Il 4 aprile del 1992 il maresciallo Giuliano Guazzelli percorreva la strada Agrigento – Porto Empedocle per far ritorno a Menfi, dove viveva con la sua famiglia. Ma all’altezza del viadotto Morandi un Fiorino sorpassò la Ritmo sulla quale viaggiava e i suoi assassini spalancarono il portellone e lo uccisero a colpi di mitra e fucili a pompa. Una ventina di colpi.
Soprannominato il “mastino” per la sua abilità di investigatore, il maresciallo Guazzelli aveva alle spalle venti anni di indagini tra Palermo e Agrigento ed era così diventato un esperto dei rapporti mafia, politica e affari. Aveva indagato sulla “Strage di Porto Empedocle”, una tappa della faida della “Stidda” avvenuta in un’officina e in cui trovarono la morte anche due ragazzi innocenti. Aveva convinto Benedetta Bono, la donna del boss riberese Carmelo Colletti a collaborare e a raccontare i segreti del suo uomo morto ammazzato. Aveva fatto parlare sulla mafia di Raffadali Giuseppe Galvano, “il professorino” che poi ritrattò, anche se i boss da lui indicati finirono ammazzati. Era stato anche incaricato di indagare sulla partecipazione dell’onorevole Calogero Mannino al matrimonio del figlio del boss di Siculiana, Gerlando Caruana.
Nonostante avesse subito atti intimidatori e un agguato e nonostante fosse vicino all’età pensionabile, Giuliano Guazzelli aveva deciso di non rimanere dietro una scrivania. Una carriera punteggiata da inchieste delicatissime e da minacce, da rapporti dettagliati e da intimidazioni. A lui nel 2006 è stato dedicato un film documentario “Marascià…un eroe antimafia”. A lui è stata intitolata la caserma di Villaseta e l’ufficio di polizia giudiziaria dei carabinieri di Agrigento. A lui questa mattina una cerimonia con la deposizione di una corona di alloro alla caserma di Villaseta. A lui, oggi va il nostro pensiero.





