Largo Martiri di via Fani: sono state sgomberate altre 5 palazzine

2004

Alla presenza massiccia dei carabinieri della tenenza di Ribera e della compagnia di Sciacca, della polizia municipale di Ribera e dei dirigenti della questura di Agrigento, ieri mattina, altre cinque palazzine delle case popolari di Largo Martiri di via Fani sono state sgomberate in un clima di tensione perché forse le famiglie non si aspettavano che il provvedimento amministrativo  rispettasse in maniera certosina i tempi previsti dall’ordinanza sindacale di sgombero.

La tensione è salita, ma sotto l’attento controllo delle forze dell’ordine,  i tecnici delle società, che si occupano della fornitura di luce, acqua e gas, hanno cominciato a tagliare gli allacci dei servizi alle abitazioni. Un esercizio commerciale, che aveva per scadenza l’abbandono del locale il 16 aprile prossimo, senza luce e acqua, ha dovuto chiudere  il locale in attesa di trasferirsi altrove. Le palazzine sgomberate nella giornata di ieri sono state la prima, la quinta, la sesta, la settima e l’ottava dove una squadra di operai, incaricati  dall’Iacp di Agrigento, ha cominciato a bloccare gli ingressi con delle grate di ferro per evitare intrusioni abusive di extracomunitari senza casa.

Per chiudere la serie delle palazzine da sgomberare, va detto che nei prossimi giorni saranno evacuate sia la palazzina nove che la decima. Mentre per quest’ultima non sono ancora arrivati i risultati degli esami di carotaggio sui campioni di cemento prelevati, per il nono immobile le famiglie occupanti chiederanno qualche giorno di slittamento dei tempi perché hanno dei familiari anziani molto gravi, bloccati a letto, che devono essere trasferiti in ambulanza nelle nuove abitazioni in locazione la cui ricerca dura ormai da qualche settimana, nonostante gli appelli del sindaco Carmelo Pace e del parroco della chiesa di San Francesco don Salvatore Fiore.

In tutto il popoloso quartiere, che è diventato quasi un ghetto dopo l’abbandono delle famiglie, le forze dell’ordine sono chiamate a degli attenti controlli perché ben 60 appartamenti possono diventare luoghi di ricovero di lavoratori stranieri. Verrà chiesto all’Iacp di provvedere al più presto alla demolizione delle case, secondo il primo finanziamento regionale di 3 milioni e 200 mila euro.