Si fa difficile il percorso amministrativo che deve portare alla demolizione e alla ricostruzione dei 60 alloggi popolari di largo Martiri di via Fani che sono stati sgomberati dalle rispettive famiglie perché le palazzine erano a rischio dell’incolumità pubblica e privata. Le difficoltà sono venute fuori ad Agrigento, nei locali dell’Istituto Autonomo Case Popolari, durante l’incontro, convocato tra Iacp, amministrazione comunale di Ribera e Regione Siciliana Siciliana, per redigere e sottoscrivere la convenzione tra le parti che dovrebbe portare all’avvio dei lavori, dato che la Regione Siciliana ha già stanziato quasi 12 milioni di euro per demolire le dieci palazzine e per ricostruire sulla stessa area i 60 appartamenti di edilizia popolare.
La convenzione pare che preveda dei costi finanziari a carico dei proprietari degli alloggi che negli anni scorsi hanno riscattato e acquistato le case popolari. Si tratterebbe di somme di denaro che le famiglie non possono affrontare in quanto sono state costrette a sgomberare gli appartamenti, ad effettuare il trasloco e a pagare il canone di affitto di case prese in locazione non si sa per quanto tempo. Il problema è che nelle stesse palazzine vi sono inquilini a carico dell’Iacp a cui viene pagato il mutuo mensile e proprietari, che hanno acquistato gli immobili e che non vogliono dare alcuna autorizzazione alla demolizione se prima non avranno garanzie che le loro case saranno pure ricostruite.
La riunione agrigentina si è chiusa con una fumata nera e nelle more i dirigenti dell’Iacp faranno una trasferta a Palermo presso la Regione Siciliana per cercare di dirimere le difficoltà finanziarie e giuridiche della vicenda. Il sindaco di Ribera Carmelo Pace ha reso noto che la riunione dell’Iacp è stata aggiornata per la tarda mattinata di lunedì prossimo. Non si hanno ancora notizie del contributo finanziario mensile regionale da erogare a favore delle 60 famiglie che si trovano in casa d’affitto.





