Santa Lucia, tra storia e tradizione

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Ogni anno il calendario gregoriano nella data del tredici dicembre segna la festa del martirio di Santa Lucia, la Vergine siracusana protettrice degli occhi. La popolarità di questa santa è grandissima in Sicilia, alcuni archeologi hanno confermato l’esistenza del culto alla santa agli inizi del V secolo. Una testimonianza di questa devozione sono le iscrizioni presso la sua tomba, nelle catacombe dell’antica Syracusae. Morì nel 304 martirizzata sotto la persecuzione di Diocleziano, la sua tortura durò parecchio tempo, scemata dalle forze, spirò nella sua cella.
La santa è rappresentata con in mano un piatto, su cui sono posti i suoi occhi, strappatigli dai carcerieri, ma negli atti della sua vita attualmente esistenti non viene mai menzionata una simile tortura. Ricchi di significato espressivo appaiono anche la palma, simbolo del martirio e la lampada, metafora della luce, il suo stesso nome Lucia significa “promessa di Luce”, e questo altro simbolo ci porta a definirla come su detto la “protettrice della vista”.

A Palermo e in molte città della Sicilia, in questo giorno in cui si celebra la Vergine siracusana, si ricorda un vetustu avvenimento, che la Santa implorata dai palermitani esaudì facendo arrivare nel porto delle navi cariche di grano.
I palermitani stretti nella morsa della fame da diversi mesi di carestia, non molirono il grano per farne farina, ma lo bollirono, per sfamarsi in minor tempo, aggiungendogli soltanto un filo d’olio, creando così la “cuccia” (Giuseppe Pitrè).
Da quella volta i palermitani specialmente in ambito popolare, ogni anno per devozione ricordano solennemente l’evento, rigorosamente ricorrono all’astensione per l’intera giornata dal consumare farinacei.

A Ribera la cuccìa si prepara con: frumento e ceci bolliti, conditi con vino cotto, miele, latte, cioccolata o zucchero, altri nella cottura aggiungono le bucce di arancia.