La città viene bombardata nell’aprile del 1943 dagli aerei americani. Le bombe colpiscono il paese quasi disabitato, uccidono alcune persone tra cui una donna che viaggiava con il suo bambino di tre anni e che era diretta a Palermo. La donna viene ritrovata tra le macerie, ma del ragazzino nessuna traccia. Il bambino viene dato per morto, ma un militare italiano lo ritrova per caso, lo porta con sé in provincia di Siracusa dove viene rintracciato dopo dieci anni in un orfanotrofio dal fratello e dalla sorella più grandi. Oggi ha 74 anni, è circondato dall’affetto di ben sette figli, vive da pensionato a Brescia e vuole tornare a Ribera per piangere sulla tomba della madre.
I protagonisti della vicenda – ricostruita dallo storico e ricercatore riberese Mimmo Macaluso – sono Teresa Lo Iacono di 29 anni, palermitana, e il suo bambino più piccolo Marcellino Bruscino la cui storia si intreccia con altri due figli della donna, con il bombardamento di Ribera e con il ritrovamento del piccolo, oggi nonno, a Brescia. Mimmo Macaluso, con la preziosa collaborazione del capitano dei carabinieri Carmelo Mirinnino, ha ricostruito la tragica storia attraverso anche la stampa del 1953 e un articolo della giornalista Liliana Corsi.
I fatti prendono il via ad Ancona dove risieda Teresa Lo Iacono, a 29 anni già vedova di un ferroviere, con i tre figli Enrico, Rita e Marcellino. Per paura dei bombardamenti sulla cittadina portuale dell’Adriatico, la donna decide di portare i due figli più grandi, Enrico e Rita, dai suoceri a Napoli e il più piccolo Marcellino dai suoi genitori a Palermo. In Sicilia il viaggio per la donna si fa drammatico perché gli aerei alleati bombardano la linea ferroviaria Messina Palermo e il treno viene deviato prima su Catania e poi su Agrigento.
Il passaggio su Ribera è obbligatorio per tornare a Palermo, attraverso Castelvetrano, ma ancora i bombardieri danneggiato la linea ferrata a scartamento ridotto Ribera-Sciacca e il treno viene fermato nella città della arance dove si svolge la tragedia. I riberesi, per il continuo arrivo delle bombe dal cielo si rifugiano in campagna e nella galleria ferroviaria di Santa Rosalia, Teresa Lo Iacono, con gli altri passeggeri, si ritrova al centro della cittadina rimane con il piccolo Marcellino, sotto le macerie delle case colpite dagli aerei nemici che non colpivano obiettivi militari, ma la popolazione civile. La donna muore sotto le macerie e il bambino risulta disperso. Invano le ricerche dei riberesi e dei militari. Agli altri due figli della donna a Napoli viene comunicata la morte della madre e il mancato ritrovamento del fratellino. Iniziano le ricerche e si apprende che il piccolo Marcellino è vivo. A Ribera un militare lo ha estratto dalle macerie, lo ha portato in ospedale per la cura delle ferite e lo ha accolto nella sua famiglia a Siracusa. L’uomo si divide dalla consorte e il destino di Marcellino diventa prima un orfanotrofio di Solarino e poi, nel 1947, la “Casa del buon fanciullo” di Siracusa. Nel 1952 il bambino viene adottato da una famiglia della città aretusea.
Nello stesso anno, tra Natale e Capodanno, dopo estenuanti ricerche, Marcellino ritrova il fratello Enrico e la sorella Rita che correvano da anni da una caserma all’altra dei carabinieri in tutta la Sicilia. Oggi Marcello Bruscino ha 74 anni, vive da pensionato con i suoi sette figli a Brescia e, rintracciato telefonicamente da Mirinnino e da Macaluso, ha espresso il desiderio di volere tornare a Ribera per portare un fiore sulla tomba della giovane mamma.







