Ribera: Intervista a Nenè Mangiavallo, su covid, ospedale, pronto soccorso, malattie infettive, prospettive future

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Abbiamo rivolto cinque domande a Nenè Mangiacavallo, già deputato nazionale, sottosegretario di Stato alla Sanità, amministratore della cosa pubblica, oggi medico e presidente del consorzio universitario agrigentino. L’argomento del giorno a Ribera: covid, sanità, ospedale. Ecco cosa ci ha detto.

– La situazione dell’ospedale di Ribera e soprattutto del Pronto Soccorso anima discussioni e polemiche non solo a Ribera, ma in tutto il comprensorio. Qual è stata la valenza in passato del Pronto Soccorso riberese?

Che l’ospedale di Ribera possa suscitare interesse, impegno, discussioni ed anche confronti non può che farmi piacere, perché è espressione dell’importanza che esso riveste in una vasta zona. Quello che mi dispiacerebbe sarebbe l’eventuale accensione di polemiche, perché oltre al fatto che la pesante situazione di emergenza che stiamo vivendo non permette a nessuno di polemizzare o tentare di speculare, le sterili polemiche, oltre a non individuare soluzioni condivise, potrebbe ingenerare nuovi scontri e nuove campagne di odio di cui non si avverte proprio il bisogno. Sarebbe necessario abbandonare la cattiva abitudine di dividersi in Guelfi e Ghibellini, e unire le forze sane della società, mettere insieme le varie componenti, istituzionali, associative e sociali, per sostenere l’impegno di chi vuole non solo salvaguardare ma anche valorizzare il nostro ospedale.
Alla seconda parte della domanda rispondo che più che esaminare la valenza del Pronto Soccorso riberese nel passato, si dovrebbe ribadire con forza l’importanza strategica che oggi e nel futuro può continuare ad esprimere, trasformandolo in adeguato presidio, capace di rispondere alle emergenze di un vasto territorio ed in un momento di difficile gestione dell’offerta di salute.


– Con la sua soppressione cosa rappresenterà un PTE, un PPI, come lo si vuole chiamare, per sostituirlo?

Credo che sia arrivato il momento di fare chiarezza al riguardo.
Bisogna distinguere tra le reali e crescenti esigenze sanitarie di un territorio e la facoltà di dare le opportune e desiderate risposte realizzative che, contemporaneamente, siano rispettose delle norme vigenti. Piaccia o non piaccia.
Allora diciamo, senza nasconderci, che in base alla normativa vigente non può esistere presso l’ospedale di Ribera un presidio di Pronto Soccorso.
Poiché le Autorità Amministrative della Sanità provinciale hanno il dovere di rispettare la legge, non possono essere loro a risolvere il problema, ma ci si deve rivolgere ad Altri.
E’ l’Autorità Politica, che ne ha facoltà, che deve dare le giuste risposte, precise negli obiettivi e definite nei tempi, assumendosi la responsabilità di derogare alle leggi correnti, così come si è fatto in altre occasioni e per altre problematiche. L’emergenza COVID, che ha di fatto annullato i Piani Sanitari Regionali e sconvolto la distribuzione della rete ospedaliera, impone scelte coraggiose ed immediate.
E’ la politica che deve trovare la soluzione ad un problema vero e pressante; bisogna riattivare subito una struttura di emergenza, medica e chirurgica, che sia strettamente collegata con il DEA dell’ospedale di Sciacca, che risponda con professionalità e tecnologia alle molteplici richieste provenienti da un vasto bacino di utenza.
Che si chiami Pronto Soccorso, PTE, PPI, Peppino o Bertoldo poca importanza ha. Non è un problema lessicale o di denominazione, è una questione di sostanza.

– Cosa occorre al vasto territorio, oltre 12 Comuni, con più di 80.000abitanti, per fronteggiare la prima emergenza ?


Non solo occorre, ma è indispensabile ! Oltre alla richiesta registrata in passato e consolidata nel tempo, registriamo oggi nuove emergenze derivanti dalla chiusura forzata, causa COVID, di reparti ospedalieri che non possono effettuare, sia pure temporaneamente, ricoveri, interventi chirurgici o attività ambulatoriale, o che comunque hanno rallentato la propria usuale attività.
Inoltre c’è da sottolineare che il Pronto Soccorso dell’ospedale di Sciacca, nonostante l’impegno ed il sacrificio dei Medici e degli Operatori Sanitari, fa fatica a rispondere alle aumentate esigenze del territorio saccense, per cui non lo si può ulteriormente appesantire con il carico aggiuntivo e quantitativamente rilevante dalla chiusura del Pronto Soccorso di Ribera. Questo determina già obiettive difficoltà, ulteriori disagi e nuove criticità che condizionano negativamente la qualità della risposta sanitaria.
– Con il Covid Hospital quanto il nosocomio di Ribera ha guadagnato o perso, considerando che prima o poi il coronavirus finirà ?

Confermo quanto ho sostenuto in passato sull’argomento e condivido in pieno la scelta di attivare una struttura COVID presso l’ospedale di Ribera.
In un momento di obiettiva precarietà per il nosocomio riberese, su cui gravava un incerto destino ed il fondato rischio di chiusura, la scelta di farlo diventare centro COVID ha posto le basi per il suo definitivo mantenimento e per la sua valorizzazione.
E non c’è bisogno di aspettare la fine dell’emergenza COVID per un suo proficuo ed efficace utilizzo, perché fin da ora potrebbero esserci le condizioni di un suo parziale utilizzo per attività sanitarie qualificate.
– Pensa che Ribera potrà ospitare la divisione di malattie infettive, in concorrenza con altri presidi ospedalieri, come Agrigento, dove in un primo momento era stata assegnata ?

Quello che penso io conta poco. Quello che conta è, invece, ciò che deciderà la “ Politica” quando dovrà riscrivere il Piano Sanitario Regionale e ridisegnare la Rete Ospedaliera Siciliana.
E’ difficile oggi deliberare il programma sanitario dei prossimi dieci anni, se non sappiamo cosa succederà domani, quanto durerà ancora la pandemia e quali saranno i nuovi scenari e quali i nuovi bisogni della sanità siciliana.
Gli impegni che si assumono oggi, più o meno ufficialmente, sono da considerare come importanti ipotesi di lavoro o di individuazione di nuovi percorsi di assistenza che potranno trovare domani concreto riscontro.
Le decisioni definitive sulla nuova rete ospedaliera verranno dopo, ed è giusto che sia così.
Circa l’allocazione futura della Unità di Malattie Infettive, ribadisco, che la redistribuzione delle Unità Operative e del numero dei posti-letto non potrà obbedire alla logica della concorrenza tra campanili o tra ospedali.
Voglio sperare che le future scelte sanitarie possano derivare dalle reali esigenze epidemiologiche e dai concreti bisogni dei cittadini, e non da scontri di potere.
L’offerta di salute dovrà essere armonizzata con le esigenze vere del territorio e dovrà finalmente intestarsi alla complementarietà di tutti gli ospedali della Provincia. Nessuno escluso.