Bivona-Raffadali: I sindaci denunciano dighe vuote e chiedono interventi alla Regione per riparazioni

1330

I laghi della provincia di Agrigento, che alimentano le risorse idro-potabili ed agricole del territorio, sono vuoti per mancanza di piogge, sono pieni di detriti accumulatisi nei decenni passati, hanno una capacità ricettiva d’acqua ridotta e hanno bisogno di finanziamenti per lavori di riparazione e di riqualificazione. Questo, in linea di massima, quanto denunciato i sindaci di Bivona Milko Cinà e di Raffadali Silvio Cuffaro, i quali nella giornata di ieri hanno fatto dei sopralluoghi sulle sponde degli invasi Castello di Bivona e Leone di Santo Stefano Quisquina che si presentano quasi vuoti, con l’acqua a livello minimo, storico e con seri rischi per i prossimi usi civili ed agricoli di cui hanno estremamente bisogno sia le popolazioni che le colture pregiate della provincia.
“Abbiamo trovato una situazione preoccupante degli invasi, che a causa del perdurante periodo siccitoso e della mancanza di manutenzione, rischiano di essere letali per i cittadini agrigentini. Rendiamo pubblica da subito la grave difficoltà al presidente della Regione, all’assessore regionale all’energia e al presidente dell’Esa per evitare effetti devastanti a causa del mancato approvvigionamento idrico per un’intera provincia. Si devono effettuare subito delle opere di svuotamento delle dighe dei detriti e del materiale sabbioso per dare una degna pulizia agli invasi, affinché si possano convogliare le acque piovane in maniera corretta, dragando questi siti e aumentando la capacità invasiva”.
Gli amministratori comunali sostengono che gli urgentissimi lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria non possono essere derogati e chiedono al governo della Regione Siciliana gli interventi, prima che arrivino le piogge, perché l’acqua opportunamente e sufficientemente invasata rappresenta la fonte primaria idrica per uso potabile ed agricolo dell’intera provincia. Dagli invasi Leone e Castello partono le tubazioni che portano l’acqua a tanti comuni dell’Agrigentino, capoluogo compreso, e a tutto il comprensorio irriguo che di colture pregiate va da Bivona a Ribera, da Burgio a Cattolica Eraclea e Montallegro.
L’appello di Cinà e di Cuffaro è rivolto al nuovo governo regionale affinchè non lasci in totale abbandono i siti e le esigenze del territorio agrigentino che purtroppo non è nuovo a crisi in materia di risorse idriche, nonostante la presenza della diga Castello, dell’invaso Leone, della diga Raia e dello sbarramento del Gammauta, in territorio di Palermo, e del laghetto Gorgo di Montallegro.
Tuttavia, nessuno sottolinea che la copiosa acqua del fiume Verdura, sul cui corso non c’è mai stato uno sbarramento, se ne va inutilizzata a mare, nel Canale di Sicilia, nella misura di circa 100 milioni di metri cubi, in una sola stagione dalla media piovosità.