Un danno ambientale incalcolabile non si era mai registrato in passato. E’ stato cancellato uno dei polmoni verdi della provincia. Ben 24 ore di fiamme continue ed altissime hanno distrutto i boschi nei territori di Montallegro e di Siculiana. I tecnici non hanno ancora fatto sopralluoghi e stime, a causa dei focolai, ma si calcola che circa 350 ettari di bosco pregiato siano andati in fumo. Due canadair e un elicottero per due giornate hanno riversato acqua prelevata dal mare del litorale agrigentino sulla vasta area collinare dove l’incendio dopo una giorno ed una notte non è ancora domato.
Le contrade interessate sono quelle di San Nicola, Zubbia, Matarana, Fecia dove sono andati bruciati decine e decine di migliaia di alberi, come cipressi, pini, eucaliptus, leccio, roverella e tanta macchia mediterranea con sottobosco e palme nane. Saranno andate distrutte tante specie di animali selvatici come conigli e volatili presenti nella grande pineta.

Per due giorni sono stati all’opera oltre ai canadair, un elicottero, tutte le squadre antincendio dei distaccamenti di Ribera, Cianciana, Siculiana e di Agrigento, in servizio H 24 sino ad ieri, per cercare di salvare ciò che resta del ricco patrimonio boschivo agrigentino. Per fortuna l’area di Costa Domini in territorio di Montallegro non è stata raggiunta dalle fiamme alimentate dal forte vento. Gli operatori forestali sono riusciti a preservarla.
L’incendio è scoppiato verso le 9 di lunedì mattina in territorio di Siculiana e, allargandosi, ha rischiato di investire tutta l’area dei conferimento dei rifiuti della discarica di Matarana. Si presume che possa avere origini dolose. Non sarebbe da escludere che qualche agricoltore abbia bruciato delle sterpaglie e poi non sia riuscito a controllare il fuoco. Le fiamme si sono propagate ad occidente verso Montallegro dove la città è rimasta sotto una cappa di fumo. Anche nelle valli dei fiumi Platani e Magazzolo, tra Ribera e Cattolica Eraclea, sono arrivati miasmi e cenere dell’incendio.





