Dove eravamo rimasti? Ah sì, stavo parlando del gruppo che ha “rovinato” la mia esistenza e del tipo che è stato l’artefice di tutto questo scempio. Proseguiamo, dunque, il discorso accantonato qualche settimana fa, alla scoperta dei lavori ufficiali pubblicati dai Led Zeppelin.
Led Zeppelin II (1969).
Questo è stato l’album che mi ha fatto conoscere per la prima volta questo gruppo. Quasi tutti i pezzi furono scritti nelle pause di un tour, a pochi mesi di distanza dal primo lavoro. Anche qui non tutte le canzoni furono scritte dai componenti del gruppo ma troviamo dei rifacimenti di classici portati al successo da molti bluesmen degli anni ’50 e ’60.
Certo non si può dire che il mio approccio con la musica rock sia stato graduale per come converrebbe fare tutte le volte che ci si avvicina a qualcosa di nuovo, sconfinato e sconosciuto. Provate a pensare ad un neofita di kickboxing che alla prima lezione riceve una poderosa pedata nel basso ventre. Il paragone è calzante: questo album infatti risulta decisamente più duro del precedente e si apre con uno dei riff più conosciuti nella storia della musica rock, cioè il riff tagliente e massiccio di Whole lotta love strutturata con un lungo intermezzo strumentale in cui Robert Plant simula un orgasmo. Del resto tutto il testo del pezzo è pieno zeppo di doppi sensi di carattere sessuale.
Non mi soffermo a parlare dettagliatamente di ogni singolo pezzo perché ci sarebbe davvero tanto da scrivere e non voglio risultare noioso, ma penso davvero che questo sia uno dei pochi album che possono essere ascoltati dall’inizio alla fine senza stancarsi: basti pensare alla malinconia di Thank you, all’assolo ispirato di Heartbreaker, ai due capolavori di The Lemon song (contenente un lungo assolo di basso di Jones) e Ramble on.
Il sound è sicuramente molto hard rock, sebbene la classica venatura blues non verrà mai smarrita. Bonzo pesta pesantemente sulla batteria e questa sua rabbia troverà sfogo in un’altra pietra miliare della musica di tutti i tempi: Moby Dick, pezzo caratterizzato da un lunghissimo assolo di batteria a tratti suonata anche a mani nude quasi a sottolineare l’anima primordiale del brano.
Pezzi consigliati:
1) http://www.youtube.com/watch?v=tfUSZVIWhxA
2) http://www.youtube.com/watch?v=Mln0RciE2o0
Led Zeppelin III (1970).
Dopo un periodo molto intenso di attività live i Led Zeppelin si prendono alcune settimane di riposo e si ritirano con le proprie famiglie a Bron-Y-Aur, remota località dispersa tra le colline del Galles. I nostri alloggiano in un cottage sprovvisto pure di corrente elettrica e passano le loro serate attorno al fuoco, con una chitarra, a cercare di comporre nuovi pezzi. In questo modo si spiega il carattere acustico e quasi folk del successivo album, Led Zeppelin III, pubblicato nell’Ottobre del 1970.
Friends, e la strumentale Bron-Y-Aur Stomp incarnano perfettamente l’atmosfera bucolica all’interno della quale sono state concepite queste canzoni. Nella ballad Tangerine, e in Gallows Pole possiamo percepire anche delle atmosfere orientaleggianti che rivelano le due altre passioni di Page: il folk e la religione indiana.
Non mancano comunque pezzi energici come la monumentale Immigrant Song, con cui si apre l’album e la struggente Since I’ve Been Loving You.
Pezzi consigliati:
1) http://www.youtube.com/watch?v=qK59nhh1tcg
2) http://www.youtube.com/watch?v=WCFDo3XSUsQ
Led Zeppelin IV (1971).
La componente folk risulta ancora più marcata nel loro successivo lavoro, ribattezzato dai media come Led Zeppelin IV oppure Zoso (per via di un simbolo apparso nella copertina dell’album stesso) ma in realtà, mancante di titolo.
Spiccano le ballate acustiche Going to California e The Battle of Evermore, ma anche capolavori di rock blues come When the Levee Breaks, Misty Mountain Hop e la caotica Black Dog.
La sensazione è comunque quella che il gruppo stia abbandonando gradatamente le atmosfere nervose e lisergiche degli inizi per lasciare spazio ad una progressiva e mistica maturazione musicale che sfocerà nel loro pezzo più conosciuto: Stairway to Heaven. Per comprendere l’importanza della loro canzone-manifesto (l’arpeggio iniziale è stato una delle prime cose che ho voluto imparare con la chitarra), basti pensare che alla morte di John Bonham, alcune radio americane la mandarono in onda per ventiquattro ore di seguito.
Pezzi consigliati:
1) http://www.youtube.com/watch?v=WbrjRKB586s
2) http://www.youtube.com/watch?v=BcL—4xQYA
Houses of the holy (1973).
I primi quattro album dei Led Zeppelin avevano avuto e continuavano ad avere strepitosi riscontri di vendite, e anche le attività live andavano a gonfie vele. Spesso però il successo ha anche un rovescio della medaglia. Gli album successivi, a mio avviso infatti, non riusciranno mai ad eguagliare la bellezza artistica e l’intelligenza musicale con cui erano stati concepiti ed incisi.
Il loro quinto album risulta effettivamente costituito da una miscellanea di generi che confondono l’ascoltatore, ma nonostante questa struttura variegata troviamo sontuose prove della loro genialità: No Quarter, D’Yer Mak’er, The Rain Song.
Pezzi consigliati:
1) http://www.youtube.com/watch?v=BcL—4xQYA
2) http://www.youtube.com/watch?v=-hsuHNWwBKs
Physical Graffiti (1975).
Sulla stessa scia di Houses of the Holy nel 1975 viene pubblicato il loro sesto album, Physical Graffiti, un doppio album costituito da ben 15 tracce.
Da sempre oggetto di critiche contrastanti, a mio avviso è un buon album, ottimamente suonato e costituito da pezzi godibili, ma nulla ha a che vedere con i fasti del passato.
Soltanto pochi pezzi possono essere considerati degno frutto del lavoro degli Zeppelin, tra cui Houses of the Holy (no non è un errore: questo pezzo, pur riportando il titolo dell’album precedente, è proprio inserito in questo album), l’orientaleggiante Kashmir e pochi altri. In questo caso, consiglierò due pezzi a cui sono particolarmente legato per motivi che esulano gli aspetti tecnici. Per gli altri, andatevi ad ascoltare l’intero album!!!
Pezzi consigliati:
1) http://www.youtube.com/watch?v=Qm-TaMqWo3U
2) http://www.youtube.com/watch?v=jYpydtdlWxA
Presence (1976).
Ancora un’involuzione. E’ un album estremamente intimo e forse può essere considerato l’album più criticato e meno compreso del gruppo, sebbene sembra esserci un nostalgico ritorno al sound degli inizi.
Pezzi consigliati:
1) http://www.youtube.com/watch?v=p6S9oqJRclo
2) http://www.youtube.com/watch?v=SdOEindANdY
In through the out door (1979).
E’ l’ultimo album registrato in studio prima dell’effettivo scioglimento del gruppo avvenuto, ufficialmente, il 26 Settembre 1980, il giorno dopo la morte di John Bonham sopraggiunta dopo una nottata di eccessi alcoolici.
Anche questo è un album difficile da interpretare. Gli Zeppelin provenivano da un periodo difficile causato da vicende personali: due anni prima, nel 1977, Robert Plant fu colpito da un lutto gravissimo, la morte del figlioletto Karac di soli 5 anni per un’infezione virale. Jimmy Page era sprofondato nel tunnel dell’eroina e il gruppo stesso andò incontro a delle beghe di carattere fiscale. Questo li portò ad incidere In trough the outdoor negli studi degli Abba a Stoccolma.
Tralasciando la qualità dei pezzi, possiamo notare che anche da un punto di vista tecnico gli Zeppelin non sono più quelli di una volta: in un pezzo addirittura (Hot Dog) esce fuori tempo nell’assolo, e il cantato di Plant sembra aver perso parte dello smalto e della grinta degli inizi.
Da evidenziare Fool in the Rain, in cui troviamo un Bonzo in gran spolvero (in questo pezzo è presente addirittura un intermezzo di samba) e All my love in cui si intravede una velata dedica di Plant al figlioletto Karac.
Pezzi consigliati:
1) http://www.youtube.com/watch?v=cVfI04qrFKo
2) http://www.youtube.com/watch?v=z0DAnu5Sq6k
E qui finisce l’avventura dei Led Zeppelin. Dopo la morte di Bonham il gruppo si sciolse e il successivo album postumo Coda (1982) non è altro che un’operazione commerciale. Fu assemblato ripescando nel cassetto brani composti nel corso della loro carriera e sempre scartati perché non ritenuti all’altezza.
Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma non qui, non in un blog.
Mi sono limitato a parlare degli album ufficiali più spinto dalla “pancia” che dagli aspetti tecnici e critici. Questa non è una biografia del gruppo – sono stati scritti dei libri e non posso pretendere di rendere esaustivo questo argomento con due soli articoli – ma semplicemente un tributo di un ascoltatore che è stato iniziato all’ascolto della buona musica attraverso i loro capolavori. Glielo dovevo. Tutto qui.


