Mimmo Macaluso : Il principe del mare con le scoperte subacquee riscrive la storia

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Se Enzo Maiorca è stato per decenni il re degli abissi e dei record mondiali d’immersione, possiamo dire che Mimmo Macaluso, riberese, sommozzatore rianimatore per passione e chirurgo per professione all’ospedale di Ribera, è il principe del mare in virtù delle sue numerose scoperte subacquee che fanno luce e riscrivono la storia di eventi lungo i millenni. Il “rescue diver” è un profondo conoscitore non solo del mare del Canale di Sicilia, ma è stato pure del Tirreno e dell’Adriatico. La sua attività di ricercatore, per la quale è stato nominato di recente per la quarta volta ispettore onorario, con delega alla geologia marina, dall’assessorato regionale ai Beni Culturali di Sicilia, prende il via circa trent’anni fa sui fondali di fronte le coste agrigentine quando segnala alla Soprintendenza di Agrigento le strutture architettoniche sommerse della cittadina romana di Allavam, quasi alla foce del fiume Verdura, e quando consegna anfore e piatti di ceramica nord-africana, rinvenuti nel mare di Seccagrande, con le immagini dell’imperatore Eraclio che da pellegrino riporta la croce rubata a Gerusalemme.


Le ricerche sottomarine riguardano anche la storia contemporanea perché il sommozzatore, che dedica buona parte del suo tempo libero al mare, quando non è impegnato in sala operatoria e quando non esegue indagini di endoscopia digestiva, ha individuato importanti relitti aeronautici della seconda guerra mondiale. E’ il caso negli anni ’90 di tre aerei, il bombardiere Usa B 24 “Liberator”, il pesante caccia tedesco “Junkers 88” e il caccia italiano Macchi C202 “Folgore”, quest’ultimo pilotato da Aldo Gon, il fondatore della pattuglia acrobatica italiana “Frecce Tricolori”, che fece un ammaraggio d’emergenza nel mare di Borgo Bonsignore. Con l’elica, recuperata e restaurata, Macaluso ha fatto realizzare un monumento nell’atrio del palazzo comunale di Ribera in onore dei piloti italiani morti nei cieli di Sicilia.


I rinvenimenti subacquei hanno avuto carattere ed interesse di protezione civile se ha scoperto in acqua alcune bombe di aereo e una mina italiana, la P-200, con 200 chilogrammi di esplosivo ancora intatto, a 60 metri dalla popolosa spiaggia del Corvo. Segnalazione immediata alla Marina Militare i cui artificieri hanno fatto esplodere gli ordigni. Nella stessa area marina, a sette chilometri da Ribera, l’individuazione del veliero greco “Angelika” che, naufragato il 7 febbraio 1906, causò la morte di tutto l’equipaggio. Con parte del carico, dei mattoni rossi provenienti da Marsiglia e con le due grandi ancora recuperate, è stato creato sul lungomare di Seccagrande un monumento dedicato alla memoria dei marinai greci. E’ stato realizzato, con visite reciproche, un gemellaggio che ha visto il coinvolgimento delle cittadine di Ribera e dell’isola di Inousess, della Marina Italiana e Greca, delle amministrazioni comunali e degli studenti delle superiori.


Gli eventi di carattere internazionale, che hanno creato interesse anche mondiale, attraverso la stampa, soprattutto inglese e statunitense, sono stati due. Il primo, quando Macaluso, per la tutela dei beni archeologici che giacciono nel mare Mediterraneo, ha presentato nel luglio del 1997 una denuncia al Tribunale Internazionale del Mare di Amburgo per la sottrazione di reperti subacquei storici ad opera dell’oceanografo americano Robert Ballard, lo scopritore del Titanic, che con un sommergibile nucleare e con tecnologia sofisticatissima razziava nelle acque del Canale di Sicilia. Inchiesta della Procura di Sciacca, articoli su La Repubblica e sul The Times, proteste di archeologi e politici, quasi un incidente diplomatico, con le immediate scuse degli statunitensi.
Il secondo, invece, nel 1999, quando il sommozzatore riberese, nel corso di una crociera oceanografica con la nave “Universitatis” di fronte alla costa agrigentina, per la sua consulenza storica e subacquea, individuò diversi edifici vulcanici sommersi, un complesso vulcanico grande quanto l’Etna, battezzato con il nome del filosofo-naturalista Empedocle du Agrigento ed inserito di recente nella topografia ufficiale dell’Onu. Inoltre, nel 2006 ha esplorato un cratere vulcanico, tra la Sicilia e Pantelleria, registrato con la sigla del suo nome e l’anno della scoperta, “MAC 06”, dalla Royal Geographical Society di Londra. Il documentario sulla scoperta di Empedocle, dal titolo “Caccia al Vulcano” di Tullio Bernabei, è stato trasmesso da National Geographic.


Nel 2007, con la qualifica di ricercatore per il progetto dell’Unione Europea “Discovering Magna Grecia”, ha coordinato con l’INGV di Catania le operazioni subacquee del monitoraggio geologico dello Stretto di Sicilia, con il posizionamento di diverse sonde multi-parametriche sui vulcani sottomarini del Banco di Graham. Un’altra storia è quella delle immersioni realizzate nel 2000 sulla parte sommitale dei resti sottomartini dell’isola Ferdinandea, nata e scomparsa in cinque mesi nel 1831, quando Macaluso ha deposto in cima al cono di lava, a ricordo, una lapide commemorativa e quando ha continuato visionare e registrare delle emissioni di metano (campi di pockmark), che contrastano con la volontà dei governi di volere effettuare ad ogni costo delle perforazioni petrolifere.
Immersione dell’università di Bologna pure sulle fumarole di Panarea per il recupero e lo studio dei fondali marini. Ha realizzato per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il figlio Emanuele, un documentario alle Isole Tremiti, nell’Adriatico, sul relitto affondato del “Lombardo”, la seconda nave della Spedizione dei Mille di Garibaldi in Sicilia. Il film è stato presentato a Caprera, al museo di Forte Arbuticci, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il 3 luglio 2012,
Mimmo Macaluso, per le sue molteplici attività marine, che si aggiungono a tante altre ricerche terrestri, ha pubblicato un libro di archeologia marina, ha scritto per diversi giornali italiani e stranieri, dagli Usa al Giappone, dalla Gran Bretagna alla Francia e al Cile e continua a collaborare alla realizzazione di documentari per Linea emittenti internazionali come la Cinq, ZDF, National Geographic e BBC. E’ direttore scientifico del settore mare del WWF Sicilia Area Mediteranea. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti come “Delfini d’Oro”, “Castore e Polluce”, “Franco Papò”, “La Fenice”, cavaliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, cittadinanza onoraria di Inousses, socio del Club Unesco, Accademico delle Belle Arti di Trapani, Taormina Arti e Scienze, Ordine di Malta per il corso di primo soccorso al personale della Guardia Costiera.