Ribera: Ospedale, Vincenzo Rossello “No all’antipolitica e alle strumentalizzazioni! Parola d’ordine “Programmare”

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Proviamo a fare chiarezza
L’ospedale Fratelli Parlapiano non è a rischio chiusura, anzi! I forti investimenti “causa Covid” finanziati dal governo centrale, obbligano la Regione Sicilia – competente in materia – attraverso la direzione strategica dell’Asp di programmarne il post Covid.

È su quello che dovrebbe concentrarsi e dibattere la politica ed eventualmente l’opinione pubblica.
Il Pronto Soccorso e in generale l’assistenza di emergenza urgenza è quella che più preoccupa la cittadinanza, come ampiamente dimostrato dalla manifestazione popolare di domenica mattina.
Il presidio riberese è stato inserito tra i Covid Hospital, ciò comporta che in questo particolare momento di forte stress sanitario il Fratelli Parlapiano si occuperà esclusivamente di patologie Covid.

Chi sostiene che questa scelta indebolisca il Fratelli Parlapiano, probabilmente o non conosce la situazione o lo fa in mala fede, puntando alla malcontento popolare attraverso una non corretta rappresentazione dei fatti e delle prospettive Post Covid.

Prospettive Post Covid
A torto o ragione il Covid Hospital è stata una scelta lungimirante oltre che una ghiottissima occasione per salvaguardare il Fratelli Parlapiano messo fuori dall’ultima rete ospedaliera.

Vorrei ricordare che fino a qualche mese fa nessuno in Regione era disposto a modificare la rete ospedaliera, oggi però le cose si prospettano in materia nettamente diversa, la Regione si trova costretta a rivedere la rete ospedaliera in virtù delle modifiche apportate dalla nuova rete Covid.
È proprio su questo punto che la politica, gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica devono concentrarsi per un più ampio dibattito oltre che sano confronto.

Serve una sana programmazione post covid da inserire nella nuova rete ospedaliera, servono idee, serve capire le esigenze di un territorio, serve redistribuire l’offerta sanitaria provinciale.
Vorrei anche sfatare il tabù della deroga al cosiddetto “decreto balduzzi”, un decreto che sicuramente deve essere rivisto, ma che non può e non deve fare da scudo alla classe politica regionale.

Nel cosidetto “decreto Balduzzi” sono previste delle eccezioni per i “Presidi ospedalieri in zone particolarmente disagiate” (allegato B al punto 9.2.2.), dove riporto testualmente:

”In tali presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta. Essi sono strutture a basso volume di attività, con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza e con un numero di casi insufficiente per garantire la sicurezza delle prestazioni, il mantenimento delle competenze professionali e gli investimenti richiesti da una sanità moderna.

Tali strutture devono essere integrate nella rete ospedaliera di area disagiata e devono essere dotate indicativamente di:
✔️ un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri;
✔️ una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in Day surgery o eventualmente in Week Surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto per avere disponibilità dei casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilità, per il restante orario, da parte dell’equipe chirurgica garantisce un supporto specifico in casi risolvibili in loco;
✔️ un pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’Emergenza-Urgenza, inquadrato nella disciplina specifica così come prevista dal D.M. 30.01.98 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza) e,
da un punto di vista organizzativo, integrata alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo.

E’ organizzata in particolare la possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub o spoke più vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso. E’ predisposto un protocollo che disciplini i trasporti secondari dall’Ospedale di zona particolarmente disagiata al centro spoke o hub. E’ prevista la presenza di una emoteca. Il personale deve essere assicurato a rotazione all’ospedale hub o spoke più vicino.”
Abbinare il Covid Hospital con un centro regionale per malattie infettive e un Presidio di Zona Disagiata è la prossima sfida della classe politica, in modo da poter garantire un’adeguata assistenza di emergenza urgenza e al contempo diversificare l’offerta sanitaria di un vasto territorio. Questo lo si può e deve fare nella prossima riorganizzazione delle rete ospedaliera regionale, ormai obselota e costretta ad essere modificata in virtù di tutte le modifiche apportate dal Covid e dalla rete Covid.

Cosa abbiamo fatto

❌ 12 Febbraio 2020, “Sanità. M5S all’Ars: Tavolo tecnico per salvare l’ospedale di Ribera”➡️ https://bit.ly/3cStLzp
❌ 22 Aprile 2020, “Emergenza Covid, Di Caro e Mangiacavallo (M5S) chiedono un Centro d’eccellenza per le malattie infettive a Ribera” ➡️ https://bit.ly/2yvXrAT
❌ 10 Giugno 2020, “M5S all’Ars: Anche l’ospedale di Ribera tra i covid Hospital, ora il governo ne eviti la chiusura prevista per fine anno”➡️ https://bit.ly/3woImdE

Cosa dobbiamo ancora fare

❌ Programmare!

1️ Potenziamento Covid Hospital

2️ Centro regionale per le malattie infettive

3️ Riconoscimento Ospedale Zona Disagiata

Vincenzo Rossello
Coordinatore M5S Ribera