Ribera: La Prof.ssa Giovanna Quartararo “Posso autodenunciarmi per omessa sorveglianza a scuola? Come la collega Rosa Maria Dell’Aria di Palermo ?” Lettera della docente riberese al Provveditore agli Studi di Palermo

3180

Lettera aperta al Provveditore agli Studi di Palermo
e, per conoscenza, a “chi di competenza”.
Sono una docente di Italiano e Latino, insegno da un trentennio nel Liceo della mia cittadina, Ribera, in provincia di Agrigento, quindi sono “responsabile”, per la mia parte, della formazione di un gran numero di giovani professionisti, molti dei quali “emigrati” da questo profondo Sud.
Le scrivo perché, nella confusa incertezza che regna sovrana in questi giorni sulla sospensione della mia collega di Palermo, prof.ssa Dell’Aria, sembra emergere che il provvedimento sanzionatorio sia partito dai suoi uffici. Dalle notizie di stampa apprendiamo che la “punizione” sarebbe da attribuire ad un non meglio specificato “reato” di omessa sorveglianza, da parte della collega, sul contenuto di un power point prodotto dai suoi alunni in occasione della Giornata della memoria; i ragazzi hanno istituito un confronto fra passato e presente con accostamenti “azzardati”, ad esempio fra le leggi razziali e il decreto sicurezza di stampo salviniano. Si può essere più o meno d’accordo sulla correttezza e sul senso di tali confronti, ma la questione per me si pone in termini diversi. Infatti trovandomi ogni giorno a dover valutare ciò che dicono o scrivono i miei alunni e le mie alunne, un dubbio mi tormenta: non sarò incorsa anch’io, a mia insaputa, in qualche episodio di “omessa sorveglianza”? E, in tal caso, non sarà opportuno autodenunciarmi e affrontare serenamente la sanzione che finora, per conclamata disattenzione di “chi di competenza” nessuno mi ha mai notificato?


Onde fugare questi miei legittimi dubbi, Le chiedo di rispondere, dall’alto della sua autorità, ad alcune domande: 1) sulla base di quali norme un docente è tenuto a sorvegliare e censurare gli scritti, le riflessioni, i prodotti multimediali che gli alunni e le alunne, nello svolgimento delle attività didattiche, elaborano? Dove finisce, secondo Lei, la libertà di insegnamento di chi, ogni giorno, lavora con passione e dedizione alla formazione dei cittadini e delle cittadine del domani? Le sanzioni vengono comminate sulla base di norme ben precise, definite e riconosciute o, come ha affermato Lei, sulla base della Sua coscienza? In attesa delle Sue illuminanti risposte, La informo che, nel corso della mia carriera, ho sempre incoraggiato la libertà di pensiero dei miei alunni e delle mie alunne, li/le ho sempre spronati/e ad esprimere il loro dissenso, anche nei miei confronti, nei toni dialetticamente civili che ben si addicono ad ogni consesso democratico, ad acquisire gli strumenti più potenti di ogni forma di libertà, la padronanza dei mezzi espressivi e la capacità critica, a rifuggire da ogni scorciatoia (leggasi raccomandazione) e da ogni forma di servilismo verso il potente di turno per percorrere sempre la strada maestra dello studio e del sapere, a raggiungere i propri obiettivi solo per merito. Nei tanti confronti passato- presente sui grandi temi, la saggezza, la libertà, la schiavitù, l’accoglienza, il dovere, l’impegno civile, la pace e la guerra, spesso ho riscontrato considerazioni e conclusioni a mio parere eccessive o inopportune, ma non mi è mai venuto in mente di censurare il libero pensiero delle giovani menti che mi sono state affidate, semmai di invitarle ad ulteriori riflessioni e al civile dibattito. Alla luce di quanto accaduto alla mia collega, devo aspettarmi di essere sanzionata?


Nella fiduciosa attesa delle risposte che Lei mi darà dopo aver opportunamente consultato la Sua coscienza, continuerò a svolgere il mio “officium” di insegnante alla luce degli articoli 21 e 33 della Costituzione italiana, delle norme contrattuali che regolano le sanzioni disciplinari a carico dei docenti e della mia deontologia professionale.
Giovanna Quartararo.
#provveditoreaglistudidipalermo #ministrobussetti #sottosegretariaborgonzoni