. E le bombe d’aero non sono da meno, come quelle americane da 250 libre, (113 Kg) che nel 1997 avevo rinvenuto a soli 10 metri dalla spiaggia di Verdura, dove oggi sorge il golf Resort di sir Rocco Forte; una bomba era integra, col suo carico di esplosivo perfettamente efficiente ed una apparentemente vuota, ma col detonatore che conteneva della pentrite, un esplosivo che l’acqua rende ancora più instabile; in quella occasione gli artificieri non poterono evitare l’attivazione delle 250 libre di tritolo e l’esplosione della bomba, determinò la formazione di un’enorme colonna d’acqua mista a fango di parecchi metri d’altezza, con un’onda d’urto che raggiunse Sciacca, facendo tremare i vetri delle abitazioni … e tutto questo, dopo una permanenza sul fondo del mare di 70 anni!


La domanda che in molti si pongono, è se tali ordigni dopo tanti anni, possano essere ancora pericolosi: come abbiamo visto, la risposta è affermativa, ma come mai?
Il tritolo o trinitro-toluene (TNT) non è idrosolubile per cui l’acqua non solo non lo disgrega, ma lo conserva, lo stabilizza: è tristemente nota la vicenda del piroscafo Laura C, affondato il 3 luglio del 1941 da un sommergibile, a qualche centinaio di metri dalle coste calabresi, diventato come lo ha definito un Procuratore della Repubblica “un vero e proprio supermarket della ndrangheta” dove le cosche calabresi, andavano a rifornirsi di tritolo, per compiere attentati oppure “per prestarlo” a chi ha compiuto gli attentati di Capaci e di via D’Amelio. Nel 2015, per tale motivo, la Marina Militare ha provveduto a sigillare il relitto.

Ed è di questi giorni l’ennesimo ritrovamento di uno di questi fantasmi del passato, un’enorme sfera di metallo di un metro di diametro, semi-seppellita nella ghiaia di Seccagrande,per la precisione all’inizio della spiaggia del Corvo, un rinvenimento effettuato nel corso della esplorazione di alcune suggestive grotte appena sotto la superficie del mare; la presunta mina, si trova a soli 100 metri dalla riva, in una insenatura che rappresenta uno dei lidi preferiti dai bagnanti riberesi, che adesso possiamo affermare, inconsapevolmente protetti dalla Madonnina che col club Seccagrande abbiamo posto sott’acqua a qualche decina di metri di distanza dal luogo di rinvenimento!
Ma come potrebbe esplodere una mina dopo oltre 70 anni? Possibilmente attivata da un sub incuriosito da tale oggetto sferico, nel tentativo di mobilizzarlo facendo leva su uno degli urtati e ancora, facendo deflagrare una carica di esplosivo nei sui pressi … ma chi potrebbe mai usare degli esplosivi a Seccagrande? Ebbene nel 1981, proprio in quel tratto di mare, pescavo in apnea, quando un’onda d’urto mi fece quasi perdere conoscenza:emergendo stordito, vidi un uomo che da una piccola barchetta a remi, molto sportivamente, pescava di frodo a pochi metri da me, utilizzando dell’esplosivo che viene usato nelle cave di pietra!
Si spera che gli artificieri che verranno ad ispezionare il presunto ordigno, qualora identificato come una mina navale, possano neutralizzarlo come nel prendente caso, senza determinare l’attivazione dell’esplosivo, in modo da evitare un grave danno per l’ecosistema marino: chiederemo in quel caso agli uomini della Marina, di recuperare uno dei frammenti dell’ordigno, per poterlo esporre in futuro, assieme ai numerosi reperti aeronautici che giacciono nel nostri mari, in un spazio espositivo che si spera di realizzare nei locali dell’ex Mattatoio Comunale di Ribera.