Ritratti: Musicisti del nostro tempo. Maurizio Piscopo incontra Sergio Calì.

209

Ho conosciuto Sergio attraverso i ricordi di Tom Sinatra. Sergio è un musicista che ha suonato in ogni parte del mondo. Si è diplomato con 110, lode e menzione al Conservatorio di Palermo sotto la guida della prof.ssa Fulvia Ricevuto. Si è esibito nell’ambito di festival e stagioni concertistiche a New York, Arkansas, Bauru (Sao Paulo, Brasile), Strasburgo (Francia), Petrozavodsk (Russia) Monaco di Baveria, Regensburg, Wolfsburg (Germania), oltre che in Italia. Ha suonato inoltre per la RAI Radio Televisione Italiana, Fondazione Musica per Roma, Fondazione Teatro Massimo, Orchestra Filarmonica Italiana.
E’ sempre un piacere ascoltarlo dal vivo. Sergio Calì ha portato la Sicilia nel mondo e di questo gliene siamo infinitamente grati.
Quando nasce la tua passione per la musica?
Ho sempre suonato. Nella mia famiglia, la musica leggera è stata una costante, i miei genitori, in particolare mio papà che è un grande appassionato, ha invogliato me e mio fratello alla fruizione, ma soprattutto alla produzione della musica. Insieme ad amici e parenti abbiamo formato moltissime band e non è mai mancata l’occasione per fare musica: rassegne, feste di paese, manifestazioni studentesche. Ogni occasione era un evento e noi eravamo sempre pronti ad esibirci.
Con quale strumento hai iniziato?
Con la batteria. Ne scartai una tutta colorata con i cerchi gialli e con un elefantino stampato sulla grancassa e la portai subito nello studio per “suonare con papà”.


Che bambino è stato Sergio Calì?
Credo che questa sia un’ottima domanda per mia madre che mi ha definito: ”Un bambino responsabile e precocemente maturo, precisino e puntiglioso al punto di alzarsi dal letto la notte per completare i compiti che non aveva concluso, vivacissimo e sempre a battere il tempo! Incapace di stare composto nel banco: spesso la maestra, quando capiva che era arrivato al limite, con una scusa lo mandava a prendere le cose più disparate in segreteria solo per farlo correre.“
Fellini ha detto la musica è pericolosa…
La musica ha a che fare con la sfera intima ed emotiva dell’animo umano, ci eleva al di sopra dei problemi terreni ed economici ed è un sentiero da percorrere per non sentirci inutilmente vivi.
La frase citata è stata detta al compositore Nicola Piovani che ne ha fatto il titolo di un suo spettacolo delizioso di aneddoti e musiche… ne consiglio vivamente la visione! Ho avuto il piacere di suonare diretto dallo stesso Piovani in un doppio concerto al teatro Politeama di Palermo con l’Orchestra Giovanile del conservatorio organizzato dagli Amici della Musica di Palermo. Ne approfitto per salutare Ivan Gambini, il percussionista che segue il compositore in tutte le sue date.
Qual è il potere di una canzone?
Il potere di un testo intonato è infinito! Personalmente ho il difetto di ascoltare la musica senza far caso ai testi, preferisco i suoni alle parole. Riconosco comunque che come mezzo di comunicazione il testo rimane la via più diretta per far cogliere il messaggio a più persone possibili specialmente a chi non ha approfondito lo studio della musica.
Come vive un compositore in Sicilia?
Da una decina di anni vivo a Palermo, le opportunità artistiche di concerti o eventi sono direttamente proporzionali alla densità di popolazione di un luogo. Ciò non toglie che un compositore possa realizzare opere meravigliose anche in un piccolo centro come Agrigento. Oggi, tramite internet, si ha la possibilità di abbattere tutte le barriere spaziali, un compositore può fare ascoltare la sua musica dall’altra parte del mondo in un battibaleno.


Qual è l’ora del giorno in cui riesci a comporre?
Se scatta la scintilla qualsiasi ora va bene, entro nel “flusso” e non percepisco né fame né sonno.
Cosa pensi delle musiche del cinema? Ne hai composta qualcuna?
Adoro la musica per il cinema e penso sia la trasposizione per il grande schermo della musica operistica (intesa come musica per le scene), i grandi compositori del passato scrivevano per il teatro, era lì la richiesta di nuove musiche! L’interesse del pubblico si è poi spostato al cinema e con esso anche l’obiettivo dei compositori. In futuro potrebbero cambiare ulteriormente le cose o si riscoprirà il teatro con eventi tangibili e reali. Ho scritto delle musiche per un film, progetto che spero si concretizzi a breve insieme ai colleghi del Master di Musica Per Film che frequentai qualche anno fa organizzato da Moger Arte e Cultura, che saluto, nel quale erano coinvolte SIAE e MIBACT.
Hai suonato in America, in Germania, in Francia, in Brasile. In quale altra città vorresti esibirti?
Tornerei volentieri in tutti i luoghi dove sono stato, ma anche conoscerne di nuovi non sarebbe male! Ogni luogo trasmette la sua energia ed è fantastico assaporarne i sapori e le culture. Viaggiare serve a riproporzionare il mio giudizio e mi rende ogni volta più consapevole e mi arricchisce indelebilmente.
Come hai vissuto il lockdown?
Ho cercato di trasformarlo in un’opportunità: in primis con grande entusiasmo si è concretizzata la convivenza con la mia partner in seguito all’obbligo di stare a casa; nel lavoro ho implementato le mie competenze in campo della produzione (allestendo un studio di home recording e video production).


La musica può rendere gli uomini liberi?
L’ascolto o la produzione della musica mi libra come nell’aria e mi trasporta con sè. E’ libertà?
Nei lager la musica non si è mai fermata ed ha superato tutte le barriere compresa la morte…
La musica è pensiero, non si può spegnere e chi fa musica non è mai da solo…
Qual è il compito di un musicista nei tempi in cui viviamo?
Dedicarsi a se stesso e agli altri, alla musica e agli affetti…
Felici coloro che ascoltano i suoni della natura: il gracidar delle rane, le onde del mare, il suono del vento, la caduta delle foglie e il suono di una cascata, il canto degli uccelli…
C’è tantissima gente che ascolta la natura e altrettanti che la incidono su supporto per combattere l’inquinamento acustico. Fare Soundscaping è interessantissimo.
Ogni essere umano sceglie cosa ascoltare: è un fatto di sensibilità ma anche di cultura. Io provo ad ascoltare tutto ciò che è nel mio raggio di percezione, non solo con le orecchie ma anche con il corpo e con la mia sensibilità. Consiglio a tutti di vedere il documentario/viaggio sonoro “Touch of Sound” di Evelyn Glennie.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Mi impegnerò nel progetto personale di non perdere l’entusiasmo per ciò che faccio. Per tutti gli altri progetti artistici, chi vuole può seguire le mie pagine sui social o sul mio sito ufficiale sergiocali.it

 
Biografia
Sergio Calì è nato ad Agrigento nel novembre 1986. Percussionista, compositore, produttore. Vincitore di concorsi nazionali e internazionali. Si è esibito in quattro continenti, musicista trasversale spazia dalla musica d’avanguardia alla musica leggera passando per il jazz. E’ docente di Strumenti a Percussione al Conservatorio “A. Toscanini” di Ribera.