Ritratti: scrittori del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Salvatore Indelicato

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Da moltissimo tempo pensavo di intervistare Salvatore Indelicato una delle firme più interessanti della Casa Editrice Medinova. Tutte le volte che ci siamo incontrati per le presentazioni di qualche libro Salvatore era impegnato a immortalare le presentazioni con le sue macchine fotografiche e quindi non trovavo mai il tempo per chiedergli l’intervista. A Polizzi Generosa durante la presentazione del libro di Nicolò D’Alessandro 103 A-zine ci siamo seduti accanto ed è nata questa intervista. Devo precisare, che quel giorno a Polizzi Generosa ho sofferto molto, prima ho avuto un piccolo incidente e poi ho dovuto contrastare con il fuoco che bruciava i boschi. Durante il viaggio ho pensato alla Sicilia, alle ingiustizie, alla distruzione della bellezza da mani criminali. Per un momento ho desiderato lasciare questa terra per sempre…

Salvatore Indelicato è nato ad Agrigento nel 1956, dove vive ed ha svolto l’attività di Funzionario della Regione Sicilia, presso il Parco Archeologico “Valle dei Templi”, fino al mese di luglio 2020. E’ sposato e padre di due splendidi ragazzi. Occupa il suo tempo libero dedicandosi alla lettura, alla scrittura, alla fotografia, alla pittura e coltivando la passione per il teatro.
E’ autore teatrale di commedie brillanti destinate agli alunni delle scuole elementari.
Ha all’attivo un centinaio di articoli pubblicati su giornali e riviste locali in cui si è occupato di storia agrigentina e critica teatrale, con interviste a personalità dello spettacolo di livello nazionale.
Un suo articolo sull’antico eremo della Quisquina è stato ripreso dallo scrittore Andrea Camilleri nel libro “Le pecore e il Pastore”, Ed. Sellerio. E’ stato redattore della rivista “Agrigentini a Roma” edita a Roma da Giuseppe Jannuzzo.


Le opere
“Fossi nato là”, Studio Media Edizioni – 2003, è il suo romanzo di esordio, per il quale ha ricevuto il “Premio Palcoscenico 2004”. Il primo di una trilogia dedicata alla figura del nonno materno, il poeta e attore pirandelliano Giovanni “Russo” Archeoli(uno dei fondatori della Compagnia “Piccolo Teatro Pirandelliano” con Nino Bellomo, Pippo Montalbano, Giovanni Sardone, Lino Cordaro), in cui ne racconta le origini di trovatello, il dramma della madre, giovanissima, vissuta in un contesto familiare e sociale rigido e chiuso (siamo ai primi anni del ‘900), costretta ad abbandonarlo alla “Rota” ed a ricrearsi un’altra vita lontana dal figlio. Una storia intensa e tragica, della quale lui ne porterà per sempre i segni, incisi nell’anima.
“Solo per amore”, Medinova Edizioni – 2011, è il secondo romanzo della trilogia vincitore del premio letterario “Ignazio Buttitta” – sezione romanzi 2011, in cui affronta il dramma personale di Giovanni che, una volta scoperto di essere stato adottato, cresce con l’idea, quasi un’ossessione, di cercare, conoscere la madre naturale e capire perché sia stato abbandonato. La sua sarà una ricerca spasmodica, instancabile che lo porterà lontano dalla sua città, dagli affetti, che alla fine darà i frutti sperati ma non cancellerà mai più quel velo di malinconia dai suoi occhi, in parte mitigato solo dall’amore e dall’affetto di chi gli ha voluto bene.


“Mannalà”, Medinova Edizioni – 2015, finalista al premio “Memoria”, è la sua terza opera letteraria nella quale ha voluto raccogliere dieci racconti tratti dai ricordi della propria infanzia. Libro destinato ai ragazzi per far comprendere la vita di una volta nel contesto sociale del Centro Storico, ma che ha avuto un largo successo presso gli adulti, suscitando ricordi sepolti nelle proprie coscienze, non senza una punta di malinconia.
“Gocce d’amore”, Medinova Edizioni – 2018, è la prima silloge poetica nella quale raccoglie tutte le sue emozioni a tema amoroso. Premiato col 2° posto alla XXI Edizione del Premio “Ignazio Buttitta” – 2019. “Versi semplici…” – come lo stesso autore li definisce – “…ma dettati dal cuore”, ispirati e dedicati alla donna della sua vita.
“Ora che sei qui”, prossimamente edito da Medinova – Agrigento, è il terzo libro che chiude la trilogia. Con una narrazione appassionata e ricca di sentimento, l’autore ci porta a vivere un passo tra i più sconvolgenti momenti della vita di nonno Giovanni, nel pieno della sua giovinezza, durante il secondo conflitto mondiale.
In questo libro la presenza di Giovanni si avvertirà per tutto il romanzo ma, in realtà, la vera protagonista sarà Michelina, la sua sposa.
Chiamato alle armi, è costretto a lasciare la giovane moglie e le loro due bambine per andare a combattere una guerra non sua.
Ferito gravemente, viene dispensato dai medici che avvisano la famiglia. Michelina decisa ad andare a riprenderselo, vivo o morto, parte alla volta di Gradisca d’Isonzo, dove si trova ricoverato, portandosi dietro le figliolette. Sarà un viaggio avventuroso, lungo, irto di pericoli, quello che affronterà, ma lei non si arrenderà fino alla fine.
In questo lavoro, l’Autore, ha voluto mettere in evidenza il grande Amore che ha unito Michelina e Giovanni, durato tutta la vita. Un sentimento forte che ha fatto superare a entrambi, nel corso della loro vita, ostacoli e difficoltà e che è stato un punto di riferimento per le generazioni a venire.


Con “Ora che sei qui”, che lo ha impegnato forse più dei primi due, in termini di tempo e studio, porta a conclusione il compito che si era prefissato, di scrivere una trilogia, ma non certamente l’impegno di tenere viva, con altre iniziative, la memoria di Giovanni “Russo” Archeoli, uomo e artista della nostra terra.
Attualmente Salvatore Indelicato è impegnato nella stesura di una nuova raccolta dal titolo “I racconti di nonno Turì” e alla realizzazione di una serie di fotografie sul centro storico di Agrigento per la pubblicazione di un fotolibro.
-Da quando tempo ti occupi di scrittura?
Posso dire che la scrittura ha fatto parte della mia vita da sempre. Già da piccolo ero affascinato da questo mondo; mio nonno e mio padre erano due poeti e in tv seguivo “Non è mai troppo tardi” condotta dal maestro Alberto Manzi; alle scuole elementari ho avuto per cinque anni un Maestro che era un cultore della bella scrittura e passava molte ore a spiegarci la tecnica calligrafica. Mi piaceva scrivere, riempivo interi quaderni di storie inventate e ricordo che una volta il Maestro ci assegnò il riassunto di una lettura, non mi piacque il finale, perché si chiudeva con la morte del bambino protagonista e perciò lo cambiai. Dapprima l’insegnante non la prese bene, però, poi, capì il mio punto di vista e mi premiò con un 10 e lode.
-Quando nasce la tua passione creativa?
Sono cresciuto in un periodo e in un contesto in cui giochi e giocattoli dovevamo inventarceli noi bambini ed io ho sempre posseduto una fantasia sfrenata; qualunque oggetto, a seconda del gioco che volevamo fare, si trasformava in giocattolo, così un pezzo di legno poteva trasformarsi in una spada, un fucile, una lancia e una semplice scatola di cartone diventava un castello, un’astronave. A volte disegnavo pure gli sfondi, su dei pezzi di cartone, creandole ambientazioni per giocare con i soldatini di plastica.
-Mi puoi parlare di tuo nonno Giovanni Russo, uno dei fondatori della Compagnia del Piccolo Teatro Pirandelliano. Che ricordo conservi?
Giovanni “Russo” Archeoli è stato per me una grande figura, un punto di riferimento, un vero gigante. E lo è tuttora, a distanza di tanti anni dalla sua morte; il suo stile di recitazione è divenuto il mio parametro per apprezzare uno spettacolo teatrale. Possedeva una capacità affabulatoria affascinante, stavo ore intere ad ascoltare il racconto della sua vita (da romanzo n.d.r.), oppure a parlare con lui di Pirandello e dei suoi personaggi teatrali dei quali mi spiegava sfumature e sentimenti, quasi a rendermeli vivi. Aveva fondato, con altri appassionati, la Compagnia del Piccolo Teatro Pirandelliano e dato vita alla famosa “Settimana Pirandelliana”, al Caos davanti la casa di Pirandello, fucina di innumerevoli successi a livello nazionale. Posso dire di essere cresciuto a “pane e teatro” e il suo laboratorio di calzoleria in via Pirandello, nel quale vi lavorava anche mio padre, quasi tutti i pomeriggi si trasformava in una specie di convivio di poeti e attori di teatro. Io mi ci recavo spesso, un po’ per stare con mio padre, ma pure perché ero affascinato da questo mondo di parole in metrica e rima e di battute teatrali. Diverse volte venivo coinvolto per recitare le poesie di mio padre, che conoscevo a memoria. Anche adesso penso con nostalgia a quei momenti e sono grato a mio nonno e mio padre per avermi inculcato l’amore per quella che io amo chiamare “la bellezza dell’anima”.
– E’ vero che il romanzo Solo per amore è tratto da una storia vera?
I romanzi che formano la trilogia, “Fossi nato là”, “Solo per amore” e “Ora che sei qui”, sono tutti ispirati a storie vere. Sono tre episodi cardine della vita di mio nonno che ho voluto romanzare per rendere omaggio alla sua memoria. Dopo la sua morte, tutto ciò che lui aveva fatto per la cultura agrigentina rischiava di perdersi nell’oblio; Agrigento è una città che dimentica presto e facilmente i suoi figli migliori e il mio sforzo è fare in modo che ciò non accada per mio nonno. Perciò ho voluto dedicargli tre romanzi che raccontassero parte della sua vita.
-“Mannalà”: ovvero ricordi e memoria di una Sicilia che scompare che si spegne come una languida candela?
Mannalà è nato dal desiderio di fissare sulla carta i tanti ricordi che sono riaffiorati alla mia mente durante le numerose passeggiate nel centro storico di Agrigento. Una forte nostalgia e una punta di malinconia hanno pervaso il mio animo nel vedere quasi abbandonati quei luoghi che pullulavano di vita, di odori, di profumi, di voci, di colori e tanta, tanta umanità. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ha certamente migliorato la qualità della nostra vita: computer, telefoni, internet e quant’altro sono così fortemente integrati nelle nostre abitudini, da non poterne fare più a meno. Ma paradossalmente ci hanno allontanati dalla vita vera; adesso io vedo la gente correre, vivere anonimamente nei palazzoni, affannarsi per raggiungere non so cosa e diventare più egoista e meno proiettata verso il prossimo. Sicuramente quella che ho raccontato in Mannalà è una Sicilia che quasi non esiste più.
-“Gocce d’amore” è un libro di poesie dedicato a tua moglie. Ma cosa è diventato l’amore ai tempi della pandemia?
Il fenomeno epidemiologico che ha coinvolto l’umanità intera ha cambiato profondamente la nostra vita, le nostre abitudini e il modo di stare con gli altri. La paura si è insinuata rendendo difficili, in alcuni casi, anche i rapporti familiari. Personalmente devo dire che il dover rimanere forzatamente a casa per diverso tempo, non mi ha pesato più di tanto, anzi è servito a rafforzare e ad affinare meglio il “ménage” familiare.
-“Ora che sei qui” è un libro contro la guerra. Le guerre ha detto Gino Strada sono una grande follia e sono tutte sbagliate…


Indirettamente il mio romanzo vuole essere una denuncia, un monito contro tutti gli orrori della guerra. Ho studiato e consultato diverse fonti storiche, per documentarmi sul disgraziato periodo della Seconda Guerra Mondiale, oltre che attenermi ai racconti dei miei nonni, di mia madre e dei miei zii (che hanno vissuto tutto ciò in prima persona). Tante volte, mentre scrivevo, sono stato pervaso da una sorta di rabbia interiore, pensando a tutto quello che hanno dovuto subire e sopportare le popolazioni: bombardamenti, rastrellamenti, fame, miseria e distruzione. Giusto diceva il grande Gino Strada definendo follia e sbagliate tutte le guerre.
-Hai all’attivo ben 4 libri pubblicati e un altro prossimamente in stampa. E’ difficile pubblicare un libro nella nostra realtà?
Ho pubblicato il primo romanzo “Fossi nato là” con la Studio Media Edizioni, una piccola casa Editrice locale che ha chiuso i battenti poco tempo dopo. Quando ho terminato “Solo per amore” ho incontrato diverse difficoltà, le C.E. che avevo contattato sembravano irraggiungibili per uno scrittore alle prime armi, finché un amico mi ha consigliato di rivolgermi al dottore Antonio Liotta, titolare e Responsabile della “Medinova”. Pur non conoscendomi, Liotta ha visionato il manoscritto, gli è piaciuto e in poco tempo lo ha pubblicato, portandomi a vincere il Premio Ignazio “Buttitta” 2011 per la narrativa. Da allora Medinova è stata la mia Casa Editrice per Mannalà e Gocce d’amore, quest’ultimo secondo classificato alla XXI edizione, sempre del Premio Buttitta. Prossimamente curerà la pubblicazione di “Ora che sei qui”.
Antonio Liotta e la sua Casa Editrice sono una grande realtà, nel panorama culturale del nostro territorio, ed hanno permesso a tanti autori di emergere e realizzare il sogno di vedere le loro opere valorizzate e diffuse. Il piacere di chi scrive è quello di essere letti e la lungimiranza di Liotta ha portato ad una serie di pubblicazioni qualificate e di un certo rilievo; non a caso il motto di Medinova è: “Cultura per andare oltre”.
-La bellezza salverà il mondo, ha scritto Fedor Dostoevskij, ma forse la sola bellezza non basta più per salvare il mondo in cui viviamo?
La bellezza alla quale si riferisce Dostoevskij è la metafora del bene che deve trionfare sul male, raffigurato nel suo romanzo “L’Idiota” da quell’atmosfera di violenza e morte che aleggia per tutta l’opera. Comparando il suo mondo con quanto succede nell’epoca in cui viviamo, la speranza di un ritorno alla “bellezza” è l’unico appiglio a cui aggrapparci per non affondare nel mare malato della nostra società. Tuttavia non sono pessimista, in questo senso.
-Quando nasce invece la tua passione per la fotografia?
Non ricordo quando scattai la prima foto. Mio padre aveva una macchinetta automatica, che ogni tanto mi lasciava usare. Quando sono nati i miei figli ho avvertito la necessità di fermare i loro attimi più belli. Avevo capito che la macchinetta automatica non mi bastava più, così ho comprato la prima reflex (all’epoca a pellicola) iniziando a realizzare, con soddisfazione, delle foto di una certa qualità. Con l’avvento del digitale mi si è aperto un mondo del tutto nuovo e ancora più affascinante. Ora è diventato un impegno pari quasi alla scrittura.
-Cosa cerchi nella fotografia?
Fissare nel tempo tutto ciò che riesce a darmi un’emozione, che sia uno scorcio panoramico, un volto, uno sguardo, il colore di un fiore. La definisco “poesia per immagini”. Qualcuna delle mie foto è diventata anche un quadro.
-Fotografia, scrittura, pittura, teatro. Come riesci a conciliare tutte queste passioni?
Sono un inguaribile romantico passionale, la sensibilità del mio animo ha bisogno di esprimersi in qualche modo, riesco a dedicarmi (per mia fortuna) a tutto ciò che mi piace fare, mi considero uno spirito libero; ti dico pure che amo molto leggere e dedicarmi al bricolage. Non riesco ad annoiarmi…
-Agrigento l’ho definita una città bugiarda, tu come la vedi?
Più che bugiarda, la definirei una città apatica che subisce passivamente lo scorrere degli eventi, non ha capacità di reazione alle negatività: “manca l’acqua…” – “…prima o poi la devono dare…”; “…le strade sono sporche e piene di buche…” – “Niente ci fa, l’importante è la salute…”. Per dire.
-I siciliani si lasciano incantare dalle promesse… Una città che dovrebbe vivere di turismo è stritolata da problemi antichi: l’acqua, i servizi pubblici, i rifiuti. Cambierà qualcosa nel tempo?
Ho fiducia nelle nuove generazioni, il livello di istruzione dei giovani è notevolmente cresciuto e anche la loro voglia di vivere in un mondo migliore. Ho pure notato (ed apprezzo) l’attaccamento che molti hanno alle proprie radici e la volontà realizzare qui i loro sogni.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Da circa un anno sono in pensione… scusami, mi piace di più dire: “mi sono ritirato dal mondo del lavoro”… e questo permette di proiettarmi interamente alle mie passioni. Spero di poter realizzare una mostra fotografica sul centro storico e di raccogliere quelle più belle e significative in un foto-libro; ho iniziato una nuova serie di racconti e sto abbozzando la trama di un altro romanzo. Poi… chissà!…