Ritratti: Musicisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Gioacchino Zimmardi

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Conosco Gioacchino Zimmardi da più di trent’anni. Confesso che da lui ho appreso tanti segreti della musica legati al delicato modo di comporre i brani strumentali. Gioacchino è pianista, compositore e direttore d’orchestra. Ascoltandolo nella sua Retrospettiva si scopre un modo classico di suonare il pianoforte quello legato ai grandi musicisti dell’ottocento come Johannes Brahms, Anton Rubistein, Camille Saint-Saens grandi pianisti che riescono a dare al pianoforte una voce umana. Ha composto più di cento brani ed ha suonato in varie città del mondo fra cui Londra, Madrid, Plovdiv. L’incontro con Gioacchino è l’incontro con i sogni e i misteri della Musica. Uno dei miei desideri è quello di realizzare uno spettacolo in teatro insieme ad Antonio Zarcone alla chitarra sotto la direzione artistica di Gioacchino Zimmardi che interviene al pianoforte a coda mentre racconto la Sicilia che non è stata mai raccontata…


-Quando nasce la tua passione per la musica?
Attorno ai 6 – 7 anni. Mio nonno materno lavorava come macchinista al Teatro Massimo di Palermo e la musica, soprattutto la lirica, era una componente viva ed immancabile in famiglia.
-A che età è avvenuto l’incontro con il pianoforte?
Attorno ai 10 anni, grazie ad un vecchio pianoforte francese che mia nonna teneva in casa e dal quale non mi staccavo mai.
-Hai suonato molte volte all’estero, quali ricordi conservi, come ti ha accolto il pubblico negli altri paesi?
Conservo dei ricordi bellissimi, di momenti di estrema attenzione per il repertorio proposto quasi di sacralità dell’avvenimento artistico, soprattutto nei paesi dell’Est europeo.

-Quanta Sicilia c’è nella tua musica?
E’ molto difficile quantificare. I siciliani sono come bambini perennemente allattati dal seno materno e con un cordone ombelicale che non si rescinde mai. I paesaggi ambientali, archeologici, sonori, forme, stili, culture diverse, contrasti naturali incredibili come sull’Etna la lava e la neve, costituiscono il nostro sostrato culturale quasi senza rendercene conto. Secondo il principio di Umberto Eco che affermava “un libro è la somma di altri libri”, la mia musica è la somma di tante altre musiche, indipendenti tra loro ma che concorrono ad elaborare un unico linguaggio così come la cultura siciliana.
-Chi sono i tuoi musicisti di riferimento?
Debussy, Satie, Faurè, Puccini, Gershwin, Rachmaninoff, Nyman, Einaudi, Charlie Parker, Miles Davis e moltissimi altri.
-Cosa pensi della musica utilizzata nel cinema?
Penso sia indispensabile. La musica traccia i contorni e il contesto emotivo della narrazione filmica, commenta le scene, colma gli spazi “vuoti” della recitazione diventando essa stessa immagine subliminale. Volendo fare un esempio tratto dalla linguistica, la musica sta al cinema come il significante sta al significato della lingua parlata; se adattiamo l’esempio ad un qualsiasi linguaggio artistico il rapporto non cambia: in pittura la figura o le figure in primo piano sono collocate su uno sfondo, in musica la melodia è il primo piano e l’armonia è lo sfondo.


-La musica e la scuola: tutto da rivedere?
Non proprio tutto. Il MIUR, ha istituito nelle scuole secondarie di I grado l’insegnamento opzionale dello Strumento Musicale allargando così l’offerta formativa e consentendo agli alunni di imparare uno strumento musicale, di partecipare a lezioni di musica d’insieme, fino a giungere alla costituzione di una vera e propria orchestra scolastica. Il problema, che poi è quello che stritola l’istruzione in Italia è quello dell’esiguità delle risorse economiche e l’attribuzione della precisa collocazione pedagogica di questo insegnamento: esistono paesi in cui la musica si studia due ore a settimana dalla prima elementare fino alla maturità. Bisogna chiedersi perché nella patria di Verdi, Puccini, Rossini e tanti e tanti altri che hanno fatto grande la nostra nazione nel mondo la musica è considerata quasi una materia di secondo piano. Perché non estendere l’insegnamento dello strumento musicale anche alla scuola primaria?
-Perché i genitori non regalano più gli strumenti musicali ai loro figli?
Probabilmente perché evitano di regalare tutto ciò che comporta applicazione, concentrazione e fatica?


-Oltre ad essere pianista, spesse volte hai diretto cori ed orchestre, stai continuando con queste attività?
Si. Il mio ultimo impegno come direttore è stato all’interno della rassegna “Petritoli Opera Festival” in provincia di Fermo, con la Serva padrona di G.B. Pergolesi. Dopo, con l’emergenza epidemiologica tutti gli impegni concertistici sono saltati. Soltanto da poco è stato possibile riprogrammare le attività e la circuitazione e quindi a breve potrò darti date e siti.
– C’è un’opera a cui ti senti particolarmente legato?
Una delle opere a cui mi sento particolarmente legato è Come Pulcinella principe lasciò Napoli senza musica e partì a cercarla in terra d’Irlanda…, su testo di Violante Valenti.
– Puoi descrivere Come Pulcinella principe lasciò Napoli senza musica e partì a cercarla in terra d’Irlanda?
E’ una Mascherata in forma d’Intermezzo per attori e musici, Flauto, Violoncello e Pianoforte, costruita sulle tracce degli antichi intermezzi delle operine musicali settecentesche. Il testo e le musiche sono originali e recuperano gli schemi compositivi del teatro musicale di tradizione d’Arte all’italiana. È l’originale riproposizione di un Pulcinella antico e immortale che gli Autori costruiscono tra poesia drammatica e musica in un’operina esilarante, che nella sua leggerezza non manca di divertire il pubblico facendo passare, attraverso la comicità tragica e profonda di Pulcinella, messaggi, ambiguità, doppi sensi, oscenità trasognate, rivelatrici della grande funzione castigatrice, poetica e catartica del Teatro d’Arte all’italiana. L’opera intreccia su un unico piano d’ascolto il linguaggio musicale e quello drammaturgico, il primo costruito sul recupero originale di temi popolari irlandesi, e il secondo sul recupero del napoletano classico di tradizione scenica con incursioni maccheroniche e storpiature d’effetto. In scena, con gli attori, tre musici partecipano alla rappresentazione come attori delle musiche d’intermezzo. In sintesi la trama è questa: Pulcinella segue il destino avverso che ha legato insieme la miseria e la nobiltà delle grandi figure e delle grandi maschere. Principe di Napoli, per diritto ascritto, assiste, nell’impotenza necessaria della sua immortalità, alla rovina della sua città per mano della Peste. Nell’estremo tentativo di salvarla dal maleficio della Peste era stato convocato persino il Mago più potente, che compirà un incantesimo ancor più tragico: riuscirà a fermare la furia dell’epidemia a patto che la Musica scompaia da Napoli. Ma la Peste interrompe la propria strage dopo aver decimato uomini e donne dabbene, risparmiando malfattori e corrotti senza scrupoli. Perduta Nennella, l’antica innamorata, senza musica, circondato dal cinismo di un popolo che non riconosce più, Pulcinella raccoglie pochi stracci in una valigia di cartone e parte da eterno viaggiatore alla ricerca della sua Musica. Approderà in Irlanda, dove la Principessa di quelle terre è imprigionata con la Musica tra i ghiacci eterni. Nell’enigma del suo canto è racchiuso il mistero dell’incanto di cui Pulcinella è insieme la vittima, l’artefice, l’incantatore. Lo scioglimento del nodo avverrà, come da tradizione, in seguito all’equivoco e al colpo di scena.
L’abbiamo scritta dieci anni fa e da allora ne abbiamo realizzato più di un centinaio di repliche in varie formule. L’opera ha sempre riscontrato gradimento da parte del pubblico e della critica. Certo allora non avremmo mai immaginato che sarebbe realmente venuta la “Peste” odierna a scacciare la musica dai luoghi ad essa deputati…


-Cosa pensi delle bande di paese che in Sicilia stanno per scomparire?
Penso che sia una grande perdita per la nostra cultura musicale. Moltissimi musicisti si sono accostati alla musica grazie alle bande di paese non essendovi altre occasioni di poter sentire musica se non raramente. Le bande inoltre hanno avuto per secoli il compito di divulgare il repertorio musicale e dare solennità e importanza a tutte le celebrazioni civili e religiose. E’ anche un’enorme perdita dal punto di vista sociale, in quale altra circostanza puoi creare un gruppo coeso che va dai 10 ai 70 anni? In questo caso la “Peste” che ha scacciato la musica si è manifestata sotto forma di TV, computer, telefonino, playstation…
-C’è una città dell’anima nella quale vorresti ritornare a suonare?
La città di Plovdiv in Bulgaria.
-Che cos’è il successo?
Un “arcano mistero”, “misterioso e altero”, “croce e delizia, […] al cor”. Citazioni operistiche a parte penso che il vero successo sia essere apprezzato dal pubblico, sapere che l’impegno che metti nella tua arte non sia sterile sfoggio di virtuosismo ma che possa lasciare una, seppur minima, traccia.
-I giovani vogliono tutto e subito e con i talent show vogliono raggiungere la celebrità attraverso la tv.
Non ritengo che tale celebrità duri nel tempo e significhi qualcosa. Bisogna studiare, studiare e poi studiare. Credo sia di Guy de Maupassant la frase “Le muse danno il primo verso… tocca a noi poi completare il componimento poetico” e ciò è possibile soltanto attraverso un assiduo e incessante lavoro durante tutta la nostra esistenza. Il consiglio che mi permetto di dare ai giovani è di non considerare tali occasioni come punto di arrivo ma invece come punto di partenza per sviluppare e consolidare il loro talento e le loro capacità espressive. La storia recente è piena di enfants prodiges che hanno poi abbandonato tutto.
-Quante composizioni hai scritto?
Un centinaio.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Nell’immediato sto lavorando alla riprogrammazione degli spettacoli sospesi a causa dell’epidemia, e più a lungo termine la realizzazione del Cd e la pubblicazione della partitura dell’opera Come Pulcinella principe lasciò Napoli senza musica e partì a cercarla in terra d’Irlanda… che vede la partecipazione di Rose Marie Soncini al flauto, Salvatore Clemente al violoncello, di Fabrizio Corona, tenore, Rari Milano, soprano e dell’attrice Milena Cassano.
Biografia di Gioacchino Zimmardi
Compositore e direttore d’orchestra, si è formato alla scuola compositiva di Eliodoro Sollima, seguendo poi i corsi di direzione d’orchestra di Donato Renzetti presso l’Accademia Musicale Pescarese. Ha conseguito il titolo di Bachelor of Music presso l’Accademia Nazionale di Musica e Danza di Plovdiv (Bulgaria). Le sue composizioni, oltre a figurare in cataloghi nazionali specializzati, si sono qualificate in concorsi nazionali ed esteri, tra i quali il IV Concorso Internazionale “S. Prokoviev” di San Pietroburgo, con il brano Concerto per Pianoforte e Orchestra. Tra le sue opere di teatro musicale, su testo di Violante Valenti: Il Vicerè pirata; Come Pulcinella principe lasciò Napoli senza musica e partì a cercarla in terra d’Irlanda…; Profezia del Sonno bianco. Ha collaborato in qualità di direttore e/o compositore con The Polish Camerata (Polonia), Chorale Académique de Chansons Populaires di Plovdiv (Bulgaria), Orchestra dell’Accademia Musicale di Plovdiv (Bulgaria), Felsina Chamber Orchestra (Bologna), Cameristi della Collegiata (Ferrara), I Barocchisti Piceni (Fermo), Filarmonica Laudamo (Messina), Centro Attori e Manifestazioni Artistiche (Milano), la rivista Sipario, “Petritoli Opera Festival” (Fermo) e con diversi Enti lirici in qualità di maestro collaboratore. E’ stato inoltre direttore stabile del Coro Polifonico “G. Mulè” dell’Associazione Amici della Musica di Termini Imerese. Ha costituito nel 1999 l’Associazione Culturale Sicelides Musae all’interno della quale ha fondato l’Ensemble TeatriSonanti di cui è direttore musicale. Nel 2015 ha preso parte alla kermesse pianistica organizzata dal Teatro Massimo di Palermo per la realizzazione di Vexations di E. Satie.
Di recente ha pubblicato il CD Retrospettiva, per le edizioni No.Ta.Mi. di Civitanova Marche, interamente dedicato a brani originali per pianoforte, https://youtu.be/MKllKOnTeXs, ha realizzato le musiche del cortometraggio La panchina per la regia di Maddelisa Polizzi attualmente in concorso a Berlino, Londra, Svezia, Napoli e Stati Uniti e ha pubblicato il brano Le Rovine Circolari per orchestra d’archi, dedicato all’orchestra di Palermo Classica la cui prima esecuzione assoluta avverrà ad agosto prossimo. Già docente a contratto di “Storia del Teatro Musicale” presso il Conservatorio “ V. Bellini” di Palermo è docente ordinario di pianoforte SMIM.