Agrigento: Sui litorali della provincia l’erosione marina è al chiaro scuro. La pianificazione costiera, invece, è all’ anno zero – Intervista all’ing. Angelo Calamita

2979

In diverse spiagge del litorale agrigentino, da Licata a Menfi, l’erosione marina desta una certa preoccupazione perché il fenomeno avanza inesorabilmente da anni specie in aree a costa bassa sabbiosa o ghiaiosa. La pianificazione e gli interventi per salvaguardare i litorali sono invece all’anno zero. Questo è in linea di massima la situazione del litorale agrigentino nel racconto-denuncia di alcuni ingegneri ed architetti agrigentini.
“Per il regime delle spiagge in provincia – ci dice l’ing. Angelo Calamita, libero professionista agrigentino – si può parlare di un bilancio in bianco e nero e di una pianificazione all’anno zero. Premesso che le spiagge di Porto Empedocle, Realmonte, Siculiana, Montallegro, Agrigento e Licata godono di buona salute, lo stesso non si può dire per il resto del litorale dove le erosioni destano grandi preoccupazioni ad Eraclea Minoa di Cattolica Eraclea, a Licata nei pressi delle spiagge di Torre di Gaffe, del Pisciotto e della Playa, a Sciacca dalla zona dello Stazzone fino al Lido della Foggia e sui litorali di San Giorgio e di San Marco, a Ribera dove a Borgo Bonsignore il mare è entrato nel demanio forestale, a Piana Grande e Seccagrande e a Menfi sui litorali dei Fiori e di Cipollazzo”.
Secondo il professionista agrigentino quadri erosivi lievi e moderati si riscontrano in aree di ridotta ampiezza ad Agrigento, tra San Leone, Cannatello, Maddalusa e il Caos, a Ribera nella parte orientale di Seccagrande, a Licata sulla spiaggia di Poliscìa e a Marina di Palma di Montechiaro. Per quanto riguarda il degrado estetico lungo le spiagge, nella fascia tra Licata e Palma di Montechiaro, la situazione presenta spiaggiamento di biomasse algali, scarico abusivo di rifiuti solidi urbani nella zona dunale e boschiva, la mancata demolizione di strutture precarie abbandonate e la cattiva manutenzione di spazi attigui alle spiagge.

San Leone Lavori di salvaguardia della spiaggia Foto Enzo  Minio

La costruzione di opere di difesa mal progettate ovvero per difendere piccoli agglomerati abitativi ha provocato l’eccessivo allargamento dei tratti di spiaggia da proteggere e fenomeni erosivi nei tratti adiacenti, come nel caso di San Leone ad Agrigento, a Marina di Palma e al Lido della Foggia di Sciacca. Un altro grave danno provocato a tanti tratti del litorale è stato lo spianamento di tante dune di sabbia per la costruzione di chioschi, campetti sportivi, stabilimenti balneari per cui è stata messa a rischio la stabilità della spiaggia, priva di un serbatoio di materiale da mettere in gioco durante le mareggiate più intense.
“La protezione dall’erosione marina – ci dice ancora l’ing. Calamita – è divenuta una emergenza ambientale non tanto per i cambiamenti climatici quanto per le condizioni di semiabbandono in cui versa la gran parte delle spiagge siciliane e agrigentine, già stressate dalla pressione antropica. La difesa delle coste diventa materia di protezione civile. Urge adottare misure come ristabilire la continuità del flusso litoraneo, individuare le azioni di compenso tra costa in avanzamento e in erosione, agire lungo le aste terminali dei corsi d’acqua per riconsentire il trasporto solido fluviale, agire sulle spiagge con il ripristino delle dune e i rinascimenti artificiali”.