La devozione per il Venerdì Santo e per la Pasqua è denominatore comune di tutti i riti della Settimana Santa in tutti i centri della provincia. Si rinnovano ogni anno antiche tradizioni e momenti religiosi che hanno origini nei secoli anche lontani. Vi è la viva e palpitante partecipazione non solo della chiesa, delle varie associazioni, ma dell’intera popolazione che spesso si lascia coinvolgere in attività culturali, sociali e di riflessione che mostrano la pietà della gente.
A cominciare da Agrigento la pietà popolare si tocca con mano quando un mare di fedeli accompagna per le vie del Rabato il Cristo appassionato e l’Addolorata, due magnifiche statue portate a spalla a turno dai parrocchiani. Fino a l 1966, anno della frana, il quartiere era un pullulare di devoti e di mamme che portavano i loro figlioli al pellegrinaggio. Tutti i vescovi hanno confermato in questi decenni il tradizionale pellegrinaggio la sera del giovedì e del sabato santo. Un lungo corteo di donne con abiti neri del lutto, cero e rosario nelle mani, accompagna la statua, Tutti vedono in Maria, la madre Addolorata inconsolabile. Poi arriva Gesù e tutti gli occhi pieno di lacrime si soffermano sulla statua che precede la Madre. Poi la processione sino al calvario per circa sei ore. Una fiumana di gente accompagna il Cristo Morto in chiesa. Poi sarà la pasqua della gioia, della pace, della fratellanza.

A Calamonaci, oltre al funzione religiosa al calvario da dove il Cristo e la Madonna vengono accompagnati in chiesa da nenie di alcuni cantori che hanno avuto tramandate parole e musiche dai loro antenati, ha fatto rivivere ultimamente i riti sacri l’associazione culturale “Genenia” di Lucca Sicula che ha proposto la recitazione del “Riscatto di Adamo” di Filippo Orioles.
Anche a Cattolica Eraclea un gruppo di circa 50 “Picciotti di Catolica” per l’ottavo anno consecutivo coinvolgono la comunità soprattutto nella giornata del Venerdì Santo. La rappresentazione sacra si svolge tra le vie del tessuto urbano con i giovani che impersonano tanti personaggi biblici.
A Licata più di 500 anni di fede, di devozione, di storia e tradizione legano la comunità, grazie alla presenza costante delle attività delle confraternite. Due momenti importanti sono la processione dalla chiesa del Carità a quella del Carmine e l’esposizione del simulacro del Cristo al chiostro di San Francesco. Oggi Gesù si avvia dalla chiesa di San Girolamo verso il calvario, portato a spalla dai confrati con la caratteristica “annacata”. La manifestazione si conclude la sera della domenica di Pasqua. La città accoglie il Cristo Redentore che viene chiamato in dialetto “U Signuri cu munnu in mano”.
Nella fungentissima Naro vanno a braccetto le tradizioni religiose e gli eventi culturali delle associazioni laiche. Il binomio preghiera e recitazione viene riproposto anche quest’anno dalla domenica delle Palme alla Pasqua quando decine e decine di giovani fanno rivivere per strade del centro tanti momenti della Passione e Morte di Gesù.
A Cammarata, presso la parrocchia di San Vito Martire, il Venerdì Santo ha luogo l’esecuzione dell’oratorio musicale chiamato “Le tre ore di agonia” che viene portato avanti dai fedeli da circa due secoli di generazione in generazione.

La Pasqua, invece, assume un particolare aspetto di festa coinvolgente dell’intera città a Ribera dove la domenica, dopo mezzogiorno, oltre 10 mila cittadini assistono a “Lu Ncontru” che vede protagonisti, con le statue e i fercoli portati a spalla dai fedeli, i simulacri di San Michele che corre per l’annuncio, la Madonna che abbandona il velo nero di corsa verso il Figlio Risorto e il Cristo, ricoperto di fiori e di frutta e ortaggi di stagione, che si inchina e abbraccia la Madre., tra grida festanti, voli di colombi, lacrime e commozione generale, anche di tanti emigrati tornati appositamente dall’estero.
Un’altra caratteristica Pasqua si svolge a Burgio in piazza con la corsa dei fedeli che portano a braccio le statue di San Vito e di San Luca a corredo dell’Incontro di Pasqua.





