Tutti, dagli amministratori comunali alla deputazione, da medici, operatori sanitari a cittadini comuni, continuano a spezzare lance a favore di un pronto soccorso di prima emergenza che soddisfi le richieste di una popolazione di circa 50 mila abitanti, residente in una dozzina di comuni della fascia costiera e dell’interno montano. A chiedere a gran voce, sollecitando il governo nazionale, un pronto soccorso funzionale, con immediata deroga al decreto Balduzzi che giuridicamente da tempo ha chiuso inderogabilmente la struttura di immediato ricovero presso l’ospedale “Fratelli Parlapiano”, sono stati il sindaco di Ribera Matteo Ruvolo e la presidente del VI Commissiione Salute dell’Ars on. Margherita La Rocca Ruvolo che hanno partecipato ad un dibattito televisivo, ribadendo la cronistoria del pronto soccorso e del nosocomio, di ieri e di oggi, di fronte all’emergenza covid.
Ruvolo e La Rocca hanno sottolineato che i tre milioni di euro, spesi nell’ultimo anno per l’ospedale covid provinciale, complessivamente 60 posti letto, non possono andare persi, appena finita l’emergenza da coronavirus, per cui chiedono che il piano sanitario regionale prossimo preveda la nascita a Ribera dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive che dovrà avere a suo fianco la cardiologia, la pneumologia e altre divisioni collegate come il pronto soccorso
Viene chiesto da più parti di adeguare il ppi in struttura più rispondente alle esigenze del territorio, con il potenziamento del personale, delle ambulanze e di una sede idonea, dato che i locali operativi sono stati destinati tutti al pronto soccorso covid. Politicamente bisogna lavorare per superare le barriere del decreto Balduzzi che prevede 20 mila prestazioni al pronto soccorso. C’è poi il discorso della chirurgia, endoscopia e medicina generiche, chiuse o rallentate nell’attività per fare posto giustamente all’emergenza covid. Nell’ospedale riberese la Regione ha autorizzato il trattamento con anticorpi monoclonali a pazienti affetti da covid-19.





